mercoledì 29 luglio 2015

Spero che vergognarsi di un magistrato, motivatamente, non sia reato!

Caro dr. Alberto Cianfarini,
magistrato in quel di Catanzaro, io mi vergogno di lei, del suo modo di amministrare la funzione giudiziaria e dell'arroganza con cui pretende di non essere criticato per gli atti che compie in dispregio dei cittadini Italiani (nel nome dei quali, Lei amministra - dovrebbe amministrare - la Giustizia).
Lei un giorno di dicembre del 2009, intervenendo in un processo di cui nulla sapeva e senza avere nemmeno il tempo di sfogliare dieci delle migliaia di pagine che lo costituivano, chiese l'assoluzione per quegli imputati per i quali, qualche minuto prima, il suo collega Vincenzo Capomolla aveva chiesto ed ottenuto il processo ritenendoli meritevoli di condanna.
Il Giudice concesse l'assoluzione ed io pubblicai una cronaca dei fatti con una dura critica all'operato Suo e dei suoi colleghi. Più in generale scrissi che a Catanzaro operava una vera e propria associazione per delinquere, costituita da magistrati, che faceva strame della giustizia e irrideva i cittadini onesti.
Anni dopo, diversi anni dopo, quella associazione per delinquere (Procuratori della Repubblica, Sostituti Procuratori e Procuratori Aggiunti) venne rinviata a giudizio ed oggi è sotto processo a Salerno.
Mai avrei immaginato che Lei avrebbe avuto l'ardire di querelare quel mio intervento, tanto mi pareva insostenibile la posizione che Lei assunse nel Processo. Invece, ebbe coraggio e querelò.
Diversi anni dopo, in seguito al lento e inesorabile procedere della giustizia, ho dovuto leggere la sua querela poiché dovevo difendermi nel processo.
Mai ho visto una querela così impropriamente formulata, una querela in cui Lei si è limitato ad allegare alcuni articoli tratti da vari siti e blog su internet dicendo ai magistrati: “... Allega a titolo di esempio n. 7 pagine tratte da internet nelle quali si può trarre chiara evidenza del motivo della querela...”. (clicca qui per leggere la querela del Dr. Alberto Cianfarini)
La denuncia era contro ignoti, la doglianza era lasciata al buon cuore del PM, gli articoli tratti da siti di autori diversi.
Oggi, per quella querela, sono finito sotto processo solo io e ancora nessuno ha inteso specificare quali siano le falsità riportate nel mio articolo: non Lei, non il PM che chiese il rinvio a giudizio, non il Suo avvocato nelle sue insistite istanze.
Oggi (maggio 2015), Suo fratello avvocato illuminato e Suo difensore nel processo, ha chiesto il sequestro dell'intero blog “TogheLucane.blogspot.com” ed il giudice del processo, anticipando il giudizio sul processo prima ancora dell'inizio del dibattimento, ha accolto l'istanza “limitandosi” a sequestrare solo quell'articolo: bontà sua. (clicca per leggere il decreto di sequestro che comprende l'intero articolo sequestrato).
Io, mio malgrado, non riesco a non vergognarmi di Lei e, aggiungo, per Lei e per lo Stato in cui si disamministra la Giustizia e si calpesta la libertà d'informazione. E non è colpa mia se a Lei, caro Alberto Cianfarini, dà fastidio che si legga della sua impresa coraggiosa. Perché ci vuole un certo coraggio per smentire il titolare di un'inchiesta e chiedere su due piedi l'assoluzione di tutti gli imputati: nell'appello presentato contro quell'assoluzione, la Procura Generale scrisse che quell'assoluzione violava la Legge Penale. Sì, caro Cianfarini, violava la Legge Penale. Non la mia cronaca, ma l'assoluzione che Lei aveva chiesto e ottenuto violava la legge penale.
Perché non ha querelato il Dr. Eugenio Facciolla che le attribuì la violazione della Legge Penale? Meglio il giornalista, vero? Meglio un figlio di un Dio minore che un collega magistrato.
E, un po', mi vergogno anche dei tanti che fanno finta di non vedere, sentire, capire quello che sta succedendo: magistrati e non.

venerdì 17 luglio 2015

La Procura di Matera inventa reati inesistenti e ignora quelli di cui viene a conoscenza: il CSM ed il Presidente della Repubblica tacciono, prudentemente!

Caro Presidente dell'Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino​, 
intervengo su quanto hai recentissimamente scritto intervenendo nella trista vicenda Crocetta/Tutino (https://www.facebook.com/E.Iacopino/posts/866710840084881)... e non per tirarti la giacchetta su un interesse mio e di alcuni colleghi (che pure c'è ed è grande) ma per ribadire che almeno in un caso, almeno nel caso che ci riguarda e di cui scrivo in seguito, sono stati accertati gravissimi abusi della magistratura e, più in generale, di una vera e propria associazione per delinquere finalizzata ad annichilire la libertà di stampa e minacciare i giornalisti.
Enzo Iacopino

Di questo caso, caro Presidente, hai tutti gli atti giudiziari e le decisioni definitive assunte dalla magistratura.
Possiamo rinnovarti la richiesta di usarli? Possiamo sperare che l'Ordine dei Giornalisti oltre alle prese di posizione forti e coraggiose che sempre ha assunto e di cui Ti diamo atto quale uomo tutto d'un pezzo e persino intrepido, possiamo sperare che l'Ordine assuma un formale ruolo nel richiedere la condanna penale dei magistrati che si sono inventati reati impossibili pur di intimidire, bloccare e minacciare chi faceva lo sporco mestiere del giornalista?
Ecco i fatti: Sette anni fa, tutte le mie utenze telefoniche vennero intercettate da maggio a dicembre (anno 2007). Casa, lavoro, cellulari: ininterrottamente da maggio a dicembre. La Procura che chiedeva quelle intercettazioni era quella di Matera, il PM la d.ssa Annunziata Cazzetta, il GIP che le autorizzava (ogni quindici giorni) il dr. Angelo Onorati.
Annunziata Cazzetta

Io (pubblicista), il mio direttore Nino Grilli, l'editore del settimanale "Il Resto" Emanuele Grilli e due colleghi giornalisti professionisti Gianloreto Carbone (della testata di RAI 3 - Chi L'Ha Visto) e Carlo Vulpio (del Corriere della Sera) iscritti per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione di una sola persona, Emilio Nicola Buccico.
Emilio Nicola Buccico

Autore quest'ultimo di una sequenza ininterrotta di querele che per due anni (giugno 2006-giugno 2008) lamentavano la diffamazione in circa 80 articoli pubblicati dal settimanale "IL RESTO": praticamente una querela a settimana.
La Procura di Matera, senza svolgere alcuna indagine sulla fondatezza degli articoli (come accertò la Procura di Salerno) decise di intercettare i giornalisti con il dichiarato scopo di scoprire "le fonti". A parte la contraddizione intrinseca nella inchiesta: ci sono articoli ritenuti diffamatori, cioè riportanti notizie non vere e se ne ricercano le fonti?
Oltre diecimila telefonate passate per le utenze a me intestate da cui non emerge alcun atto o progetto illecito o, peggio, criminale. Ma vi è di più: tra le telefonate ve ne sono alcune che parlano di navi fantasma, navi che scaricano petrolio che risulta acquistato all'estero e che viene, perciò, pagato all'estero. Petrolio estratto in nero in Basilcata e spedito a Taranto nell'oleodotto di Viggiano. Quell'oleodotto che non è dotato di contatore! 
Ebbene, a dirlo nelle intercettazioni sono due agenti della Guardia di Finanza, ad ascoltarlo una Procura della Repubblica rappresentata dalle orecchie di Annunziata Cazzetta.
E cosa fa la Procura della Repubblica, cosa fa Annunziata Cazzetta?
Scrive al Ministero degli Interni per chiedere se quegli agenti, quelle persone che utilizzano utenze telefoniche intestate al Ministero degli Interni, sono agenti segreti. Come risponde il Ministero degli Interni o chi per lui quando scopre che è saltata la copertura dei suoi agenti?
Assegna l'inchiesta a due marescialli della Guardia di Finanza che solitamente si occupano di scontrini fiscali (archiviata).
Come finisce con Annunziata Cazzetta? Nel nulla, anzi peggio: chiede il rinvio a giudizio per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa di Emilio Nicola Buccico, per me e per tutti gli indagati.
Un reato impossibile, tecnicamente non può esistere l'associazione a delinquere finalizzata a colpire una singola persona e questo Cazzetta non può non saperlo.
Passano gli anni, ma otto son lunghi e infine (31 luglio 2014) su richiesta del Sost. Proc. Carlo Villani, del Proc. Aggiunto Giuseppe Borrelli e del Proc. Capo Vincenzo Lombardo (tutti della Procura Catanzaro) quella ipotesi di reato viene archiviata: reato impossibile dice la Procura e conferma il GIP. Un reato impossibile tenuto in piedi per otto anni, un reato gravissimo che ha danneggiato la figura professionale e la vita di sei persone per un reato "impossibile"!
Questa storia, caro Presidente, la conosci tutta e quindi non puoi meravigliarti più di tanto se alcuni magistrati si arrampicano sugli specchi e tutti gli altri ne approfittano per dare addosso ai giornalisti e, alle intercettazioni.
Personalmente, quando seppi di essere stato intercettato così intensamente (non conosco altri casi simili per durata nemmeno nelle inchieste sul traffico di droga o sul terrorismo), scrissi che ringraziavo la d.ssa Cazzetta per questa enorme opera di documentazione che da solo non mi sarei potuto permettere. Registrare e trascrivere diecimila telefonate è il documento migliore per raccontare la vita di un giornalista che fa il suo mestiere (non professione, quella la lasciamo alle grandi firme da migliaia di euro al mese). Uno spaccato da cui si scopre che Annunziata Cazzetta e Angelo Onorati hanno inventato un reato inesistente per intimidire e minacciare un piccolo giornale, senza riuscirvi; che hanno appreso di gravissimi reati in atto senza fare nulla per perseguirli o, quantomeno, accertarne la reale consistenza (la condotta Viggiano-Taranto è ancora priva di contatore!); che hanno assecondato le querele infondate e calunniatorie di Emilio Nicola Buccico (a dicembre 2014 un procedimento per calunnia a carico di Buccico è stato archiviato per intervenuta prescrizione), insieme con altri magistrati e contro una pluralità di persone (questa è la vera associazione per delinquere tuttora in essere!).
Per tutto questo, accaduto e documentato in atti giudiziari definitivi, occorre una informazione vera e penetrante, quella che solo le corazzate dell'informazione possono adeguatamente diffondere. Ma per tutto questo, quanto tempo e quante sofferenze ancora ci vorranno?

Un caro saluto e tutta la nostra solidarietà ai colleghi de "L'Espresso".

Dimenticavo: il giorno 15 luglio, a Catanzaro, si è trattato il procedimento penale a carico di Celestina Gravina (attuale Procuratore Capo a Matera). E' indagata di abuso d'ufficio, violazione colposa di doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a sequestro, frode processuale e favoreggiamento personale (nei confronti, cioè a favore, di Emilio Nicola Buccico)... l'associazione continua e la Procura della Cassazione, il CSM ed il Presidente della Repubblica (tutti formalmente edotti delle vicende e dei dettagli probatori) tacciono, semplicemente, tacciono!!!

sabato 18 aprile 2015

Io chiedo conto

Non è successo niente (di Rosario Gigliotti)
15 aprile 2015 alle ore 21.55
L’altro giorno ero anch’io in aula a testimoniare nel processo a don Marcello Cozzi, accusato di diffamazione nei confronti del dott. Cannizzaro e della dott.ssa Genovese.
Felicia Genovese

E anch’io, come Gildo, ho detto che accostare i “fatti inquietanti” che avevano riguardato nel passato il dott. Cannizzaro alla vicenda di Elisa Claps, di cui si era occupata in qualità di pm sua moglie, la dott.ssa Felicia Genovese, era un’insostenibile forzatura. Che davanti a quella chiesa il 12 settembre 2010, il primo anniversario della scomparsa (e della morte) di Elisa dopo il ritrovamento del suo corpo, avremmo dovuto solo tacere. E ho visto il dott. Cannizzaro commuoversi per questo atto di pacificazione….
…. Questo forse avrei dovuto dire, questo forse avrebbero gradito i miei 5500 concittadini che avrebbero voluto il dott. Cannizzaro come sindaco della città. E chissà quanti altri. Ma Gildo non lo ha detto. Io non l’ho detto. Perché mi sono ricordato, e ho ricordato, le parole di De André con cui quasi 10.000 giovani potentini accompagnarono la grande manifestazione all’indomani del ritrovamento di Elisa: “anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”.
Marcello Cozzi

E mi sono ricordato dei volti dei familiari delle vittime delle mafie (e dei silenzi) con cui abbiamo camminato lungo le strade di Potenza il 19 marzo 2011, molti dei quali ancora in cerca di verità e giustizia.
Quello stesso giorno giungeva la notizia dell’archiviazione dell’inchiesta Toghe Lucane. Ancora una volta, come sempre, per dire: “non è successo niente”.
Ed oggi, come allora, se la verità non arriva, se gli omicidi sono morti accidentali, se i veleni di ogni genere si spandono nella terra fertile e comprano o uccidono corpi e menti, abbiamo un modo per rimanere in pace: dire ad alta voce “non è successo niente”.
Cari amici, questa volta “mi piace” è per dire che, invece, qualcosa è successo e che noi chiediamo conto.
Io come allora chiedo conto. E lo faccio riprendendo, e confermando parola per parola, ciò che scrissi all’indomani dell’archiviazione di Toghe Lucane. Sono le domande a cui il mio amico Giulio Laurenzi ha prestato il suo tratto di artista.
Vincenzo Tufano

Sono domande purtroppo ancora attuali, perché fino a quando la luce non arriverà dove le ombre corrompono le menti e minano la fiducia nelle istituzioni dovremo continuare a chiedere verità e giustizia… o dirci e dire che non è successo niente. Perché in quel “voi che vi credete assolti" non ci sono solo la dott.ssa Genovese o il dott. Cannizzaro, ma ci siamo tutti noi, che dobbiamo scegliere da che parte stare.

Felicia Genovese. Ha svolto la funzione di pm presso la Direzione distrettuale antimafia di Potenza. Attualmente megistrato in servizio presso il Tribunale di Roma. Attualmente magistrato in servizio presso il Tribunale di Roma. Si è occupata del caso di Elisa Claps. Vincenzo Tufano. E' stato procuratore generale presso la corte d'Appello di Potenza. Emilio Nicola Buccico. E' stato sindaco di Matera, senatore della Repubblica e membro laico del CSM.
Emilio Nicola Buccico

[…] E allora, ormai lontani dalle aule dei tribunali e dalle ordinanze che allontanano inequivocabilmente ogni ipotesi di responsabilità penale da tutti gli indagati, io chiedo conto.
Chiedo conto alla dottoressa Felicia Genovese degli atti elementari che non ha compiuto, attraverso i quali si sarebbero evitati quasi 18 anni di sofferenze alla famiglia di Elisa Claps.
Chiedo conto al dottor Tufano di non aver assunto alcuna iniziativa istituzionale nei confronti della dottoressa Genovese, pm della direzione distrettuale antimafia, per verificarne la compatibilità di sede e di funzione, neanche quando divennero di dominio pubblico fatti inquietanti, a prescindere dalla loro rilevanza penale: suo marito, Michele Cannizzaro, si trovava a casa delle vittime il giorno prima dell’omicidio, di chiaro stampo mafioso, dei coniugi Gianfredi, sul quale la stessa Genovese aveva indagato per sei mesi senza astenersi; il dott. Cannizzaro era iscritto alla massoneria ed aveva avuto ‘contatti telefonici’ con esponenti della ‘ndrangheta; in passato persone legate alla criminalità organizzata calabrese erano state viste dai carabinieri a casa sua, in Calabria, durante un ‘lauto pasto’; tutti fatti sui quali l’Autorità Giudiziaria di Salerno ha disposto l’archiviazione.
Chiedo conto all’avvocato Labriola del trattamento riservato ai genitori di Luca Orioli, facendo pagar loro anche il tempo delle domande disperate di un papà e di una mamma a cui era stato strappato un figlio.
Chiedo conto a quei personaggi che si incontrano nell’ombra come in un film, insieme, ci raccontano, per delle battute di caccia. Me li immagino, tronfi e rossicci, al sole e al vento del sud, quella  meravigliosa costa ionica su cui progettavano la loro piccola Venezia. Loro, padroni della terra, dei fiumi, del mare e delle persone.
Io so, ma non ho le prove, diceva Pasolini, con il coraggio e l’intelligenza di un uomo libero. Ed oggi che le 509 pagine di Toghe Lucane sono solo, per alcuni, atti di una storia da dimenticare, posso dire anch’io: io so, ma non ho le prove…

p.s. In verità, al testo di Rosario Gigliotti, io personalmente avrei da aggiungere solo una conclusione diversa: "Io so ed ho le prove. E queste prove le ho fornite in centinaia di esposti, denunce e querele formali presentate alle Procure della Repubblica, alle Procure Generali presso le Corti d'Appello, alla Procura Generale presso la Suprema Corte di Cassazione, al Ministro della Giustizia, al Consiglio Superiore della Magistratura. Anche di questo io chiedo conto, del silenzio e della neghittosità che ha consentito ad un manipolo di magistrati, qualche avvocato ed alcuni funzionari di Polizia Giudiziaria di perseguitare impunemente la libertà di stampa e d'informazione  provocando sofferenze e terribili offese... senza peraltro riuscire a spegnerla

mercoledì 15 aprile 2015

La strada senza ombrello

La strada senza ombrello
E' appena conclusa la discussione in un processo del Tribunale di...... e fra poche ore ne conosceremo la sentenza.
L'udienza era pubblica e quindi ciò che è accaduto si può (e si deve) conoscere ed è importante che si conosca prima della formulazione della sentenza; cosicché non si possa dire che chi scrive lo fa per infierire su alcuni o per dolersi di altri.
Raffaele Cantone - Commissario autorità anticorruzione

I fatti.
Il PM di udienza ha spiegato che la Procura, per questa indagine, aveva chiesto l'archiviazione, mentre il Giudice delle Indagini Preliminari aveva disposto la formulazione coatta delle imputazioni ritenendo che il vaglio del Tribunale fosse opportuno.
Decisione non condivisa dal PM che anche oggi, in udienza, ha ribadito il suo convincimento. Poi, per circa due ore, il PM ha raccontato dei giudizi personali che aveva sull'avvocato di parte civile e sulla improprietà della querela da questi presentata e del luogo di presentazione (a dire del PM, sbagliato). Infine, con dovizia di particolari, ha spiegato al Tribunale che nessuno degli imputati era responsabile di alcunché, chiedendone l'assoluzione. Abbiamo appreso che realizzare una strada con uno “stabilizzato” di 15 centimetri invece che di trenta non è reato, poiché l'impresa appaltatrice si è fatta pagare solo i 15 centimetri effettivamente messi in opera.
Abbiamo appreso che quella strada, completamente crollata (in massima parte durante una delle udienze del processo, sic!), era destinata a crollare e non già perché lo stabilizzato era la metà del previsto, bensì perché non dotata di coperture quindi soggetta alle intemperie. Addirittura, realizzata in una zona soggetta a frane (forse per questo era previsto uno “stabilizzato” di 30 centimetri?). Sarebbe utile che qualcuno chiedesse al PM quali sono le strade dotate di copertura, giacché chi scrive non ne conosce.
Abbiamo appreso che i funzionari della commissione aggiudicatrice, dopo l'aggiudicazione provvisoria, avevano riaperto la gara chiedendo chiarimenti alla ditta vincitrice per poi assegnare l'appalto ad altra azienda (quella dei 15 centimetri al posto dei 30), hanno agito nell'interesse pubblico. Infatti hanno evitato che un consistente finanziamento europeo venisse restituito alle casse d'Europa perché non impiegato. Fortunatamente, l'hanno buttato in una strada franata e questo, all'interesse pubblico, giova alquanto.
Abbiamo appreso che il capo di imputazione, scritto dal PM oggi in udienza, contiene riferimenti a norme errate che la Procura non ha inteso emendare nonostante ciò fosse segnalato formalmente.
Ha detto uno degli avvocati che delle eventuali contestazioni non presenti nel capo di imputazione parzialmente formulato dalla Procura, non possono essere oggetto di giudizio e tantomeno di condanna.
Infine, il PM, nella sua requisitoria, ha più volte citato le tesi difensive di uno degli avvocati degli imputati dicendo testualmente: "ma questo ve lo spiegherà meglio l'avvocato...". Proprio come fanno gli avvocati tra loro, quando appartengono al medesimo collegio di difesa.
Altro non è opportuno aggiungere oggi ma, dopo la sentenza sarà utile ascoltare la requisitoria del PM per farsi un'idea di come funziona l'amministrazione della Giustizia nell'Italia del 15 aprile 2015.
Della strada costata complessivamente diversi milioni di euro non c'è più nessuna traccia!

Viva l'Italia

martedì 31 marzo 2015

Annunziata Cazzetta, un magistrato che suscita ilarità (e indignazione!)

Annunziata Cazzetta, un magistrato che suscita ilarità (e indignazione!)

Dichiarazione del PM Annunziata Cazzetta in udienza del 28/11/2008: “Quanto all'invito all'astensione, faccio rilevare al Tribunale che questo pubblico ministero non ha alcun rapporto di grave inimicizia con nessuno dei propri indagati... sono gli indagati che, forse, hanno un rapporto di grave inimicizia con me. Ma è un rapporto unilaterale”.

La dichiarazione è falsa, Cazzetta mente sapendo di mentire poiché il 26/3/2007, il 30/4/2007 ed il 12/10/2007 aveva presentato querela contro NicolaPiccenna, giornalista che il 28/11/2008 ne chiedeva l'astensione. Non è vero che il rapporto è unilaterale, cioè degli indagati (nel caso il giornalista Nicola Piccenna) poiché è documentato che Cazzetta (per prima) querela il giornalista per ben tre volte.

Dopo aver presentato le querele in data 26/3/2007 e 30/4/2007, nel mese di maggio 2007, Annunziata Cazzetta dispone sette mesi continuativi ed ininterrotti di intercettazioni telefoniche a carico del giornalista (da Maggio a Dicembre 2007) con le quindicinali autorizzazioni (firmate dal GIP Angelo Onorati). Chiede ed ottiene (sempre con la firma di Onorati) le perquisizioni domiciliari a carico del giornalista e dei suoi genitori.

Dopo aver presentato le querele in data 26/3/2007 e 30/4/2007, nel mese di maggio 2007, Annunziata Cazzetta iscriveva a carico del giornalista il reato di associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione del (allora) senatore Nicola Buccico. Reato impossibile, come spiega il decreto di archiviazione emesso dal Tribunale di Catanzaro (Giudice delle Indagini Preliminari) in data 31/7/2014 (sette anni e passa dopo l'iscrizione, e tre anni dopo la richiesta di rinvio a giudizio firmata sempre da Annunziata Cazzetta il 15/6/2011).

Dopo aver presentato le querele in data 26/3/2007 e 30/4/2007, Annunziata Cazzetta iscriveva a carico del giornalista il reato di tentata violenza privata con l'uso delle armi per la frase, tratta da un articolo e riportata fedelmente nel capo di imputazione: “sfidavano l'avv. Buccico ad uno scontro fisico con l'uso di armi, scrivendo: "... E no, caro strenuo difensore, la battaglia deve essere ad armi pari. Coraggio, almeno per una volta, una sfida medioevale. Un cavallo a testa, una lancia e via". Reato impossibile, come spiega il decreto di archiviazione emesso dal Tribunale di Catanzaro (Giudice delle Indagini Preliminari) in data 31/7/2014 (sette anni e passa dopo l'iscrizione, e tre anni dopo la richiesta di rinvio a giudizio firmata sempre da Annunziata Cazzetta il 15/6/2011).

Dopo aver presentato le querele in data 26/3/2007 e 30/4/2007, Annunziata Cazzetta disponeva l'interrogatorio di Mario Altieri avendo ascoltato le conversazioni telefoniche tra il Capitano dei Carabinieri Pasquale Zacheo (ufficiale di PG) ed il Sostituto Procuratore Luigi de Magistris, il quale delegava quell'ufficiale a svolgere specifiche indagini proprio basate sulle dichiarazioni dell'Altieri. Oggetto dell'interrogatorio, esplicitamente formulata, la richiesta di conoscere cosa Altieri avesse riferito al PM Luigi de Magistris. Gravissima intrusione, illegittima e penalmente rilevante, nella indagini di un altro magistrato requirente!

“Quindi non mi astengo assolutamente”, così conclude Annunziata Cazzetta quella sua sciagurata e falsa dichiarazione in udienza il 28/11/2008.


Dopo quasi sette anni, dopo che è provato il falso in udienza ed una quantità di reati incompatibili con l'appartenenza all'ordine giudiziario, quando accade che in tutta l'Italia si rida sfacciatamente della lancia e del cavallo ricercati nella perquisizione domiciliare a carico del giornalista Nicola Piccenna (secondo piano, sic!), cosa ritengono di porre in essere per sottrarre l'amministrazione della giustizia al ridicolo in cui Cazzetta l'ha precipitata, il Signor Presidente della Repubblica, l'Esimio Guardasigilli pro-tempore, gli Ill.mi componenti del CSM e gli Ecc.mi magistrati della Corte di Cassazione?

venerdì 27 marzo 2015

Buccico si racconta: Tratta i magistrati come compagni d'asilo, ma solo quelli che glielo permettono

Il 16 gennaio 2007, l'allora senatore Emilio Nicola Buccico si recò in Procura a Potenza dove incontrò il Procuratore Capo, Giuseppe Galante ed un sostituto procuratore Claudia De Luca.
Emilio Nicola Buccico: "Ciao Peppì"

Motivo dichiarato della visita era discutere il caso di una sua cliente con la D.ssa Claudia De Luca. Capita che un avvocato vada a discutere con il PM dei procedimenti penali e dei processi in cui svolge il ruolo di difensore di una delle parti. All'avvocato Buccico, in quel periodo, capitò almeno due volte a strettissimo giro. La d.ssa De Luca, quella mattina, registrò quella conversazione e consegnò l'audio al PM Luigi de Magistris che, all'epoca era titolare dell'inchiesta “Toghe Lucane” in cui Buccico e Galante erano indagati per il reato di corruzione in atti giudiziari.
Giuseppe Galante: "Ciao Nicolì"

Poi l'inchiesta venne illecitamente tolta a Luigi de Magistris (gli autori di quell'illecito, NON TUTTI, sono oggi sotto processo a Salerno) e condotta ad una dubbia archiviazione tant'è che, parzialmente riaperta, oggi è processo a Catanzaro.
I vertici della Procura Generale ed Ordinaria di Catanzaro (dell'epoca) sono oggi sotto processo a Salerno, mentre i vertici della Procura Generale e parte significativa degli operatori di Polizia Giudiziaria del Distretto Giudiziario di Basilicata (dell'epoca) sono oggi sotto Processo a Catanzaro.

Sono questi i danni prodotti dal giornalista di cui il Procuratore Galante si duole nel colloquio registrato?

Le posizioni di Buccico e Galante sono, comunque, archiviate e questo ci consente di guardare a queste vicende con maggiore serenità.

Il colloquio che si svolse quel 16 gennaio è un documento eccezionale, uno spaccato del modo si fare e di raccontare di Buccico che, a distanza di 8 anni, può essere confrontato con la verità storica e giuridica, entrambe molto diverse da quello che l'avvocato racconta a Peppì e Claudia De Luca.
Possiamo farci un'idea della personalità di Nicola Buccico ascoltando la sua viva voce: magistrale la pausa nell'eloquio subito prima di pronunciare il nome di Salvatore Murone.
Si percepisce tutta l'attesa che suscita nell'interlocutore, Peppì, e che trasmette a noi stessi mentre ascoltiamo l'incipit: “c'è un aggiunto bravo” e subito dopo una pausa opportuna per creare suspense (si scrive così, ho controllato sul dizionario Treccani, ndr), con tono diverso e liberatorio: "Salvatore Murone".

È Buccico stesso che si racconta a noi.

L'avvocato Buccico si rivolge al (allora) Procuratore Capo, Giuseppe Galante, nel suo ufficio al Tribunale di Potenza di fronte al sostituto procuratore Claudia De Luca, chiamandolo con un diminutivo: “Peppì”. Questi gli risponde affettuosamente: “Nicolì”. In una sede istituzionale, persone che rivestono ruoli contrapposti nel processo, si relazionano mostrando estrema confidenzialità e parlano violando il segreto istruttorio di un'inchiesta delicatissima. Loro, che la Legge la conoscono bene!

L'avvocato Buccico dichiara di aver sollecitato diversi personaggi a proporre querela contro un giornalista. Il Procuratore Galante, infastidito dallo stesso giornalista, dice di aver sollecitato la Procura di Catanzaro affinché venga fermato perché “ha prodotto danni ed ora bisogna fermarlo”.

Quali sono i danni prodotti dal giornalista? Quanti hanno raccolto gli inviti di Buccico a querelare? Cosa ne è stato di quelle querele?

Galante e De Luca, durante il colloquio non sembrano mettere in dubbio la mole di informazioni che Buccico sciorina in rapida successione, raccontando di colloqui con magistrati, di articoli, di magistrati mai indagati e mai sottoposti a procedimenti disciplinari.

Quello che Buccico racconta durante il colloquio corrisponde alla verità?

Galante, procuratore capo a Potenza, apprende dagli articoli che commenta nel colloquio, ipotesi di gravissimi reati in capo a Filippo Bubbico. Afferma con chiarezza che gli articoli riportano fatti "pesantissimi" e quali conclusioni ne trae? Lui che, appresa la notizia di una reato procedibile d'ufficio avrebbe dovuto, appunto, procedere? Invoca il presunto reo, dicendo che si deve difendere e si premura di querelare sette, otto, dieci volte il giornalista!

Tutte queste domande, oggi, hanno risposta incontrovertibile e imbarazzante.
E noi, questo imbarazzo, lo faremo emergere in tutta la sua ingombrante e insopportabile evidenza.
Cominciamo proponendovi il colloquio in forma facilmente fruibile, in video. Seguirà, fotogramma dopo fotogramma, l'elenco delle bugie che Buccico propina ai malcapitati Galante e De Luca, sapendo di mentire.



E' un dato oggettivo: tutti i magistrati che hanno prestato fede al nostro avvocato in questa trista vicenda, hanno scoperto (a loro spese) che inventare un reato impossibile non è il modo migliore per dimostrare di essere idonei ad indossare la toga; così come di favoreggiamento si può anche finire sotto processo!
Buona Visione
Filippo de Lubac

giovedì 19 marzo 2015

Otto anni per un reato impossibile: archiviata l'associazione per delinquere dei giornalisti

Caro Dr. Rodolfo Sabelli, Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati,
Lei difende (giustamente) l'indipendenza dei magistrati: “soggetti solo alla Legge”. Ma, chi ci difende dai magistrati quando s'inventano reati e ci perseguitano per anni abusando della funzione ricoperta?

Annunziata Cazzetta, Pubblico Ministero, chiede il rinvio a giudizio per associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione di una sola persona! Dopo otto anni la Procura di Catanzaro ed il Giudice delle Indagini Preliminari sanciscono che quel reato non può esistere. (leggi richiesta di archiviazione e decreto di archiviazione)

Il PM Annunziata Cazzetta
Annunziata Cazzetta, Pubblico Ministero, chiede il rinvio a giudizio per tentata violenza privata con l'uso delle armi. Una accusa costruita abusando della propria funzione, della lingua italiana, dell'intelligenza e del buonsenso. Scrive il PM: sfidavano l'avv. Buccico ad uno scontro fisico con l'uso di armi, scrivendo: "...E no, caro strenuo difensore, la battaglia deve essere ad armi pari. Coraggio, almeno per una volta, una sfida medioevale. Un cavallo a testa, una lancia e via".
Tratto dalla richiesta di rinvio a giudizio firmato da Annunziata Cazzetta in data 15/6/2011
Dopo otto anni la Procura di Catanzaro ed il Giudice delle Indagini Preliminari sanciscono che quel reato non esiste. 

Annunziata Cazzetta, Pubblico Ministero, il 26/3/2007 querela il giornalista Nicola Piccenna ed il Direttore del settimanale “Il Resto” per diffamazione a mezzo stampa (firma la querela apponendo il timbro di sostituto procuratore della Repubblica Italiana, sic!). Dopo di che dispone che le utenze telefoniche di quel direttore e di quel giornalista vengano intercettate per sette mesi consecutivi. Solo al giornalista vengono intercettate oltre diecimila telefonate con il dichiarato intento di “scoprire le fonti”. Nessuna delle telefonate intercettate, è stata ritenuta indicativa di rilievi penali o di qualsivoglia rilevanza.

Annunziata Cazzetta, Pubblico Ministero, ha mentito in udienza il 28/11/2008, dichiarando falsamente che non sussisteva la "grave inimicizia" (ascolta audio e leggi la trascrizione) e che comunque era unilaterale, cioè di Piccenna nei suoi confronti. Mentiva Cazzetta, sapendo di mentire, poiché lei stessa aveva querelato Piccenna due volte (in data 26/3/2007 e 12/10/2007).
Quel mendacio in udienza, denunciato formalmente alla Procura di Catanzaro ed alla Procura Generale presso la Cassazione, alla D.ssa Cazzetta non valse alcun rilievo penale o disciplinare, caro Sabelli, altro che schiaffi ai magistrati! Carezze, solo carezze).

I (circa) sessanta procedimenti disciplinari a cui è stata sottoposta Annunziata Cazzetta hanno prodotto (circa) sessanta meno una archiviazioni. Per un solo caso è stata comminata una condanna: censura (poco più di un rimbrotto). Impugnata in Cassazione, la censura è stata cancellata con una motivazione beffarda: la segnalazione degli abusi di Cazzetta era iniziata nell'anno 2007 (proseguono a tutt'oggi), mentre la censura era stata decretata nel 2013, ben oltre la “prescrizione” che, per i signori magistrati, è solo di un anno!
Cazzetta commette il suo abuso per anni, la vittima ne segnala i comportamenti illegittimi per anni e lei la fa franca, poichè viene censurata troppo tardi.
Rodolfo Sabelli - Presidente ANM
Caro dott. Sabelli, crede che le Istituzioni guadagnino in credibilità se ad amministrarle sono personaggi come Annunziata Cazzetta? Crede che sia edificante consentire ad un siffatto magistrato d'indossare la toga nel Tribunale di Matera in cui le sue gesta (ne ho riportato una piccolissima parte) sono ben note al punto che la gente le ride dietro?


Per la cronaca, sappia che nella perquisizione che subii nella mia abitazione al secondo piano, non venne ritrovato nè il cavallo e nemmeno la lancia... con l'uso delle armi: vergogna!

lunedì 23 febbraio 2015

Basilicata: una regione troppo stretta: quel vizio di attribuire patenti!

La premessa era d'obbligo ed anche opportuna. Leggendo i commenti che giungono sul "post" pubblicato su questo blog all'indirizzo http://toghelucane.blogspot.it/2015/02/basilicata-una-regione-troppo-stretta.html si rendono necessarie alcune precisazioni:
Nicola Piccenna (alias Filippo de Lubac)

1) è opportuno rileggere la premessa;

2) è indispensabile leggere tutto il testo;

3) è fondamentale attribuire a quanto scritto il significato esplicitato dall'autore e non quello che il lettore ritiene vi sia sottinteso!
Scripta manent, fortunatamente, e questo consente di rileggerli quante volte si vuole;

4) è inopportuno utilizzare il blog per lanciare improperi o attribuire patenti di moralità/immoralità o di colpevolezza/innocenza.

Ciò premesso, poiché la pubblicazione dei commenti implica la responsabilità dell'editore/proprietario del sito, nessun commento ritenuto offensivo o lesivo della onorabilità di chicchessia verrà pubblicato.

Gerardina Romaniello
In particolare, poi, a quei lettori che hanno inteso utilizzare l'anzidetto scritto per criticare la persona e l'attività d'ufficio di Gerardina Romaniello occorre un supplemento di chiarimento:

a) La D.ssa Romaniello non è mai stata attinta da procedimenti penali e mai ritenuta responsabile sul piano disciplinare di alcunché. Viceversa, ha avuto (giovanissima) la statura per resistere alle esternazioni di Francesco Cossiga, continuando imperterrita a compiere il proprio dovere;

b) La domanda sulla opportunità di trattare a Potenza i procedimenti penali o civili che vedono tra le parti il Dr. Saponara (marito di Gerardina Romaniello) non è posta certo alla D.ssa Romaniello (che, ovviamente, non se ne occupa) ma ai magistrati che li trattano;

c) le questioni di opportunità, sollevate nel citato "post", sono avanzate nell'esclusivo interesse della corretta amministrazione della giustizia e, quindi, degli innocenti. Gli unici che possono trarre beneficio dalla "tardiva" scoperta di vizi legati a motivi di opportunità sono coloro che dovessero risultare colpevoli. Le ragioni di opportunità sono concepite, nel codice, per tutelare l'opera e l'onorabilità dei magistrati e la credibilità del sistema giudiziario.

Chi scrive, ha avuto modo di conoscere personalmente la D.ssa Romaniello negli anni 2006-2007. Anni in cui i vertici della Procura di Matera e della Procura Generale di Potenza erano indagati per gravissimi reati tra i quali l'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari. (molti di quegli indagati sono oggi sotto processo per associazione per delinquere finalizzata alla costituzione di associazione segreta!). Erano tempi in cui i magistrati di Potenza che non fingevano fossi trasparente, incontrandomi, erano tre. Uno di quelli si chiama Gerardina Romaniello!

giovedì 19 febbraio 2015

Basilicata: una regione troppo stretta. Cardiochirurgia al San Carlo (prima puntata)

Sono liberi i Lucani: di tacere o di parlare a comando

Sono pochi, i Lucani: mezzo milione. Sono poveri, i Lucani: mediamente s'intende! Sono schiavi i Lucani: un ceto politico che non vede oltre il proprio ombelico (o, in alcuni casi, subito sotto). Sono rassegnati, i Lucani: al massimo alti proclami su FB, quelli in campo sono pochi e soli. Sono liberi i Lucani: di tacere o di parlare a comando.
Parlare dei massimi sistemi non serve. Siamo tutti un po' troppo presi dall'immanente, dall'immediato, persino dal necessario e non abbiamo tempo per l'indispensabile.
Succede così che le notizie, la cosiddetta “informazione” ci scivola addosso senza possibilità di appiglio, di vera conoscenza e comprensione. Qualche parola, a volte una intera frase colta da un titolo di giornale o da qualche sprazzo televisivo ed il resto è la fantasia preda dei luoghi comuni.
Il Governatore della Basilicata: Marcello Pittella
L'attenzione dura venti righi sullo scritto e 30 secondi sul video, quindi occorre arrivare subito al sodo. Ergo, facciamo un esempio.
Ospedale San Carlo (Potenza): donna muore durante un intervento chirurgico a cuore aperto. Una conversazione registrata da un medico, rivela uno scenario agghiacciante: un errore ha causato la morte, una finzione ha coperto l'errore. La coperta salta, perché la telefonata diventa pubblica e succede il patatrac. Tutti i Lucani si sono fatti un'idea e tutti si sono indignati. Quanti hanno gli elementi di conoscenza per comprendere sino in fondo quello che è accaduto nei palazzi del potere politico e del Tribunale di Potenza dopo un accadimento terribile e disumano?
C'è un meccanismo odioso che scatta dopo una tragedia: la presa di beneficio. Molti ricorderanno i furbetti che ridevano del terremoto pensando agli affari che ne sarebbero derivati.
Cominciamo un viaggio di conoscenza nella vicenda San Carlo partendo dalle relazioni corte che occorre conoscere per comprendere bene:
Faustino Saponara: medico chirurgo. Effettua la registrazione della conversazione intercorsa tra lui e Michele Cavone (chirurgo anch'egli) nella quale racconta dell'errore medico e della copertura tentata per eludere responsabilità. Saponara nega di essere l'autore della registrazione, il giudice (Amerigo Palma) afferma in atti che è stato Saponara a registrare. (se non fosse stato Saponara ad effettuare la registrazione, questa non costituirebbe elemento utile nel processo essendo abusiva).
Nicola Marraudino, Michele Cavone e Matteo Galatti: chirurghi sotto processo per omicidio colposo.
Giampiero Maruggi: Direttore Generale dell'ospedale San Carlo di Potenza quando viene resa nota la “confessione telefonica”.
Marcello Pittella: Governatore della Regione Basilicata che ha la responsabilità della nomina dei vertici amministrativi e sanitari delle Aziende Sanitarie Regionali Lucane.
Michele Napoli: avvocato, difensore del Dr. Saponara.
Faustino Saponara è marito di Gerardina Romaniello, giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Potenza. La D.ssa Romaniello tratta (inevitabilmente) vicende giudiziarie che vedono indagato il Presidente Marcello Pittella. Quest'ultimo deve decidere sulle nomine dei vertici della sanità regionale ed ha, tra i consiglieri di opposizione l'avv. Michele Napoli, capogruppo del PDL. Tra Saponara, Maruggi, Azienda San Carlo ed altri della galassia sanitaria Lucana sono in corso contenziosi giudiziari civili e penali, tutti incardinati presso il Tribunale di Potenza.
Gerardina Romaniello: giudice del Tribunale di Potenza
Come se ne esce fuori, giacché sembra che tutti ignorino i motivi di opportunità che consiglierebbero a chi opera in posizione di “conflitto d'interessi”, cioè con casacche dell'una e dell'altra squadra, di scegliere una sola bandiera?
I procedimenti a carico di un magistrato o di un suo stretto congiunto possono essere trattati nel Tribunale presso cui opera quel magistrato?
Le valutazioni di “opportunità” sono espresse dall'ordinamento (come da chi scrive) ad esclusiva tutela delle persone e delle funzioni ricoperte, giacché non si discute affatto della correttezza e del rigore di ciascuno e si vuole fare in modo che nessuno possa, nemmeno lontanamente, dubitarne (1. continua)

Filippo de Lubac

sabato 14 febbraio 2015

Quella libertà di stampa che non interessa (quasi) a nessuno


52 mesi or sono (ottobre 2010) il polso delle persone scese in difesa della libertà di stampa in Italia, segnava solo quindici interventi in difesa di un giornalista ingiustamente condannato per aver pubblicato notizie vere, di pubblico interesse e con linguaggio continente. Sul blog www.toghelucane.blogspot.com, questa la notizia pubblicata:

http://toghelucane.blogspot.it/2010/10/15-uomini-sulla-cassa-del-morto.html

sabato 23 ottobre 2010
Libertà di stampa: 15 uomini sulla cassa del morto
Al momento (ore 20:10 del 22/10/2010) sono diciannove i commenti al pensiero di Carlo Vulpio (http://www.carlovulpio.it/) sulla vicenda che vede coinvolto Giacomo Amadori (giornalista di Panorama) e Fabio Diani (appuntato della GdF in servizio a Pavia). Una vicenda emblematica di un'Italia che, quanto a democrazia, ha toccato un livello così infimo da dubitare che si possa mai risalire. Un giornalista pubblica notizie vere, di pubblico interesse, con un linguaggio consono e per questo viene indagato. Gli organi di stampa e televisione, l'ordine dei giornalisti, le penne illustri ed soloni di ogni occasione tacciono o, al limite, biascicano qualcosa. Poi ci sono i faziosi di ogni colore che, quando si accorgono di appartenere allo schieramento avverso (oggi a Panorama, ieri a Repubblica), danno addosso al malcapitato. La libertà di stampa è sacra quando incassi due milioni di euro all'anno o cinquantamila a puntata o tremila al mese, un delitto quando ad esercitarla è un malcapitato ostile a chi ti paga, poco o tanto che sia.

Capita così che i commenti al pensiero di Carlo Vulpio, irriducibile sostenitore del “liberi tutti”, siano solo 19. Nel mondo della rete, nell'era della globalizzazione, solo in 15 (alcuni sono intervenuti più volte) hanno voluto esprimersi sul tema delicatissimo della libertà di stampa che è poi il tema della libertà tout court. 15 uomini sulla cassa del morto. Filippo de Lubac



Qualche giorno fa, da questo blog, abbiamo lanciato una petizione per la difesa della libertà di stampa a cui hanno aderito in 35:

giovedì 5 febbraio 2015

Difendi la libertà di stampa: firma anche tu la petizione alla Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo
Un terribile attacco alla libertà di stampa è in corso in Italia. Da 10 anni, un giornalista è implicato in centinaia di procedimenti penali. Egli ha una sola colpa: lui ha scritto la verità. Inchieste giornalistiche che non piacciono ad un signore arrogante che crede di poter impedire la libera informazione. Firma per chiedere l'intervento della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Un terrible attaque sur la liberté de la presse est en cours en Italie. Depuis 10 ans, un journaliste est impliqué dans des centaines de cas criminels. Il n'a qu'un défaut: ils ont écrit la vérité. Les enquêtes menées par des journalistes qui ne aiment pas un gentleman arrogant qui croit qu'il peut empêcher l'information gratuite. Signature de demander l'intervention de la Cour européenne des droits de l'homme.

A terrible attack on freedom of the press is in progress in Italy. For 10 years, a journalist is involved in hundreds of criminal cases. He has only one fault: he wrote the truth. Investigations by journalists who do not like a gentleman arrogant who believes he can prevent the free information. Signature to request the intervention of the European Court of Human Rights.

Un terrible atentado contra la libertad de prensa está en curso en Italia. Durante 10 años, periodista está involucrado en cientos de casos penales. Él tiene un solo defecto: escribió la verdad. Las investigaciones de los periodistas que no les gusta un caballero arrogante que cree que puede evitar que la información libre. Firma para solicitar la intervención de la Corte Europea de Derechos Humanos.

Ein schrecklicher Angriff auf die Pressefreiheit ist in Arbeit in Italien. Seit 10 Jahren wird ein Journalist in Hunderten von Kriminalfällen beteiligt. Er hat nur einen Fehler: er die Wahrheit geschrieben. Untersuchungen von Journalisten, die nicht wie ein Gentleman arrogant, der glaubt, er kann die kostenlose Informationen zu verhindern. Signatur, um die Intervention des Europäischen Gerichtshofs für Menschenrechte zu verlangen.

Firma la petizione: Je Suis M. Nicola Piccenna

Oggi leggiamo sui giornali che l'Italia ha perso 24 posizioni nella classifica mondiale che misura la libertà di stampa in un Paese.

Nel rapporto di Reporter senza frontiere l’Italia al 73esimo posto a causa di «attacchi mafiosi» e «querele ingiustificate per diffamazione»:
http://www.corriere.it/cronache/15_febbraio_12/liberta-stampa-mondo-italia-perde-24-posizioni-73esimo-posto-eab023c0-b2c4-11e4-9344-3454b8ac44ea.shtml

Non ce n'eravamo accorti!

A noi sembrava che raddoppiare il numero di coloro che scendono in campo per difendere un diritto fondamentale per la democrazia e la civiltà sociale, in soli quattro anni, fosse un grande balzo in avanti!