martedì 31 marzo 2015

Annunziata Cazzetta, un magistrato che suscita ilarità (e indignazione!)

Annunziata Cazzetta, un magistrato che suscita ilarità (e indignazione!)

Dichiarazione del PM Annunziata Cazzetta in udienza del 28/11/2008: “Quanto all'invito all'astensione, faccio rilevare al Tribunale che questo pubblico ministero non ha alcun rapporto di grave inimicizia con nessuno dei propri indagati... sono gli indagati che, forse, hanno un rapporto di grave inimicizia con me. Ma è un rapporto unilaterale”.

La dichiarazione è falsa, Cazzetta mente sapendo di mentire poiché il 26/3/2007, il 30/4/2007 ed il 12/10/2007 aveva presentato querela contro NicolaPiccenna, giornalista che il 28/11/2008 ne chiedeva l'astensione. Non è vero che il rapporto è unilaterale, cioè degli indagati (nel caso il giornalista Nicola Piccenna) poiché è documentato che Cazzetta (per prima) querela il giornalista per ben tre volte.

Dopo aver presentato le querele in data 26/3/2007 e 30/4/2007, nel mese di maggio 2007, Annunziata Cazzetta dispone sette mesi continuativi ed ininterrotti di intercettazioni telefoniche a carico del giornalista (da Maggio a Dicembre 2007) con le quindicinali autorizzazioni (firmate dal GIP Angelo Onorati). Chiede ed ottiene (sempre con la firma di Onorati) le perquisizioni domiciliari a carico del giornalista e dei suoi genitori.

Dopo aver presentato le querele in data 26/3/2007 e 30/4/2007, nel mese di maggio 2007, Annunziata Cazzetta iscriveva a carico del giornalista il reato di associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione del (allora) senatore Nicola Buccico. Reato impossibile, come spiega il decreto di archiviazione emesso dal Tribunale di Catanzaro (Giudice delle Indagini Preliminari) in data 31/7/2014 (sette anni e passa dopo l'iscrizione, e tre anni dopo la richiesta di rinvio a giudizio firmata sempre da Annunziata Cazzetta il 15/6/2011).

Dopo aver presentato le querele in data 26/3/2007 e 30/4/2007, Annunziata Cazzetta iscriveva a carico del giornalista il reato di tentata violenza privata con l'uso delle armi per la frase, tratta da un articolo e riportata fedelmente nel capo di imputazione: “sfidavano l'avv. Buccico ad uno scontro fisico con l'uso di armi, scrivendo: "... E no, caro strenuo difensore, la battaglia deve essere ad armi pari. Coraggio, almeno per una volta, una sfida medioevale. Un cavallo a testa, una lancia e via". Reato impossibile, come spiega il decreto di archiviazione emesso dal Tribunale di Catanzaro (Giudice delle Indagini Preliminari) in data 31/7/2014 (sette anni e passa dopo l'iscrizione, e tre anni dopo la richiesta di rinvio a giudizio firmata sempre da Annunziata Cazzetta il 15/6/2011).

Dopo aver presentato le querele in data 26/3/2007 e 30/4/2007, Annunziata Cazzetta disponeva l'interrogatorio di Mario Altieri avendo ascoltato le conversazioni telefoniche tra il Capitano dei Carabinieri Pasquale Zacheo (ufficiale di PG) ed il Sostituto Procuratore Luigi de Magistris, il quale delegava quell'ufficiale a svolgere specifiche indagini proprio basate sulle dichiarazioni dell'Altieri. Oggetto dell'interrogatorio, esplicitamente formulata, la richiesta di conoscere cosa Altieri avesse riferito al PM Luigi de Magistris. Gravissima intrusione, illegittima e penalmente rilevante, nella indagini di un altro magistrato requirente!

“Quindi non mi astengo assolutamente”, così conclude Annunziata Cazzetta quella sua sciagurata e falsa dichiarazione in udienza il 28/11/2008.


Dopo quasi sette anni, dopo che è provato il falso in udienza ed una quantità di reati incompatibili con l'appartenenza all'ordine giudiziario, quando accade che in tutta l'Italia si rida sfacciatamente della lancia e del cavallo ricercati nella perquisizione domiciliare a carico del giornalista Nicola Piccenna (secondo piano, sic!), cosa ritengono di porre in essere per sottrarre l'amministrazione della giustizia al ridicolo in cui Cazzetta l'ha precipitata, il Signor Presidente della Repubblica, l'Esimio Guardasigilli pro-tempore, gli Ill.mi componenti del CSM e gli Ecc.mi magistrati della Corte di Cassazione?

venerdì 27 marzo 2015

Buccico si racconta: Tratta i magistrati come compagni d'asilo, ma solo quelli che glielo permettono

Il 16 gennaio 2007, l'allora senatore Emilio Nicola Buccico si recò in Procura a Potenza dove incontrò il Procuratore Capo, Giuseppe Galante ed un sostituto procuratore Claudia De Luca.
Emilio Nicola Buccico: "Ciao Peppì"

Motivo dichiarato della visita era discutere il caso di una sua cliente con la D.ssa Claudia De Luca. Capita che un avvocato vada a discutere con il PM dei procedimenti penali e dei processi in cui svolge il ruolo di difensore di una delle parti. All'avvocato Buccico, in quel periodo, capitò almeno due volte a strettissimo giro. La d.ssa De Luca, quella mattina, registrò quella conversazione e consegnò l'audio al PM Luigi de Magistris che, all'epoca era titolare dell'inchiesta “Toghe Lucane” in cui Buccico e Galante erano indagati per il reato di corruzione in atti giudiziari.
Giuseppe Galante: "Ciao Nicolì"

Poi l'inchiesta venne illecitamente tolta a Luigi de Magistris (gli autori di quell'illecito, NON TUTTI, sono oggi sotto processo a Salerno) e condotta ad una dubbia archiviazione tant'è che, parzialmente riaperta, oggi è processo a Catanzaro.
I vertici della Procura Generale ed Ordinaria di Catanzaro (dell'epoca) sono oggi sotto processo a Salerno, mentre i vertici della Procura Generale e parte significativa degli operatori di Polizia Giudiziaria del Distretto Giudiziario di Basilicata (dell'epoca) sono oggi sotto Processo a Catanzaro.

Sono questi i danni prodotti dal giornalista di cui il Procuratore Galante si duole nel colloquio registrato?

Le posizioni di Buccico e Galante sono, comunque, archiviate e questo ci consente di guardare a queste vicende con maggiore serenità.

Il colloquio che si svolse quel 16 gennaio è un documento eccezionale, uno spaccato del modo si fare e di raccontare di Buccico che, a distanza di 8 anni, può essere confrontato con la verità storica e giuridica, entrambe molto diverse da quello che l'avvocato racconta a Peppì e Claudia De Luca.
Possiamo farci un'idea della personalità di Nicola Buccico ascoltando la sua viva voce: magistrale la pausa nell'eloquio subito prima di pronunciare il nome di Salvatore Murone.
Si percepisce tutta l'attesa che suscita nell'interlocutore, Peppì, e che trasmette a noi stessi mentre ascoltiamo l'incipit: “c'è un aggiunto bravo” e subito dopo una pausa opportuna per creare suspense (si scrive così, ho controllato sul dizionario Treccani, ndr), con tono diverso e liberatorio: "Salvatore Murone".

È Buccico stesso che si racconta a noi.

L'avvocato Buccico si rivolge al (allora) Procuratore Capo, Giuseppe Galante, nel suo ufficio al Tribunale di Potenza di fronte al sostituto procuratore Claudia De Luca, chiamandolo con un diminutivo: “Peppì”. Questi gli risponde affettuosamente: “Nicolì”. In una sede istituzionale, persone che rivestono ruoli contrapposti nel processo, si relazionano mostrando estrema confidenzialità e parlano violando il segreto istruttorio di un'inchiesta delicatissima. Loro, che la Legge la conoscono bene!

L'avvocato Buccico dichiara di aver sollecitato diversi personaggi a proporre querela contro un giornalista. Il Procuratore Galante, infastidito dallo stesso giornalista, dice di aver sollecitato la Procura di Catanzaro affinché venga fermato perché “ha prodotto danni ed ora bisogna fermarlo”.

Quali sono i danni prodotti dal giornalista? Quanti hanno raccolto gli inviti di Buccico a querelare? Cosa ne è stato di quelle querele?

Galante e De Luca, durante il colloquio non sembrano mettere in dubbio la mole di informazioni che Buccico sciorina in rapida successione, raccontando di colloqui con magistrati, di articoli, di magistrati mai indagati e mai sottoposti a procedimenti disciplinari.

Quello che Buccico racconta durante il colloquio corrisponde alla verità?

Galante, procuratore capo a Potenza, apprende dagli articoli che commenta nel colloquio, ipotesi di gravissimi reati in capo a Filippo Bubbico. Afferma con chiarezza che gli articoli riportano fatti "pesantissimi" e quali conclusioni ne trae? Lui che, appresa la notizia di una reato procedibile d'ufficio avrebbe dovuto, appunto, procedere? Invoca il presunto reo, dicendo che si deve difendere e si premura di querelare sette, otto, dieci volte il giornalista!

Tutte queste domande, oggi, hanno risposta incontrovertibile e imbarazzante.
E noi, questo imbarazzo, lo faremo emergere in tutta la sua ingombrante e insopportabile evidenza.
Cominciamo proponendovi il colloquio in forma facilmente fruibile, in video. Seguirà, fotogramma dopo fotogramma, l'elenco delle bugie che Buccico propina ai malcapitati Galante e De Luca, sapendo di mentire.



E' un dato oggettivo: tutti i magistrati che hanno prestato fede al nostro avvocato in questa trista vicenda, hanno scoperto (a loro spese) che inventare un reato impossibile non è il modo migliore per dimostrare di essere idonei ad indossare la toga; così come di favoreggiamento si può anche finire sotto processo!
Buona Visione
Filippo de Lubac

giovedì 19 marzo 2015

Otto anni per un reato impossibile: archiviata l'associazione per delinquere dei giornalisti

Caro Dr. Rodolfo Sabelli, Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati,
Lei difende (giustamente) l'indipendenza dei magistrati: “soggetti solo alla Legge”. Ma, chi ci difende dai magistrati quando s'inventano reati e ci perseguitano per anni abusando della funzione ricoperta?

Annunziata Cazzetta, Pubblico Ministero, chiede il rinvio a giudizio per associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione di una sola persona! Dopo otto anni la Procura di Catanzaro ed il Giudice delle Indagini Preliminari sanciscono che quel reato non può esistere. (leggi richiesta di archiviazione e decreto di archiviazione)

Il PM Annunziata Cazzetta
Annunziata Cazzetta, Pubblico Ministero, chiede il rinvio a giudizio per tentata violenza privata con l'uso delle armi. Una accusa costruita abusando della propria funzione, della lingua italiana, dell'intelligenza e del buonsenso. Scrive il PM: sfidavano l'avv. Buccico ad uno scontro fisico con l'uso di armi, scrivendo: "...E no, caro strenuo difensore, la battaglia deve essere ad armi pari. Coraggio, almeno per una volta, una sfida medioevale. Un cavallo a testa, una lancia e via".
Tratto dalla richiesta di rinvio a giudizio firmato da Annunziata Cazzetta in data 15/6/2011
Dopo otto anni la Procura di Catanzaro ed il Giudice delle Indagini Preliminari sanciscono che quel reato non esiste. 

Annunziata Cazzetta, Pubblico Ministero, il 26/3/2007 querela il giornalista Nicola Piccenna ed il Direttore del settimanale “Il Resto” per diffamazione a mezzo stampa (firma la querela apponendo il timbro di sostituto procuratore della Repubblica Italiana, sic!). Dopo di che dispone che le utenze telefoniche di quel direttore e di quel giornalista vengano intercettate per sette mesi consecutivi. Solo al giornalista vengono intercettate oltre diecimila telefonate con il dichiarato intento di “scoprire le fonti”. Nessuna delle telefonate intercettate, è stata ritenuta indicativa di rilievi penali o di qualsivoglia rilevanza.

Annunziata Cazzetta, Pubblico Ministero, ha mentito in udienza il 28/11/2008, dichiarando falsamente che non sussisteva la "grave inimicizia" (ascolta audio e leggi la trascrizione) e che comunque era unilaterale, cioè di Piccenna nei suoi confronti. Mentiva Cazzetta, sapendo di mentire, poiché lei stessa aveva querelato Piccenna due volte (in data 26/3/2007 e 12/10/2007).
Quel mendacio in udienza, denunciato formalmente alla Procura di Catanzaro ed alla Procura Generale presso la Cassazione, alla D.ssa Cazzetta non valse alcun rilievo penale o disciplinare, caro Sabelli, altro che schiaffi ai magistrati! Carezze, solo carezze).

I (circa) sessanta procedimenti disciplinari a cui è stata sottoposta Annunziata Cazzetta hanno prodotto (circa) sessanta meno una archiviazioni. Per un solo caso è stata comminata una condanna: censura (poco più di un rimbrotto). Impugnata in Cassazione, la censura è stata cancellata con una motivazione beffarda: la segnalazione degli abusi di Cazzetta era iniziata nell'anno 2007 (proseguono a tutt'oggi), mentre la censura era stata decretata nel 2013, ben oltre la “prescrizione” che, per i signori magistrati, è solo di un anno!
Cazzetta commette il suo abuso per anni, la vittima ne segnala i comportamenti illegittimi per anni e lei la fa franca, poichè viene censurata troppo tardi.
Rodolfo Sabelli - Presidente ANM
Caro dott. Sabelli, crede che le Istituzioni guadagnino in credibilità se ad amministrarle sono personaggi come Annunziata Cazzetta? Crede che sia edificante consentire ad un siffatto magistrato d'indossare la toga nel Tribunale di Matera in cui le sue gesta (ne ho riportato una piccolissima parte) sono ben note al punto che la gente le ride dietro?


Per la cronaca, sappia che nella perquisizione che subii nella mia abitazione al secondo piano, non venne ritrovato nè il cavallo e nemmeno la lancia... con l'uso delle armi: vergogna!