lunedì 10 marzo 2014

Il Viceministro Filippo Bubbico: ha calunniato per limitare la libertà di stampa


Il Viceministro Filippo Bubbico 
Filippo Bubbico
ha querelato un giornalista (Nicola Piccenna) ed il direttore del giornale (Il Resto) che aveva pubblicato un articolo dell'anzidetto, per aver scritto:
"Pare che un importante avvocato materano abbia fatto da tramite con il Presidente Bubbico ed il resto dei rappresentanti degli enti locali (provincia di Matera, Comuni limitrofi) riferendo che tutti accettavano il deposito. Il dubitativo è d’obbligo, non essendo mai stato esibito il verbale del famoso "consiglio dei ministri" e dovendo registrare le reiterate dichiarazioni dell’arch. Filippo Bubbico che minacciò denunce e querele a carico dell’On. Giovanardi e di quanti avessero sostenuto le sue tesi...
...Se fosse stato un vero generale, per Bubbico si sarebbe potuto ipotizzare l’alto tradimento, "intelligenza col nemico". Sarebbe stato degradato con ignominia. Fortunatamente è solo un politico e se la caverà con un calo di consensi (forse) oppure chiarirà che è tutta un’invenzione, che i documenti citati sono falsi e che nessun incontro ha sancito patti e contropartite. La conoscenza è l’anima del progresso..."
Effettivamente, Filippo Bubbico querelò Carlo Giovanardi e querelò anche Nicola Piccenna ed il direttore Nino Grilli.
Poi successe, per l'imponderabile asincronia della giustizia Italiana, che Carlo Giovanardi consegnò alla Procura presso il Tribunale dei Ministri il Verbale del 13/11/2003 ed il procedimento a suo carico venne archiviato mentre Piccenna e Grilli, non potendo accedere al verbale del Consiglio dei Ministri direttamente, chiesero alla Procura di Matera che disponesse l'acquisizione dell'intero fascicolo del procedimento penale a carico di Carlo Giovanardi.
La Procura della Repubblica di Matera non riuscì nell'impresa dichiarando che non era risultato esistere alcun procedimento penale a carico di Carlo Giovanardi. In verità, ignorando che i ministri hanno un Tribunale specifico che tratta i procedimenti penali a carico dei membri del governo (Tribunale dei Ministri) la Procura si era rivolta alla Procura ordinaria. Miglior fortuna non sortì la richiesta di "analoga" acquisizione rivolta al Giudice per l'Udienza preliminare che dispose il rinvio a giudizio.
Nel processo, Filippo Bubbico si costituì parte civile, sancendo con questo atto l'intento calunnioso nei confronti dei giornalisti querelati. Infatti, mentre all'atto della presentazione della querela Bubbico non conosceva l'esito della precedente doglianza nei confronti di Carlo Giovanardi, quando si costituì parte civile contro i giornalisti de "Il Resto", sapeva che Giovanardi era stato ritenuto completamente privo di responsabilità in quanto il verbale del Consiglio dei Ministri affermava proprio quanto Giovanardi (e di conseguenza Piccenna e Grilli) aveva dichiarato.
Filippo Bubbico si è costituito parte civile contro due giornalisti che sapeva innocenti, Filippo Bubbico è un calunniatore icto oculi (basta leggere i documenti che, tutti, si allegano!).

Una utilità, comunque, questo processo (tuttora pendente) l'ha ben avuta, anzi due: ha consentito di acquisire e conoscere il verbale del Consiglio dei Ministri che riporta esattamente quanto dichiarava Carlo Giovanardi e scriveva Piccenna; ha permesso di accertare che il noto avvocato che aveva fatto da intermediario era Emilio Nicola Buccico, 



Emilio Nicola Buccico




 
 
bugiardo matricolato che ebbe, a sua volta, a querelare (20 o 30 volte) Nicola Piccenna. Diceva Buccico di non aver mai avuto contatti con amministratori locali in merito al deposito unico nazionale di scorie nucleari, rivendicando di aver espresso attraverso la stampa la sua avversità alla scelta. Con ciò mentiva, sapendo di mentire (cioè calunniava) e manifestava la doppiezza di colui che comunica al popolo bue il contrario di ciò per cui agisce.

Potremmo chiederci perché la Procura di Matera non ha saputo chiedere i documenti che avrebbero evitato inutili anni di processo e spese e aggravamento del carico giudiziario all'apparato dello Stato che amministra la Giustizia.
Potremmo chiederci perché il Giudice dell'Udienza Preliminare ha rifiutato l'acquisizione dei documenti che avrebbero fatto chiudere la vicenda rapidamente, senza portarla a più gravi e onerose fasi processuali.
Potremmo chiederci perché un politico navigato come Filippo Bubbico si sia avventurato in una calunnia così sfacciatamente palese da essere documentata in atti giudiziari (procedimento archiviato a carico di Carlo Giovanardi).
Ma, a queste domande non risponderebbe nessuno perché in Basilicata così è uso: alle domande scomode i presunti potenti rispondono a suon di querele ed i presunti magistrati con vere e proprie persecuzioni giudiziarie.
Allora preferiamo dirla tutta e subito: sono anni che il giornalismo lucano è oltraggiato, vilipeso e censurato da decine di querele, denunce, perquisizioni e intercettazioni poste in essere col solo scopo di impedirne l'attività.
Nessun grande giornale ha voluto occuparsene!
Nessuna testata televisiva ha dedicato un solo cenno d'informazione!
Nessuna Procura ha saputo accertare le responsabilità di quanti hanno posto in essere una vera e propria associazione per delinquere che, operando con modalità mafiosa (ex art. 7) ha usato le Procure della Repubblica ed i Tribunali dello Stato Italiano per paralizzare i giornalisti e l'informazione.
Nessun partito e nessuna formazione politica e nessun parlamentare ha sprecato una sola parola oppure ha chiesto di conoscere atti e fatti (meglio tenere la testa sotto la sabbia e vivere felici).
Nessun Napolitano, nessun Vietti, nessun Grasso, nessun Travaglio, nessuna Gabanelli, nessun nessuno (tutti ampiamente e ripetutamente informati ed invocati) ha mosso un sopracciglio. Tutti, certamente, avevano impegni improrogabili e cose ben più utili da fare!
Perché avrebbero dovuto occuparsi di due oscuri giornalisti lucani che hanno collezionato più querele di qualunque altro giornalista Italiano?
Noi siamo solo giornalisti figli di un Dio minore, giornalisti pubblicisti che hanno fatto gratis il lavoro che non facevano i super pagati giornalisti professionisti. Siamo scomodi anche per loro, forse!
All'ultima, recente, udienza del processo contro di noi (parte civile Filippo Bubbico) non c'era nemmeno l'ombra del Presidente Regionale dell'Ordine dei Giornalisti (Mimmo Sammartino), del Presidente Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti (Enzo Iacopino), dell'Assostampa e di quanti hanno un qualche ruolo di rappresentanza di una categoria che ha appeso la penna al chiodo invischiata (evidentemente) in troppi bizantinismi di un'Italia allo sbando in cui censurare la libertà di stampa significa condannare a morte l'intero Paese.
La levata di scudi contro quell'oscuro sottosegretario costretto a dimettersi senza che ci fosse alcuna evidenza che la "pressione" sul giornale calabrese provenisse da lui, la dice lunga su quanta libertà ci sia e quanta ipocrisia alberghi nella società Italiana, specie nel ceto "dirigente".
Quel che maggiormente duole constatare, è la lettura frettolosa e falsa che si da delle nostre reiterate doglianze in ambito giudiziario come nel mondo dell'informazione.
Non si comprende che quello che tentiamo di difendere è il diritto/dovere all'informazione nell'interesse di tutti, non già una nostra posizione personale per cui, vista l'inconsistenza delle accuse mosse a nostro carico, non abbiamo nulla da temere (dalla Giustizia basata sul diritto) mentre nulla possiamo fare da quell'altra giustizia preda di consorterie riconoscibili e spudorate.
Buona giornata a tutti e, prima di voltare pagina con fastidio, guardatevi nello specchio!