lunedì 4 gennaio 2010

Il Presidente della Repubblica e la riunione di condominio

«Pape Satàn, pape Satàn aleppe!» Con questa misteriosa frase, il demonio Pluto apostrofa Dante appena arrivato nel quarto cerchio dell'inferno. Si tratta della subitanea frase balzata alla mente appena Giorgio Napolitano ha concluso il tradizionale discorso di fine anno agli Italiani. Probabilmente è l'unica riferibile senza incappare nel vilipendio dell'istituzione, quindi dimentichiamo la seconda, la terza e così via. Tuttavia, la Costituzione ci consente il diritto di critica: eccolo qui, detto fatto!
Forse è un pregio, ma non si riesce a capire perché. Comunque, se S.E. Giorgio Napolitano consente una critica, non si capisce quale bisogno avesse l'Italia di ascoltare un discorso di fine anno che sarebbe andato bene per una riunione di condominio. Una di quelle in cui il più anziano e saggio dei condomini parla dei bei tempi che furono, della necessità di volersi bene e conclude con l'invito a non alzare la voce e strisciare le sedie. Non era questo che ci si poteva attendere da S.E. Giorgio Napolitano dopo un anno come il 2009. Ma egli è solito far finta di niente quando si trova davanti questioni di grande portata. Della Primavera di Praga si è ricordato dopo quarant'anni ed ha fatto ammenda. Delle vicende accadute nel 2009 non parlerà mai (verosimilmente). Eppure il trattamento che gli ha riservato Silvio Berlusconi, all'annullamento del "Lodo Alfano" da parte della Corte Costituzionale è stato quasi brutale. Non di meno le critiche per l'avallo a leggi e decreti non certo costituzionalmente adamantini, "Lodo Alfano" compreso. E cosa dire del trattamento riservato a Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani e Luigi Apicella? Quei magistrati di Salerno vilipesi e trasferiti per aver assunto provvedimenti giudiziari passati indenni da tutti i gradi di giudizio affrontati. E Luigi de Magistris, sottratto alle indagini del procedimento "Toghe Lucane" dopo che gli erano stati sottratti i procedimenti "Why Not" e "Poseidone"? E Clementina Forleo? Era Gip a Milano e si accingeva a decidere in merito al coinvolgimento di Massimo D'Alema ed altri papaveri (è il caso di dirlo) ex comunisti alle prese con la scalata bancaria UNIPOL versus BNL. Trasferita anche lei in circostanze misteriose e preoccupanti. Può il Capo dello Stato, nonché Presidente del CSM, ignorare come non accaduti questi fatti? Moderiamo i toni, dice Napoliano. E perché dovremmo? Perché si dovrebbe dire a bassa voce che la democrazia italiana è in pericolo? Perché non si può criticare veementemente coloro che abusano del potere giudiziario piuttosto che di quello politico? E, se anche volessimo abbassare i toni, se glielo chiedessimo a bassa voce, Napolitano risponderebbe alla petizione che gli hanno inviato 700 cittadini lucani chiedendogli d'intervenire sulla incompatibilità ambientale e funzionale del Procuratore Generale Vincenzo Tufano e del Procuratore Capo Giuseppe Chieco? Non l'ha fatto per oltre un anno ed ha bisogno che si usino toni bassi per evitare che si sappia in giro. Ha bisogno che i manovratori di destra, centro e sinistra siano liberi di manovrare, ma questo non potrà mai accadere. Almeno finché ci saranno cittadini liberi di pensare, di parlare e di criticare. Anche Napolitano!


p.s. Un cittadino sconosciuto ha fatto pervenire questa versione commentata del VII Canto dell'Inferno. Dante Alighieri sapeva già tutto?

«Pape Satàn, pape Satàn aleppe!»,


cominciò Grillo con la voce chioccia;


e quel savio gentil, che tutto seppe,

Appena Grillo ebbe ascoltato il discorso del Presidente Napolitano, proruppe in un grido strozzato di cui nessuno conosce il vero significato. V'è il fondato sospetto che si tratti di espressioni tipiche dell'ideologia comunista. “quel savio gentil (Gianni Letta), che sapeva tutto,
disse per confortarmi: «Non ti noccia


la tua paura; ché, poder ch'elli abbia,


non ci torrà lo scender questa roccia».

mi rincuorò (disse Silvio che si era spaventato non poco all'orribile grido) dicendomi: “non aver paura, Grillo non ha nessun potere. Non ci toccherà scendere dalle poltrone su cui siamo seduti. La tua maggioranza è solida come la roccia”.

Poi si rivolse a quella 'nfiata labbia,


e disse: «Taci, maladetto lupo!


consuma dentro te con la tua rabbia.

Poi si rivolse al linguacciuto Grillo e disse: “Taci, maledetto seminatore di odio come Santoro, Travaglio e tutti gli altri comunisti disfattisti. Rodetevi dentro, non avete scampo”

Non è sanza cagion l'andare al cupo:


vuolsi ne l'alto, là dove Cicchitto


fé la vendetta del superbo strupo».


Continua Letta: “C'è un preciso motivo se li (Grillo e gli altri) costringiamo all'oblio. L'hanno deciso quelli “ne l'alto”, (chiaro riferimento alla loggia P2). Tant'è, Letta prosegue citando Cicchitto che è tra gli organizzatori della vendetta per l'affronto (superbo strupo) costituito dall'incarcerazione di Licio Gelli che solo recentemente è stato pienamente riabilitato e intervistato in video.

Quali dal vento le gonfiate vele


caggiono avvolte, poi che l'alber fiacca


tal cadde a terra la fiera crudele.
Come le vele gonfiate dal vento ricadono avvolte su se stesse appena l'albero si spezza, così cadde schiantato Grillo appena Napolitano smise di riempire di scontata retorica le orecchie degli Italiani

Così scendemmo ne la quarta lacca,


pigliando più de la dolente ripa


che 'l mal de l'universo tutto insacca.
Cessato il pericolo (Grillo, ndr), scendemmo nella zona in cui si concentra gran parte dei mali che affliggono l'Italia, ma non solo.

Ahi giustizia di Dio! tante chi stipa


nove travaglie e pene quant' io viddi?


e perché nostra colpa sì ne 'mpipa?
Silvio lo dice chiaro: “ahi giustizia”; il problema è la giustizia. Resta colpito dall'eccessivo numero dei procedimenti penali: “tante chi stipa”; e (quasi) si commuove di fronte ai travagli ed alle pene che rischia egli stesso. Tanto da prorompere in un grido interrogativo: “e perché, è colpa nostra se i giudici comunisti ci vogliono processare come se fossimo normali cittadini”? Aboliamo i processi, che ce ne 'mpipa? (Cosa ce ne importa?)

Come fa l'onda là sovra Catanza,


che si frange con quella in cui s'intoppa,


così convien che qui la gente riddi.
Come le onde del mare di Catanzaro si rompono sulle stesse onde di risacca, così i magistrati (di Catanzaro) vanno combattuti dagli stessi magistrati di Catanzaro. Il riferimento ricalca un concetto già espresso dal dr. Chiaravalloti (magistrato prestato alla politica affinché questa potesse prestarsi alla magistratura) che del Dr. Luigi de Magistris (PM a Catanzaro, appunto) diceva: “passerà la vita a difendersi”. La tecnica poi è stata estesa anche a giornalisti e cittadini che a vario titolo hanno tentato di esercitare i civici doveri di vigilanza, tutela istituzionale, diritto di critica e informazione. Silvio è perentorio: “conviene riderci sopra” (qui la gente riddi). (contento lui!)

Qui vid' i' gente più ch'altrove troppa,


e d'una parte e d'altra, con grand' urli,


voltando faldon' per forza di poppa.



La scena che si presenta a Catanzaro è terribile. Gli indagati sono decine: magistrati (Vincenzo Tufano – Proc. Gen. A Potenza; Giuseppe Chieco – Proc. Capo a Matera; Felicia Genovese – Sost. Proc. antimafia a Potenza; Annunziata Cazzetta – Sost. Proc.   Matera; Angelo Onorati – GUP a Matera; Vincenzo Autera – Giudice di Corte d'Appello a Potenza; Gaetano Bonomi – Sost. Proc. Gen. - Potenza), politici, generali dei Carabinieri, funzionari ministeriali. Effettivamente “gente più ch'altrove troppa”. E questi  eccellentissimi signori, per farla franca, si stracciano le vesti ed urlano al complotto mediatico mentre Capomolla (Pm titolare delle indagini) volta e rivolta i faldoni delle indagini fino a renderle incomprensibili a se stesso. L'operazione risulta talmente marchiana che potranno scamparla solo con una buona dose di fortuna (per forza di poppa; alias col fattore c...)

Percotëansi 'ncontro; e poscia pur lì si


rivolgea ciascun, voltando a retro,


gridando: «Per chi tieni? Di chi ti burli?».
Probabilmente la scena descritta allegoricamente si riferisce all'emiciclo parlamentare dove gli “eletti” fra scaramucce e spintoni si domandano l'un l'altro quale partito al momento rappresentano (per chi tieni?) o quale fetta dell'elettorato stanno prendendo per i fondelli (di chi ti burli?)

Così tornavan nello cerchio tetro


ad ogne mano a l'opposito punto,


gridandosi anche loro ontoso metro;



Con queste tecniche (frequenti cambi di casacca e sistematico inganno all'elettorato) tornavano in parlamento (lo cerchio tetro) ad ogni elezione (ad ogne mano) sistemandosi anche nello schieramento opposto rispetto al recente passato (opposito punto). Senza rinunciare alle grida di riprovazione di facciata per quanto accade nello stretto raggio di un solo metro.

poi si volgea ciascun, quand' era giunto,


per lo suo mezzo cerchio a l'altra giostra.


E io, ch'avea lo cor quasi compunto,
Ciascun parlamentare, appena approdato nello schieramento opposto dell'emiciclo (c'era chi passava da destra e sinistra e chi percorreva la strada inversa) si girava e cominciava il percorso politico opposto. Colpito da questa transumanza politica, Silvio sollecita il saggio Letta,

dissi: «Maestro mio, or mi dimostra 


che gente è questa, e se tutti fuor 
cherci


questi  inciuci a la sinistra nostra».
Dicendo: “Mi consenta, ma che razza di gente è questa? Tutti guardano con occhi di sinistra (tutti fuor cherci), si collocano nello schieramento di sinistra e poi vengono da noi a proporre inciuci che nemmeno il più sprovveduto paladino della destra avrebbe lo stomaco di articolare”? Qui Silvio sta certamente pensando alle recenti aperture di D'Alema e Bersani pronti a sostenere i peggiori inciuci pur di salvare i propri privilegi di casta e di censo.

Ed elli a me: «Tutti quanti fuor guerci


sì de la mente in la vita primaria,


che con misura nullo spendio ferci.
Gli rispose Gianni Letta: “Tutti stanno con la mente a sinistra o, perlomeno, all'origine (vita primaria) dell'attività politica si professavano “di sinistra”. Ma appena giunsero al potere, appena ebbero nelle mani i soldi pubblici, cominciarono a spendere in lungo ed in largo senza freni. (vedi privatizzazione della Telecom, acquisto della Telekom Serbia, privatizzazione di Autostrade, gara per le licenze UMTS, cessione ai privati dei diritti di sfruttamento del petrolio lucano...)

Assai la voce lor chiaro l'abbaia,


quando vegnono a' due punti del cerchio


dove colpa contraria li dispaia.



Continua Gianni Letta, spiegando che molte critiche (chiaro abbaia) sono state mosse solo a parole e questo corrisponde ad una concezione della gestione del potere tipica dei “compagni”. La “voce”, secondo molti commentatori, sarebbe quella di Di Pietro che da magistrato ed anche da politico condanna veementemente tali nefaste pratiche. Salvo poi, “a' due punti dal cerchio”, cadere nel vizio opposto. Pare che i “due punti” simboleggino lo sbarramento posto dalla Legge elettorale all'ingresso in Parlamento. Qui si vuole intendere che, a volte, l'acerrima critica è finalizzata solo a fini elettoralistici. Raggiunto il parlamento si sceglie di “convivere” con la gestione del potere e goderne dei benefici. La pubblicazione su Micromega del “modus operandi” del partito di Tonino Di Pietro, spiega bene questi passaggi.

Questi fuor cherci, che non han coperchio


piloso al capo, e papi e cardinali,


in cui usa avarizia il suo soperchio».



Letta continua arrivando ad indicare, seppur per via implicita, chi sono coloro che hanno tenuto solo per sé stessi (in cui usa avarizia il suo soperchio) i vantaggi della posizione politica ricoperta. Facilmente riconoscibili tra coloro “che non han coperchio piloso al capo”, Latorre, Minniti, Adduce... per citarne solo alcuni 

E io: «Maestro, tra questi cotali


dovre' io ben riconoscere alcuni


che furo immondi di cotesti mali».



Ribatte Silvio, sostenendo che tra quelle persone (usa il termine “cotali” ma si pensa trattarsi di licenza poetica. Dovrebbe significare “crotali”, cioè serpenti velenosi per indicare l'ambientino in cui ci si muove) dovrebbe riconoscerne più d'uno. Qui s'intravede velatamente che il poeta lascia intendere che anche Silvio non è un'educanda, facendogli ammettere implicitamente frequentazioni poco edificanti.

Ed elli a me: «Vano pensiero aduni:


la sconoscente vita che i fé sozzi,


ad ogne conoscenza or li fa bruni.



Ed il saggio Gianni, prudente consigliere, lo (Silvio) rimette subito in riga: “ma cosa ti viene in mente (vano pensiero aduni)? Loro hanno vissuto “sozzamente” senza che nessuno sapesse davvero quello che facevano (sconoscente vita) e tutto è filato liscio finché non ha disvelato la verità Bruni” (ad ogne conoscenza or li fa bruni). Si riferisce alle attività di un magistrato calabrese che, riprendendo alcune evidenze investigative dell'inchiesta Why Not (sottratta illecitamente a Luigi de Magistris, con il concorso di alcuni dei “pelati” di cui poco innanzi si parlava) ha rimesso in piedi un procedimento penale che coinvolge ambienti politici e di massoneria deviata di rilievo.

In etterno verranno a li due cozzi:


questi resurgeranno del sepulcro


col pugno chiuso, e questi coi crin mozzi.



Sarà sempre così, dice Gianni riprendendo l'alternativa duale spesso riproposta da Don Marcello Cozzi (li due cozzi): se non è chiaro quello che abbiamo davanti, occorre chiedersi cosa c'è dietro. Dalla tomba della politica per il vero bene comune, continueranno a riciclarsi vetero comunisti (col pugno chiuso) e neo liberal-progressisti (coi crin mozzi)

Mal dare e mal tener lo mondo pulcro


ha tolto loro, e posti a questa zuffa:


qual ella sia, parole non ci appulcro.



Lo sperpero del denaro pubblico (mal dare) e l'appropriazione indebita e l'illecito finanziamento dei partiti (mal tener) l'ordinamento giudiziario (lo mondo pulcro) ha tentato di combattere (ha tolto loro). Questo stato di cose ha provocato un parapiglia (questa zuffa) istituzionale. Magistrati cui vengono sottratte le indagini, ingerenza del CSM nei procedimenti giudiziari, approvazioni di Leggi incostituzionali (Lodo Alfano), minacce del capo del governo al Presidente della Repubblica, inciuci... Nel merito, il saggio Gianni, nulla chiarisce (non ci appulcro). Questa è la lezione principale che vuole impartire a Silvio: meglio non dire nulla e gestire dietro le quinte, piuttosto che straparlare e far conoscere alla gente comune “di che lagrime grondi e di che sangue”.

Or puoi, figliuol, veder la corta buffa


d'i ben che son commessi a la fortuna,


per che l'umana gente si rabuffa;

Continua Gianni che si rivolge affettuosamente a Silvio chiamandolo 'figliuolo': “vedi come è buffo il fatto d'avere per le mani tanti soldi e farsi trascinare in gazzarre";

ché tutto l'oro ch'è sotto la luna


e che già fu, di quest' anime stanche


non poterebbe farne posare una».



poiché, una volta che sei preso dal maglio della giustizia non c'è verso di poter rifiatare, nemmeno con tutto l'oro del mondo”. Gianni muove un rimprovero a Silvio la gestione del “caso Mills” in cui nonostante il pagamento di ingenti somme per corrompere il testimone (avv. Mills, appunto); il “figliuolo” si trova ancora a combattere fra giudici che lo vorrebbero processare, inaugurazioni di gallerie e viadotti e salvacondotti più o meno costituzionali.

«Maestro mio», diss' io, «or mi dì anche:


questa fortuna di che tu mi tocche,


che è, che i ben del mondo ha sì tra branche?»



Maestro mio”, l'esclamazione di Silvio è oggetto di diverse interpretazioni della critica più accorsata. Taluni sostengono che si possa collegare l'appellativo “maestro” alla presunta partecipazione di Silvio alla loggia massonica P2. I più, invece, ritengono che si tratti del semplice riconoscimento delle doti di saggezza di Gianni che Silvio aspira ad acquisire come umile discepolo. Silvio resta colpito dal rimprovero: “devo preoccuparmi anche per come ho utilizzato la fortuna (denaro) che mi è toccata?

E quelli a me: «Oh creature sciocche,


quanta ignoranza è quella che v'offende!


Or vo' che tu mia sentenza ne 'mbocche.

E Gianni, deciso precisa: “Sciocchino, possibile che ancora non ha capito? Vedrai quando arriverà la sentenza come corruttore di Mills, vedrai!

Colui lo cui saver tutto trascende,


fece li cieli e diè lor chi conduce


sì, ch'ogne parte ad ogne parte splende,


Colui che sa tutto (Marco Travaglio, giornalista) realizza una trasmissione televisiva (fece li cieli) e concorda i suoi interventi con il conduttore (lor chi conduce - Michele Santoro) che ha ormai una vasta eco di pubblico (ad ogne parte splende)

distribuendo igualmente la luce.


Similemente a li splendor mondani


ordinò general ministra e duce




facendo arrivare le notizie dappertutto (distribuendo igualmente la luce). Così (Travaglio) ha disposto (ordinò) che il gossip (li splendor mondani) circa il generale, la ministra ed il duce (si tratta di tre figure probabilmente individuabili nello stretto entourage di Silvio per trascorsi finanzieri, considerazioni telefoniche, recente passato politico)

che permutasse a tempo li ben vani


di gente in gente e d'uno in altro sangue,


oltre la difension d'i senni umani;
venisse svelato a tutti (di gente in gente) superando l'incredula diffidenza di chi ritiene assurdo (oltre la difension d'i senni umani) che un primo ministro si cacci in certe situazioni invereconde;

per ch'una gente impera e l'altra langue,


seguendo lo giudicio di costei,


che è occulto come in erba l'angue.


spiegando che qualcuno si comporta come se fosse padrone assoluto (ch'una gente impera) a scapito degli altri che soggiacciono ai soprusi (l'altra langue).
Seguendo i fatti raccontati (lo giudicio) in televisione (di costei) che non riusciamo a controllare (occulto come in erba l'angue),

Vostro saver non ha contasto a lei:


questa provede, giudica, e persegue


suo regno come il loro li altri dèi.
sulla quale (la televisione) i vostri metodi non sono efficaci (vostro saver non ha contasto a lei); finirà che la giustizia farà il suo corso: giudicherà, provvederà, perseguirà (questa provede, giudica, e persegue). E allora saranno dolori!
Le sue permutazion non hanno triegue:


necessità la fa esser veloce;


sì spesso vien chi vicenda consegue.

Le vicissitudini processuali, nonostante i tentativi di ricusazione dei magistrati (permutazion), non daranno tregua, e la necessità (il continuo incalzare i magistrati con minacce e proclami) li renderà veloci come spesso accade (sì spesso vien) per coloro che “se la cercano” (chi vicenda consegue).
Quest' è colei ch'è tanto posta in croce


pur da color che le dovrien dar lode,


dandole biasmo a torto e mala voce;




ma ella s'è beata e ciò non ode: 


con l'altre prime creature lieta volve


sua spera e beata si gode. 

Questa è la legalità democratica che è vituperata e offesa (tanto posta in croce) proprio da coloro (massime cariche dello Stato) che dovrebbero preservarla e difenderla (le dovrien dar lode), e invece le indirizzano biasimo e male parole (dandole biasmo e mala voce);


ma la giustizia fa finta di non sentire e prosegue lieve e decisa coltivando la speranza di procedere scevra da condizionamenti. Qui Gianni sembra alludere all'ineluttabilità dei procedimenti a carico di Silvio, nonostante le male parole e tutto il resto.