sabato 9 gennaio 2010

Luigi de Magistris e la scomparsa dei nomi e dei fatti (reato)

C'era una volta il magistrato Luigi de Magistris protagonista di una delle più coraggiose indagini sulla criminalità dei potentati che hanno ridotto il Mezzogiorno d'Italia ad un ammasso d'inquinamento, malaffare, disoccupati e cassintegrati (stipendiati, come dice il Ministro Maroni). Quell'indagine ha documentato in atti giudiziari (grazie al contributo di un manipolo di ufficiali e sottufficiali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza) l'esistenza di una rete di relazioni che consentiva di conoscere lo sviluppo delle indagini ed intralciarle. Si va dal piccolo intervento del capo della squadra mobile di Matera (Fucarino), che inverte la sequenza temporale di alcune conversazioni telefoniche intercettate per determinare false ipotesi di reato; all'avocazione illegittima del procedimento penale da parte di Dolcino Favi (Procuratore Generale facente funzioni). Dalle minacce di Giuseppe Chieco (Proc. Capo a Matera) verso un "suo" sostituto, colpevole di voler perquisire l'ufficio di un suo (di Chieco) amico che regala oggetti di valore alla sua (sempre di Chieco) stretta congiunta; all'organizzazione di testimonianze pilotate per danneggiare un noto PM scomodo, artefici Gaetano Bonomi (Sost. Proc. Gen. a Potenza) e un paio di generali dei Carabinieri. Dal PM (Annunziata Cazzetta) che ascolta le conversazioni telefoniche in cui De Magistris dispone indagini e verifiche a suo (Cazzetta) carico ed a carico del GIP (Angelo Onorati) che le autorizza le intercettazioni telefoniche per mesi e forse anni; a Giuseppe Chieco che si fa accompagnare dal comandante della Guardia di Finanza di Policoro quando decide di acquistare la casa al mare. Da Salvatore Curcio e Salvatore Murone (rispettivamente sostituto e procuratore aggiunto a Catanzaro) che ricevono la denuncia contro "Chieco Giuseppe Procuratore Capo presso la Procura della Repubblica di Matera" ed iscrivono il procedimento penale contro ignoti, a Rocco Alfano (sost. proc. a Salerno) che riceve denunce/querele per gravissimi fatti reato e le iscrive nel registro dei "fatti non costituenti notizie di reato". Da Laura Triassi (sost. proc. a Potenza) che riceve una denuncia per fatti e minacce con modalità mafiosa e trasmette il fascicolo alla Procura ordinaria dove vivono i presunti minaccianti; ad Annunziata Cazzetta che riceve un procedimento penale per brogli elettorali alle elezioni regionali del 2005 e a pochi mesi dalle elezioni regionali del 2010 non ha ancora definito il procedimento. Potremmo continuare a lungo, ma non eviteremmo, comunque, di far torto a qualcuno che merita di essere citato in questa disamina delle vergogne. Invece torniamo a Luigi de Magistris che, costretto a lasciare la toga da una serie di provvedimenti disciplinari che definiamo assurdi (per brevità), scese nell'agone politico diventando uno dei parlamentari europei più suffragati d'Italia.
Qualcosa era successo nell'opinione pubblica che, bombardata da un'informazione quasi a senso unico in cui il "de" era dipinto come la quintessenza dell'abuso giudiziario (lo definivano Sua Abnormità), aveva viceversa capito benissimo dove stavano le ragioni e dove gli abusi. Soprattutto, la gente aveva visto in lui una possibilità di riscatto e di ritorno al rispetto delle regole elementari del vivere civile che solo un sistema giudiziario credibile può tutelare. Stimato Dr. Luigi de Magistris, questa è stata la leva del suo successo elettorale e da qui dovrebbe partire per rispondere al mandato di rappresentanza che ha ricevuto. Si capisce che si tratta di un lavoro diverso, di una sfida tutta da conoscere e sviluppare. Ma su un punto non ci dovrebbero essere dubbi, non si può prescindere dalla concretezza. Da quella immediatezza comunicativa che ha consentito di superare la barriera dei media orientati ed essere intellegibile anche dal "normale" cittadino. Una cosa diversa dal pur apprezzabile intervento pubblicato in data 8 gennaio 2010: "La magistratura immobile e complice e il senso dello Stato". E' indispensabile tornare a parlare facendo nomi e cognomi e raccontando fatti e circostanze precise, solo così la gente capisce davvero. La politica con la "P" maiuscola, non può essere la politica delle affermazioni di principio o delle denunce generiche su cui pontificano anche i peggiori lestofanti. Anzi, questi sono i primi. Sarebbe utile dare un giudizio anche sui fatti politicamente scomodi per chi, come Lei, si identifica ideologicamente in uno schieramento, quelli di Bubbico e Maritati, quelli di Cesa e Minniti, quelli del petrolio lucano. Quelli della BNL di D'Alema e Fassino, costati il posto a Clementina Forleo che non ha esitato a scendere nell'agone mediatico pur di affermare le ragioni della democrazia e della Costituzione, evitando proprio al "de" di trovarsi isolato nel momento più delicato delle sue vicende professionali. Tutti indistintamente, come faceva da magistrato, solo che adesso l'elencazione non è finalizzata al rinvio a giudizio bensì all'affronto nelle sedi politiche della questione "giustizia" in tutte le sue accezioni (che poi produce comunque un rinvio, ma il giudizio in questo caso è quello degli elettori). Quale miglior sede della Corte di Giustizia Europea e del Parlamento di Strasburgo per difendere i diritti violati dei magistrati Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani, Luigi Apicella, Clementina Forleo e dei tanti ufficiali trasferiti perché avevano indagato e dei giornalisti perseguitati da decine di querele perché avevano informato?  Diversamente continueremo a dolerci di aver perso un ottimo e coraggioso magistrato, attività per cui l'Italia le deve grande riconoscenza.

p.s. segnalo che una sistematica pubblicazione degli atti giudiziari utili a conoscere cosa accade in Italia è disponibile sul blog: www.attigiudiziari.blogspot.com (nomi, cognomi, fatti e circostanze)