domenica 14 giugno 2009

Don Abbondio e le “Toghe Lucane”

Dall'atto di chiusura delle indagini (proc. Toghe Lucane), riportiamo solo la parte iniziale del primo punto riassuntivo delle contestazioni mosse agli indagati (ricordiamo che l'atto è costituito da alcune decine di capi di contestazione). Non esiste, nella storia repubblicana, un altro caso giudiziario così articolato e preciso nel documentare il coinvolgimento organico e sistemico di un’intera “classe giudiziaria”. L’accezione “intera” che, come al solito, scandalizzerà più di qualcuno, è quanto mai opportuna. Infatti se per un verso è falso che tutti i magistrati siano direttamente o indirettamente coinvolti negli atti e nei rapporti finalizzati a commettere crimini, d’altro canto è pur vero che gli abusi si possono commettere perché gli “altri” tacciono. Lasciano che si commettano i reati e gli abusi sotto i loro (competenti) occhi e nulla fanno per evitarli. L’esempio “principe” di queste anime pavide è la recente vicenda dell’archiviazione di un procedimento penale a carico di molti notabili materani. L’operazione riesce anche perché il Procuratore Giuseppe Chieco trasforma l’informativa finale della Guardia di Finanza in un documento fantasma, ficcandolo in un procedimento penale diverso da quello per cui era stato chiesto e redatto. Ebbene, tutti gli altri magistrati che si sono occupati direttamente del caso, quelli che operano a Matera e ne sono venuti a conoscenza, quelli che sono direttamente stati informati dell’abuso, gli organi di polizia giudiziaria che operano e sono stati resi edotti formalmente della vicenda, tutti costoro fanno finta di nulla. Conoscono gravi reati commessi da Giuseppe Chieco e Annunziata Cazzetta (gà denunciati alle Procure competenti, a continuano a far finta di niente. Sì, dirà qualcuno, ma se uno il coraggio non ce l’ha, non può darselo. È vero, ma il personaggio di Don Abbondio, per questo motivo, è stato consegnato alla storia come l’emblema dei pavidi, degli accomodanti, dei servi, degli zerbini. Se è questa l’impronta che intendono lasciare della loro vita, facciano pure. Di nostro ci occuperemo di farlo sapere in giro. (di Filippo de Lubac)

a) in ordine al reato p. e p. dall'art. 416, commi 1 2 5, cod.pen. perché si associavano tra loro TUFANO quale Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Potenza, BONOMI quale Sostituto Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Potenza, GENOVESE quale Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza e per un periodo anche quale Procuratore della Repubblica Vicario presso il Tribunale di Potenza, nonché Procuratore della Repubblica FF, CANNIZZARO quale marito della GENOVESE e Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza, CHIECO quale Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Matera, GRANESE quale Presidente del Tribunale di Matera, BUCCICO quale Avvocato componente del Consiglio Superiore della Magistratura es successivamente quale Senatore della Repubblica, GENTILI quale Ufficiale dell'Arma dei Carabinieri Responsabile della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Potenza, BARBIERI quale Capo della Direzione Generale Magistrati presso il Ministero della Giustizia, FASANO quale Dirigente della Squadra Mobile della Questura di Potenza, LABRIOLA quale Avvocato Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Matera, ed altri per cui non si procede in questa sede, al fine di commettere più delitti, ed in particolare quelli di corruzione e corruzione in atti giudiziari, come indicato nei capi che seguono, con le loro condotte, occultando anche i legami tra di loro e soprattutto tenendo segrete le finalità e gli scopi del sodalizio criminoso, svolgevano attività diretta ad interferire sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali (Ordine Giudiziario, Consiglio Superiore della Magistratura e Ministero della Giustizia, in particolare attraverso attività di ostacolo, pressioni e delegittimazione di magistrati in servizio presso la Procura della Repubblica di Potenza e l'Ufficio del Giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Potenza, impegnati in indagini difficili e complesse che avevano ad oggetto in particolare, per reati gravi contro la pubblica amministrazione ed altro, settori dei cd colletti bianchi) e di amministrazioni pubbliche (attraverso la delegittimazione ed il tentativo di condizionamento della Polizia Giudiziaria delegata ad indagini preliminari delicate e complesse, in particolare nei confronti di appartenenti alla Polizia di Stato, alla Polizia Municipale ed all'Arma dei Carabinieri ed altresì attraverso il condizionamento di persone informate sui fatti), nonché attraverso il condizionamento di amministrazioni pubbliche (quali la Regione Basilicata, il Comune di Potenza e l'Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza). Tale sodalizio diveniva punto di riferimento di politici (anche di opposti schieramenti), amministratori pubblici, avvocati, imprenditori e faccendieri vari che avevano necessità di interventi illeciti per il condizionamento, in loro favore e di persone di cui erano referenti, dell'attività giudiziaria che si svolgeva presso gli uffici giudiziari di Potenza e Matera. Sodalizio che operava con distribuzione di ruoli ed avvalendosi in modo servente agli interessi associativi di mezzi e strutture pubbliche. I pubblici ufficiali, partecipanti al sodalizio, asservivano, pertanto, in modo stabile, la loro funzione ad interessi di privati, ricevendo utilità varie, quali incarichi in ruoli di vertice all'interno dell'Ordine Giudiziario, incarichi presso la Commissione Parlamentare Antimafia, la disponibilità diretta dell'Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza. la promessa di assunzione di parenti presso strutture pubbliche, interventi indebiti presso il Consiglio Superiore della Magistratura ed il Ministero della Giustizia, il consolidamento di posizioni di prestigio e di influenza dominante all'interno dei gruppi di potere, in primo luogo politici (con rilevanti componenti massoniche), operanti in Basilicata ed in Roma, condotte di favore da parte di appartenenti alle forze dell'ordine, nonché divenendo interlocutori privilegiati di esponenti di primo piano della Camera Penale degli Avvocati di Potenza e Matera. Atti di ufficio di mercimonio che si concretizzavano, in particolare, con comportamenti contrari ai doveri di fedeltà (attraverso la violazione sistematica di norme giuridiche), di obbedienza (attraverso l'asservimento di funzioni pubbliche, anche di rilevanza costituzionale, per il perseguimento di interessi personali e di gruppo), di segretezza (attraverso la diffusione tra i sodali ed i beneficiari delle condotte illecite di notizie coperte da segretezza e riservatezza), di imparzialità (attraverso le coperture fornite ai sodali ed ai magistrati che non creavano "problemi" agli interessi dei centri di potere, anche occulti, protetti dal sodalizio, ed ostacolando l'attività giudiziaria compiuta da magistrati che esercitavano le funzioni in ossequio ai principi di uguaglianza alla legge ed all’obbligatorietà dell'azione penale), di onestà (piegando le loro funzioni. attraverso il mercimonio delle stesse, in favore di centri di potere extragiudiziari) e di vigilanza (offrendo coperture a magistrati e pubblici ufficiali collusi ed esercitando, in violazione di legge, asseriti poteri di vigilanza per contrastare magistrati e pubblici ufficiali che agivano per l'interesse pubblico in modo conforme a legge). Condotte illecite concretizzatesi non solo attraverso fatti di mercimonio dei doveri dell'ufficio per atti formali (provvedimenti giudiziari ed amministrativi), ma anche attraverso il sistematico e generalizzato favoritismo in violazione anche del principio costituzionale del buon andamento e dell'imparzialità della pubblica amministrazione ed asservimento dei beni pubblici protetti ad interessi privatistici di singoli e di gruppi. Ed in particolare, sodalizio che ha operato anche con le seguenti condotte:

TUFANO e BONOMI, avvinti da solidi legami anche di natura personale, collocati ai vertici degli uffici giudiziari requirenti di Potenza, esercitavano indebita attività d'interferenza nei confronti del Procuratore della Repubblica di Potenza Giuseppe GALANTE, dei Sostituti Procuratori della Repubblica Vincenzo MONTEMURRO ed Henry John WOODCOCK, dei Giudici per le indagini preliminari Alberto IANNUZZI e Rocco PAVESE, nonché garantivano illecita copertura, attraverso l'omissione della dovuta attività di vigilanza, ad appartenenti dei medesimo sodalizio, quale il Sostituto Procuratore della Repubblica della DDA di Potenza, nonché Procuratore della Repubblica Vicario, Felicia GENOVESE; condizionavano procedimenti penali in cui risultavano interessati Avvocati a loro “vicini”; condizionavano la polizia giudiziaria impegnata in indagini delicate e complesse soprattutto per reati contro la pubblica amministrazione ed anche al fine di dirigere le loro attività contro Magistrati della Procura della Repubblica di Potenza e di loro collaboratori;

GENOVESE e CANNIZZARO garantivano l'esito di procedimenti penali di loro interesse e delle persone di cui erano garanti (in particolare quelli nel settore della sanità, cd. processo PANIO in primo luogo) ed offrivano utilità varie attraverso il ruolo del dott. CANNIZZARO all'interno della più grande azienda ospedaliera della Basilicata; BUCCICO, in particolare quale Avvocato e Consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura, quale controprestazione di interventi giudiziari in suo favore e/o di persone a lui comunque riconducibili, garantiva il suo intervento presso pratiche (disciplinari, para disciplinari incarichi direttivi e semi direttivi ed altre ancora) innanzi al Consiglio Superiore della Magistratura che riguardavano sodali ed altri magistrati (tra cui il TUFANO ed il CHIECO), nonché incarichi presso Organi Costituzionali ed il consolidamento di posizioni negli ambienti politici e professionali della Basilicata. Il BUCCICO garantiva, in particolare, interventi di favore presso il CSM nei confronti dei Presidente del Tribunale di Matera, Iside GRANESE, con riferimento ad un debito che questa aveva con la Banca Popolare del Materano, Istituto Bancario più volte patrocinato dallo stesso studio legale BUCCICO; prometteva e faceva avere, inoltre, al Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, Felicia GENOVESE, l'incarico di Consulente presso la Commissione Parlamentare Antimafia (quale controprestazione del suo asservimento agli interessi illeciti dello stesso BUCCICO); GRANESE, quale Presidente del Tribunale di Matera, al fine di assicurare l'impunità a CARUSO Attilio, Presidente della Banca Popolare del Materano, per alcuni fatti illeciti commessi nella gestione del Consorzio Anthill (in particolare la turbata libertà degli incanti durante la gara UMTS) e della ILM srI, compiva condotte finalizzate all'ottenimento dell'illegittimo fallimento del predetto Consorzio; la GRANESE risultava Giudice in diverse cause nella quali era convenuta la Banca Popolare del Materano nello stesso periodo in cui il Presidente del Tribunale aveva contratto un rapporto di mutuo, a condizioni di eccezionale favore, con il predetto Istituto Bancario; LABRIOLA, nel suo ruolo di Avvocato ed anche Presidente della Camera Penale di Matera, assumeva il ruolo (anche in virtù dei suoi legami di tipo massonico) di condizionamento di processi, unitamente al BUCCICO, nel distretto giudiziario di Potenza, in particolare nella vicenda relativa ai cd. brogli di Scanzano jonico; CHIECO, quale Procuratore della Repubblica di Matera, garantiva l'esito favorevole dì taluni procedimenti presso la Procura della Repubblica di Matera anche attraverso i legami con l'Avv. BUCCICO e l'Avv. LABRIOLA (con particolare riferimento ai fascicoli procedimentali in cui risultavano interessati Michele Francesco ZITO, Carlo GAUDIANO e l'Avv. Beatrice Maria GENCHI, ed in generale tutti quelli che riguardavano persone con le quali intratteneva rapporti di interesse o persone offese che potevano danneggiare persone a lui vicine);

GENTILI, quale alto Ufficiale dell'Arma responsabile dell'aliquota Carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Potenza, unitamente alla FASANO dirigente della Squadra Mobile della Questura di Potenza, rappresentavano i punti di riferimento del sodalizio nell'ambito della polizia giudiziaria: in modo tale da dirigere attività di ostacolo nei confronti di altri appartenenti alla polizia giudiziaria che prestavano doverosamente il loro lavoro nel perseguimento della giustizia, carpire in modo indebito informazioni riservate, divulgare notizie coperte da segreto investigativo, condizionare avvocati e persone informate sui fatti; BARBIERI rappresentava uno dei punti di riferimento presso il Ministero della Giustizia al fine di indirizzare attività di accertamento ispettivo di tipo strumentale, nonché attività di indebita pressione e condizionamento, nei riguardi di magistrati impegnati in procedimenti delicati e complessi presso gli uffici giudiziari di Potenza, e di offrire, contestualmente, garanzie di “coperture” istituzionali ai magistrati del sodalizio e di quelli a loro a qualsiasi titolo collegati che pure a fronte di nefandezze varie non subivano accertamenti altrettanto pervasivi dagli organi istituzionali di vigilanza.