domenica 7 marzo 2010

I giudici soggetti solo al Governo, lo dice la Gazzetta Ufficiale

È un vecchio adagio che aleggia nelle aule dei ribunali di tutto il mondo, credo! “Le leggi per alcuni si applicano, per altri si interpretano”. Forse molti di noi ne hanno fatto esperienza diretta, seppur silenziosa e irriferibile pena alti strepiti e stracciamento di purpuree vesti. La consegna del silenzio valeva sino a qualche ora fa. Valeva quando il CSM trasferì ad altra funzione ed altra sede Luigi de Magistris, Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani rei di aver applicato la legge e svolto il proprio lavoro. Valeva quando i magistrati di Catanzaro sequestrarono i documenti relativi alle indagini a loro carico. Si ripresero, intepretando la legge a loro personale vantaggio, quanto era stato loro legittimamente sequestrato applicando la legge. Valeva, quando 700 cittadini di Matera chiesero al CSM di trasferire Vincenzo Tufano e Giuseppe Chieco, due magistrati indagati (e lo sono ancora oggi, in attesa che il Gip di Catanzaro si pronunci sulle diverse istanze di opposizione all’archiviazione delle pendenze loro ascritte) di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari. Valeva quando Clementina Forleo venne trasferita per non aver interpretato la legge a favore di Massimo D’Alema & Compagni (ex PCI) nell’affaire BNL-UNIPOL. Valeva in tanti altri casi, in tutti quelli in cui magistrati, giornalisti, avvocati, politici e cittadini comuni hanno preferito tacere, ignorare, girare il capo, tapparsi le orecchie e turarsi il naso. Non sono i potentati ad avere la responsabilità di questo silenzio omertoso, sono i singoli. Il magistrato, il giornalista, l’avvocato, il politico, il cittadino, ciascuno ha la responsabilità di aver taciuto per indole, per comodo, in verità per viltà. Questo è, anzi era, il dramma. La viltà di molti che ha reso esaltante e persino epico il sacrificio dei pochi magistrati, giornalisti, avvocati, politici e cittadini che non hanno piegato la schiena. Non è una questione di destra o di sinistra, nemmeno di centrismo più o meno ballerino ed opportunista. È una questione di uomini.
Ad ogni buon conto, è una questione risolta. Da oggi, per decreto ministeriale, è sancito che la legge si interpreta e non si applica. Di più, si stabilisce anche che ad interpretare non sono i magistrati, un tempo soggetti solo alla legge. Oggi interpreta il governo ed i magistrati diventano i notai delle interpretazioni governative. Così il capo dello Stato, invocato e silente in questi anni di sfacelo giudiziario ed oggi notaio acquiescente del nuovo corso. I magistrati sono soggetti non più alla legge ma all’interpretazione della stessa. Dettata, per decreto, dal governo in carica.
Finalmente lo potranno dire anche i pavidi, basterà che citino la Gazzetta Ufficiale e nessuno potrà disturbare la loro tranquilla esistenza di sudditi.