martedì 26 giugno 2012

I ritardatari sono sempre gli stessi, i magistrati pure


Si chiamano Gerardo Dominijanni, Paolo Petrolo, Assunta Maiore e fanno i magistrati!
Il primo giugno 2012, Dominijanni e Petrolo, firmano una richiesta di archiviazione del Proc. Pen. 1040/11 mod. 21. L'unico atto d'indagine richiesto dai due è l'acquisizione della querela presentata in data 15/1/2009, tre anni prima dell'iscrizione del procedimento penale, ma questi “ritardi” rientrano nelle abitudini del duo catanzarese. Così come il vizietto di iscrivere contro ignoti querele che recano nome, cognome, funzione e sede di servizio dei magistrati denunciati. Se possono permetterselo, Dominijanni e Petrolo, è perché fidano che qualcuno lassù li ama ma per quanto? Chiedere l'archiviazione prim'ancora di aver letto la querela che loro stessi avevano chiesto di acquisire perché mancante è un piccolo capolavoro. Quasi quanto quello di un altro magistrato catanzarese, Assunta Maiore, Giudice per le Indagini Preliminari. Il procedimento è un altro ma gli indagati sono gli stessi, sempre i “soliti” tre o quattro magistrati di Matera.
Anche qui si richiede l'archiviazione ma si scopre che mancano atti per “oltre cento faldoni”. Sì, avete letto bene, sono scomparsi, volatilizzati, annichiliti 150 mila fogli ed atti processuali. E la D.ssa Maiore, candidamente, argomenta: “La sollecitata acquisizione di altri fascicoli ...in nessun caso potrebbe portare a dimostrare la sussistenza degli elementi costitutivi, oggettivi e soggettivi, del delitto di cui all'art. 323 c.p. a carico dell'indagata”. Mancano cento faldoni, nessuno li ha potuti consultare ma il loro contenuto “...in nessun caso potrebbe portare a dimostrare la sussistenza degli elementi costitutivi, oggettivi e soggettivi...”. Significa dire papale papale, che la decisione prescinde dagli atti, dalle prove, dalle evidenze processuali ed allora da cosa (o da chi) dipende?
Solo qualche giorno fa, un giudice del Tribunale di Matera ha scritto in una sentenza che un sostituto procuratore di quel Tribunale ha indagato per anni illegittimamente, ha disposto intercettazioni telefoniche illegittimamente, ha disposto perquisizioni illegittimamente. Illegittimamente perché portatore di un interesse privato!
Annunziata Cazzetta, per anni, ha usato la funzione di magistrato per perseguire un interesse personale. L'ha fatto mentendo, ripetutamente, anche in udienza. L'ha fatto perché qualcuno, a Catanzaro, ha fatto finta di non vedere e non capire. Persino di non sentire l'audio delle udienze in cui quel magistrato diceva il falso. L'ha fatto perché un Sost. Proc. Gen. della Cassazione, Guglielmo Passacantando, ha stabilito che era competente a tenersi proprio quel procedimento in cui aveva un interesse personale. Quegli abusi per cui, sarà un caso ma sempre loro, Dominijanni e Petrolo hanno chiesto e ottenuto l'archiviazione perché mancava non si sa bene cosa. Quegli abusi per cui Maiore ha previsto che “negli oltre cento faldoni” mancanti in nessun caso potrebbe portare a dimostrare la sussistenza degli elementi costitutivi, oggettivi e soggettivi, del delitto di cui all'art. 323 c.p. a carico dell'indagata”.
“I ritardatari sono sempre gli stessi”, recitava un monito sull'orologio marcatempo di una fabbrica di treni. I cattivi magistrati, sempre pronti a tutelare la casta oltre ogni decenza, anche loro, sono sempre gli stessi. Non ditelo al Presidente Giorgio Napolitano che, richiesto di un intervento per dipanare queste infami vicende, scrisse attraverso il suo prestigioso staff di consigliori che “Il Presidente non poteva intervenire...” e non fece nulla. Evidentemente Nicola Mancino ha diversi diritti e diversa considerazione di Francesco Michele Zito. Viva l'Italia.

p.s. "Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente" Berthold Brecht