sabato 2 aprile 2016

Cari amici e cari nemici (degli ignavi, oggi, non parliamo),
molti mi sollecitano un contributo sulla vicenda "petrolio" che sembra scuotere l'opinione pubblica (più che altro quella mediaticamente raggiungibile) per l'inchiesta della Procura di Potenza sfociata in arresti giustificati da gravissime ipotesi di reato.
Mi ero ripromesso di non intervenire (giornalisticamente parlando) su questa vicenda e nemmeno sulle altre convinto come sono che non ha senso informare cittadini che hanno poca stima del giornalismo d'inchiesta e molta considerazione dei talk show, come si comprende conoscendo l'indice di lettura dei quotidiani Italiani.

Tuttavia, poiché giornalista è un modo di essere e non un mestiere, non riesco a sottrarmi a proporre alcune considerazioni derivanti dalla mia attività di giornalismo d'inchiesta:


1 - La speculazione politica è il fattore che muove le considerazioni e le proposte/rivendicazioni. Il ministro Guidi (anzi l'ex) non ha commesso alcun reato e non ha favorito nessuno, poiché si è limitata a fornire una notizia che non era coperta da alcun segreto e che non è stata determinata o pilotata da lei ma con u iter parlamentare. Si può dissentire ed anche criticare quella decisione ma è assurdo attribuire alcuna responsabilità all'ex ministro.
2 - La vera e drammatica questione che emerge e che appena si accenna, è la sistematica alterazione o obliterazione dei dati sull'inquinamento prodotto dallo sfruttamento dei giacimenti petroliferi Lucani. Responsabilità in capo a tutti i livelli (nazionali, regionali, provinciali e comunali) della pubblica amministrazione e, ancor più, della stessa Procura della Repubblica di Potenza che (oggi attiva) per anni ha ignorato le segnalazioni e le denunce dei cittadini e delle organizzazioni di cittadini in materia di inquinamento giungendo persino a indagare, portare a processo e chiedere (ottenendola in alcuni casi) la condanna di quanti non si sono mai arresi alla favola dell'aria e dell'acqua non contaminate dalle attività estrattive.
3 - Aspetto non secondario al livello di degrado istituzionale raggiunto in Basilicata o, più in generale, in Italia è il totale silenzio dell'informazione pubblica e privata sull'inquinamento più grave, consistente e documentato prodotto dagli "stream gas" che a milioni di tonnellate vengono rilasciati in atmosfera o bruciati in torcia (che significa senza alcun filtro!). Su questa materia non è dato sapere che fine hanno fatto gli esposti inviati negli anni alla Procura di Potenza.
4 - Allo stesso modo, occorre registrare il totale silenzio dell'informazione pubblica e privata sulle cessioni delle aziende titolari dei diritti di "coltivazione" (cioè di sfruttamento dei giacimenti petroliferi). Cessioni registrate formalmente per poche migliaia di euro ma del valore reale di miliardi di euro. Anche in questa materia sono sconosciute le attività intraprese dalla Procura della Repubblica di Potenza e di Napoli e dalla Corte dei Conti di Potenza, tutte formalmente destinatarie di dettagliate segnalazioni confortate da documenti probatori.
5 - Nessuno ha inteso approfondire se l'iter autorizzativo nei passaggi di proprietà delle imprese titolari delle concessioni di sfruttamento sia stato rispettoso della Legge e le domande poste a riguardo, segnalando alcune autorizzazioni "impossibili", sono rimaste senza risposta da parte dell'UNMIG e non si sa se mai siano state prese in carico dalla Procura della Repubblica di Potenza.

Di tutto quanto innanzi, ho dato ampio conto a partire dal giugno 2004 e, facilmente, se ne può avere dettagliata cronaca effettuando una ricerca sui "motori" più utilizzati digitando: "piccenna petrolio"
Avv. Emilio Nicola Buccico

In molti hanno tentato di farmi tacere ma, sino ad oggi, non ci sono riusciti e, se ci riuscissero ora, sarebbe troppo tardi perché tutto è pubblicato su internet e la rete è un serbatoio di democrazia e libertà pressoché inattaccabile. Per i più robusti, provate a ricercare: "piccenna ustica"; "piccenna nucleare"; "piccenna Bubbico"; "piccenna Buccico"; "piccenna mancino"; "piccenna napolitano"; "piccenna baco da seta"; "piccenna cerere"; "piccenna Barilla"; "piccenna plutonio"; "piccenna fidanzatini"; "piccenna magistratura"... "piccenna ciò che vi viene in mente"

Infine provate ad interrogarvi sul silenzio (quasi totale) dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti e (totale) dell'Ordine Regionale Lucano dei Giornalisti sugli oltre 400 (quattrocento) procedimenti penali che mi hanno riguardato negli ultimi 8 anni e dei 76 procedimenti disciplinari a carico di magistrati che si sono "occupati" di me. Provate ad interrogarvi sul silenzio dell'informazione pubblica e privata sulle decine di assoluzioni, proscioglimenti e archiviazioni a me favorevoli (nessuna condanna definitiva sino ad oggi ed una sola condanna ancora da appellare in Cassazione).
Vi sorgerà almeno il dubbio, spero, che l'unico antidoto in grado di debellare questo malcostume diffuso e pericolosissimo è la libertà di stampa sostenuta da inchieste giornalistiche serie e approfondite.