giovedì 19 febbraio 2015

Basilicata: una regione troppo stretta. Cardiochirurgia al San Carlo (prima puntata)

Sono liberi i Lucani: di tacere o di parlare a comando

Sono pochi, i Lucani: mezzo milione. Sono poveri, i Lucani: mediamente s'intende! Sono schiavi i Lucani: un ceto politico che non vede oltre il proprio ombelico (o, in alcuni casi, subito sotto). Sono rassegnati, i Lucani: al massimo alti proclami su FB, quelli in campo sono pochi e soli. Sono liberi i Lucani: di tacere o di parlare a comando.
Parlare dei massimi sistemi non serve. Siamo tutti un po' troppo presi dall'immanente, dall'immediato, persino dal necessario e non abbiamo tempo per l'indispensabile.
Succede così che le notizie, la cosiddetta “informazione” ci scivola addosso senza possibilità di appiglio, di vera conoscenza e comprensione. Qualche parola, a volte una intera frase colta da un titolo di giornale o da qualche sprazzo televisivo ed il resto è la fantasia preda dei luoghi comuni.
Il Governatore della Basilicata: Marcello Pittella
L'attenzione dura venti righi sullo scritto e 30 secondi sul video, quindi occorre arrivare subito al sodo. Ergo, facciamo un esempio.
Ospedale San Carlo (Potenza): donna muore durante un intervento chirurgico a cuore aperto. Una conversazione registrata da un medico, rivela uno scenario agghiacciante: un errore ha causato la morte, una finzione ha coperto l'errore. La coperta salta, perché la telefonata diventa pubblica e succede il patatrac. Tutti i Lucani si sono fatti un'idea e tutti si sono indignati. Quanti hanno gli elementi di conoscenza per comprendere sino in fondo quello che è accaduto nei palazzi del potere politico e del Tribunale di Potenza dopo un accadimento terribile e disumano?
C'è un meccanismo odioso che scatta dopo una tragedia: la presa di beneficio. Molti ricorderanno i furbetti che ridevano del terremoto pensando agli affari che ne sarebbero derivati.
Cominciamo un viaggio di conoscenza nella vicenda San Carlo partendo dalle relazioni corte che occorre conoscere per comprendere bene:
Faustino Saponara: medico chirurgo. Effettua la registrazione della conversazione intercorsa tra lui e Michele Cavone (chirurgo anch'egli) nella quale racconta dell'errore medico e della copertura tentata per eludere responsabilità. Saponara nega di essere l'autore della registrazione, il giudice (Amerigo Palma) afferma in atti che è stato Saponara a registrare. (se non fosse stato Saponara ad effettuare la registrazione, questa non costituirebbe elemento utile nel processo essendo abusiva).
Nicola Marraudino, Michele Cavone e Matteo Galatti: chirurghi sotto processo per omicidio colposo.
Giampiero Maruggi: Direttore Generale dell'ospedale San Carlo di Potenza quando viene resa nota la “confessione telefonica”.
Marcello Pittella: Governatore della Regione Basilicata che ha la responsabilità della nomina dei vertici amministrativi e sanitari delle Aziende Sanitarie Regionali Lucane.
Michele Napoli: avvocato, difensore del Dr. Saponara.
Faustino Saponara è marito di Gerardina Romaniello, giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Potenza. La D.ssa Romaniello tratta (inevitabilmente) vicende giudiziarie che vedono indagato il Presidente Marcello Pittella. Quest'ultimo deve decidere sulle nomine dei vertici della sanità regionale ed ha, tra i consiglieri di opposizione l'avv. Michele Napoli, capogruppo del PDL. Tra Saponara, Maruggi, Azienda San Carlo ed altri della galassia sanitaria Lucana sono in corso contenziosi giudiziari civili e penali, tutti incardinati presso il Tribunale di Potenza.
Gerardina Romaniello: giudice del Tribunale di Potenza
Come se ne esce fuori, giacché sembra che tutti ignorino i motivi di opportunità che consiglierebbero a chi opera in posizione di “conflitto d'interessi”, cioè con casacche dell'una e dell'altra squadra, di scegliere una sola bandiera?
I procedimenti a carico di un magistrato o di un suo stretto congiunto possono essere trattati nel Tribunale presso cui opera quel magistrato?
Le valutazioni di “opportunità” sono espresse dall'ordinamento (come da chi scrive) ad esclusiva tutela delle persone e delle funzioni ricoperte, giacché non si discute affatto della correttezza e del rigore di ciascuno e si vuole fare in modo che nessuno possa, nemmeno lontanamente, dubitarne (1. continua)

Filippo de Lubac