domenica 17 febbraio 2013

de Celestina Gravina: un bravo magistrato finito nelle sabbie mobili

Durissima relazione della Direzione Nazionale Antimafia: Ostinato e pervicace rifiuto, difficoltà comunicative, riottosità, questa è la Procura della Repubblica di Matera

L'aria è quella di chi non ha complessi e la vita la tiene nel palmo di una mano ed è una cosa buona: perché fossilizzarsi in schemi predeterminati di scelte, abitudini e gesti. Una personalità che sembrava foriera di libertà, rigore e determinazione nell'attività istituzionale di Procuratore della Repubblica a Matera.
Il Procuratore Capo presso la Procura della Repubblica di Matera. D.ssa Celestina Gravina

La relazione della Direzione Nazionale Antimafia ci lascia esterrefatti. La Procura di Matera sottovaluta il fenomeno malavitoso che interessa il suo interland e, cosa ancora più grave, non collabora adeguatamente con la Distrettuale Antimafia di Potenza.
Nella relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia si legge: "Area Materana. La lapidaria relazione dei C.C. di Matera, sostanzialmente conforme a quella degli altri organi di Polizia Giudiziaria; - in assoluta coerenza con l’ostinato e pervicace rifiuto con la locale Procura della Repubblica di affrontare i pur sospetti episodi di estorsione; traffico di stupefacenti; atti di intimidazione; quali “reati spia” di una potenziale presenza di criminalità di tipo mafioso – nega l’esistenza nel territorio di qualsivoglia attività criminosa riconducibile alla criminalità organizzata. Particolare preoccupazione nel Materano, riveste il fenomeno dell’usura, sulla quale sono state condotte importanti indagini;".
Ostinato e pervicace rifiuto, parole pesanti di cui la Procura di Matera deve rendere conto, prim'ancora che agli organi di vigilanza e controllo ai cittadini Lucani e del materano in particolare. Per esempio, in merito alle lodate indagini sull'usura di cui la DNA non conosce alcuni aspetti inquietanti, andrebbe chiarito perché a fronte di un'informativa del Nucleo di Matera della Guardia di Finanza che individuava la sistematica applicazione di tassi usurai da parte della Banca Popolare del Materano (che, per praticare quei tassi esagerati ed illegali, aveva manomesso persino i controlli dei programmi gestionali “PUMA-2”) il Sost. Proc. Annunziata Cazzetta non abbia nemmeno aperto un procedimento penale oppure perché abbia collocato l'informativa in un procedimento penale diverso e posteriore a quello nel cui ambito era stata richiesta e formulata. Sono molti ed articolati i fatti reato che la Procura di Matera con ostinato e pervicace rifiuto ha ignorato e insabbiato negli ultimi dieci anni. Così come capita quando i carabinieri del NAS chiedono di sequestrare la discarica del signor Giovanni Castellano: il Sost. Proc. Rosanna Defraia nega il sequestro. Poco tempo dopo, per le medesime e gravissime ipotesi di reato, a sequestrare quella discarica è la Procura Distrettuale Antimafia di Potenza. Cosa è successo alla D.ssa Celestina Gravina che, dopo Giuseppe Chieco, è arrivata a reggere questa piccola Procura della Repubblica? Un primo segnale di “warning” era arrivato quanto aveva liquidato anni di inchieste e documenti inquietanti sullo stato e le responsabilità dell'ITREC di Rotondella, per inquinamento e stoccaggio di prodotti radioattivi, come “chiacchiere da comari”. E qui, la D.ssa Gravina si sbagliava di grosso perché il PM che aveva indagato sullo stoccaggio del combustibile nucleare riprocessato, il Dr. Nicola Maria Pace, non era persona superficiale o poco avveduta.
Sempre dalla relazione DNA, si legge: "...la Procura della Repubblica di Matera, le cui “difficoltà comunicative” con la DDA di Potenza e la riottosità ad attuare il Protocollo di intesa con questa stipulato, possono ben sintetizzarsi nella opposta valutazione del fenomeno “incendi...”
Ostinato e pervicace rifiuto, difficoltà comunicative, riottosità, sono le durissime parole con cui la DNA stigmatizza l'operato della Procura della Repubblica di Matera. Cos'altro si dovrebbe dire per far scattare un segnale di “allerta rosso” e la immediata chiarificazione alla gente lucana sbigottita da queste notizie riprese fedelmente dal TG3 Regionale? La censura della Direzione Nazionale Antimafia è un fatto gravissimo di cui all'apertura dell'Anno Giudiziario ci si sarebbe aspettato qualche cenno di spiegazione e chiarimento. Nulla, nel Distretto giudiziario di Basilicata, sembra non ci sia altro da dire che statistiche e accorpamenti di plessi giudiziari. Non resta che chiederne conto al CSM, al Procuratore Generale di Potenza (responsabile della vigilanza sulla Procura di Matera), alla Procura presso la Suprema Corte di Cassazione ed al Ministro della Giustizia. Un testimone che rifiuta di raccontare ciò che sa, è un testimone reticente. Una Procura che non collabora con la Distrettuale Antimafia, anche se la chiamano “difficoltà comunicativa”, come si valuta?
di spalle la D.ssa Celestina Gravina

Forse è il caso che la D.ssa Celestina Gravina assuma decisioni conseguenti alla gravissima censura che ha ricevuto e, magari, visto che ci siamo, eviti gli avvocati che Le si avvicinano confidenzialmente dandole del tu, quando passa nei corridoi della Procura della Repubblica.
di Nicola Piccenna