giovedì 5 novembre 2009

Magistrati giacobini: a Matera è iniziato il Termidoro

Cari lettori del blog,
credo sia giunto il momento di affrontare la battaglia finale: quella da cui uno dei contendenti non tornerà più. Domani (6 nov '09) devo comparire davanti al Giudice dell'Udienza Preliminare di Matera che deciderà se rinviarmi a giudizio per diffamazione. La richiesta in tal senso l'ha formulata il Pubblico Ministero in seguito ad una denuncia querela presentata dal senatore Filippo Bubbico. Non entro nel merito, cosa che farò appena il magistrato assumerà una qualsivoglia decisione, perché l'aspetto veramente urgente da affrontare è altro: lo stravolgimento di uno dei cardini del Diritto, la presunzione d'innocenza o, come si dovrebbe dire più correttamente, la presunzione di non colpevolezza. Proprio come accadeva durante il Termidoro (leggi "rivoluzione francese"). Alcuni Pubblici Ministeri della Procura di Matera, dopo aver introdotto nel codice penale nuove fattispecie di reato, hanno deciso di adottare il principio della "presunzione di colpevolezza". Domani, come è già accaduto altre volte, sono chiamato a dimostrare la mia innocenza e/o l'estraneità ai reati e/o l'inesistenza dei fatti reato senza che siano state svolte le indagini. Il fascicolo processuale è desolatamente vuoto, ospita solo la querela del denunciante da cui il PM ha tratto la richiesta di rinvio a giudizio. Se l'accusa sia fondata, se esistano elementi per sostenerla in giudizio, quali siano le contestazioni da cui devo difendermi, sono tutte cose che il PM ritiene accessorie e facoltative. Sono chiamato a dimostrare la mia innocenza senza che vi siano evidenze, testimonianze, documenti che la mettano in dubbio. Senza uno straccio d'indagine. Non è la prima volta che questo accade e, secondo quella che appare come una scelta ordinamentale o "giureconsultuale", non sarà l'ultima. Ma questa volta i signori magistrati si sbagliano. Mi vergogno di essere chiamato in giudizio da siffatti magistrati giacobini e mi vergogno che non si vergognino della loro la pretesa di giudicarmi. E mi vergogno che il Consiglio Superiore della Magistratura ed il Presidente della Repubblica, che ben conoscono le numerose nefandezze giudiziarie commesse da alcuni magistrati della Procura e del Tribunale di Matera, indegni d'indossare ma anche di guardare da debita distanza la "toga", non abbiano mosso un dito. E non già a tutela di Nicola Piccenna, che sa ben tutelarsi da sé e che si avvale di signori avvocati; prima signori e poi avvocati, ma a tutela della credibilità della Giustizia Italiana che in questi casi, come in un tragicomico epilogo, tocca il fondo. Proprio questa vergogna sarà all'origine della resa finale. Neanche il più servo dei componenti il CSM, neanche il meno libero dei politici, nemmeno il meno coraggioso dei Presidenti della Repubblica, possono consentire che lo Stato di Diritto venga umiliato sino a questo punto da alcuni magistrati ormai obnubilati nelle facoltà più indispensabili: l'equilibrio e la terzietà.
Nicola Piccenna
392.4549696