sabato 15 maggio 2010

“Le mani in pasta… ed anche altrove”


Quell'area di via Cererie era, originariamente, proprietà di Giovanni Fragasso ed era adibita a cava di pietra. Infatti, Giovanni e suo figlio Vito erano costruttori di strade e quella cava serviva a produrre il materiale edile per questa attività. Nel 1913 Francesca Fragasso, figlia diciottenne di Giovanni, sposa Giovanni Padula che insieme al padre Giacinto è il fondatore della importante industria agroalimentare materana che prende il loro nome.


Nel 1935, Giovanni Padula acquista un piccolo mulino pastificio delle famiglie Tortorelli Lamacchia in via Lucana, promuovendone la modernizzazione tecnologica che lo porta, nel 1955, ad acquistare la quota restante dell'area di via Cererie dal cognato Vito Fragasso. La costruzione del pastificio inizia in quest'area nel 1962. Il pastificio viene inaugurato il 26 luglio 1963.


La storia del pastificio Padula, come tante semplici vicende della nostra terra, s'inerpica nella trasformazione di una società basata sui valori originati da una tradizione contadina e borghese post-feudale che si scontra con l'insorgente stato unitario nato dalla occupazione Savoiarda. Non è questo il tema che affronteremo, anzi ci occuperemo di tutt'altro. Ma sembrava utile conoscere la semplicità di una storia che è stata sottratta agli originali protagonisti in una girandola turbinosa di accadimenti da cui un dato emerge: la scomparsa della borghesia materana, che aveva saputo costruire intraprese valide e degne di rispetto se non addirittura di ammirazione, sostituita da una classe di faccendieri ancora più abili nel maneggiare denaro che non ha saputo costruire nulla che renda utile o edificante ricordarli.


Dei primi possiamo ancora raccontare del matrimonio tra Francesca Fragasso e Giovanni Padula, dei secondi non varrà nemmeno la pena ricordare i nomi.


“Le mani in pasta… ed anche altrove”
nelle edicole a Matera


Un instant book che riprende le vicende di cronaca degli ultimi anni, datandole puntigliosamente. Sono tante le circostanze che suscitano interesse e, spesso, un'ironia amara che ci risparmia la teoria dell'indignazione e della contumelia che pur, forse, non andrebbe evitata sempre e comunque. Non capita spesso che un gruppo di lavoratori russi, privi di visto adeguato, smontino una intera fabbrica (finanziata con i soldi pubblici arrivati dopo il disastroso terremoto del 1980) e se ne portino i pezzi nella Santa Madre Russia sotto gli sguardi inermi di magistrati, sindacalisti e Finanzieri imbelli. Sconcertante l'espressione del magistrato: “per fortuna non c'era l'aflatossina”, che si affrancava dalla ricerca della ocratossina, sostanza tossica, terafogena e cancerogena, segnalata in una partita di grano giunta anche a Matera. Per giungere al gran finale, quando il Commissario Prefettizio delibera, a pochi giorni dalla scadenza del suo mandato, nuovi orientamenti in materia di destinazione urbanistica. Un affare per centinaia di miliardi di lire, una scelta di straordinaria amministrazione assunta senza averne i poteri?