domenica 2 agosto 2009

Appello a Luigi de Magistris ed agli uomini di buona volontà: Salviamo l'Italia, che oggi si può

La chiave di volta
Siamo noiosi, noi che insistiamo ancora sugli sviluppi dell'inchiesta “Toghe Lucane” siamo noiosi o, quantomeno, percepiti come tali. Ho letto di un giornalista famoso e stimato che lamenta infastidito l'insistenza su “Toghe Lucane” mentre l'Italia ha problemi ben più gravi: la gravissima crisi economica, la produzione legislativa che sminuisce i reati e favorisce gli abusi, un premier che non ci sta con la testa e via dicendo. Anche per i più “attenti” e vivi protagonisti di un tentativo di difesa delle Istituzioni e della Legalità, “Toghe Lucane” sembra essere diventato uno dei tanti casi di malagiustizia. Superato com'è dalle ultime scoperte che confermano e aggravano quanto già si supponeva circa le stragi di Capaci, di Via D'Amelio e tutto l'oscuro (ancora oggi) periodo della storia italiana recente. Cosa insistente ancora su Toghe Lucane, quando Riina parla di patto fra Stato e Mafia; quando Nicola Mancino conferma che contatti vi furono; quando Ciancimino sta rivelando inediti particolari sui contatti fra la Mafia e Silvio Berlusconi; quando le contraddizioni ormai quotidiane di Nicola Mancino sembrano preludere a clamorose rivelazioni sulla storia d'Italia? E invece no! È proprio su Toghe Lucane che bisogna concentrarsi ed insistere. È questa l'inchiesta (insieme con Why Not e Poseidone) che apre la strada alla conoscenza della “banda di manigoldi corrotti che controlla i gangli del potere politico, finanziario e giudiziario in Italia”. Il merito principale del lavoro svolto da Luigi de Magistris (prima), da Luigi Apicella, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani (poi) cioè dai magistrati che si sono occupati delle inchieste “Toghe Lucane”, “Why Not” e “Poseidone” sino a rimetterci il posto (per Apicella) e dure sanzioni (per tutti gli altri), il merito dicevamo è quello di aver messo nero su bianco in atti giudiziari il disegno di una associazione per delinquere finalizzata controllo dei poteri dello Stato. Semplice e terribile. Mentre per le stragi si immagina tutto e non si riesce a provare nulla (o quasi), nelle inchieste citate è provato tutto, provato sin nei minimi particolari. Ecco perché quando i magistrati di Salerno hanno sequestrato i faldoni di Why Not (la cui copia veniva negata da mesi) gli stessi magistrati indagati hanno disposto un contro-sequestro che non ha precedenti in Italia e costituisce una gravissima violazione del Codice di Procedura Penale, del Codice Penale e persino del buonsenso. Qualsiasi altro cittadino avesse sottratto le prove a proprio carico sarebbe stato arrestato. Per questi signori togati solo qualche rimbrotto (per alcuni) e, addirittura, le scuse e le solidarietà per molti. Chi invece non ha trovato nessuna comprensione ed ha subito gravissime ingiurie e provvedimenti d'inusitata determinazione, sono stati i magistrati che avevano operato: De Magistris. Apicella, Nuzzi e Verasani. Il silenzio dell'Associazione Nazionale Magistrati completa il quadro. Cosa c'era negli atti di Why Not che faceva tanta paura ai “maniglodi”? La stessa cosa che c'è negli atti di “Toghe Lucane”. Pochi (forse) sanno che la prima cosa che il PM Vincenzo Capomolla ha fatto, dopo aver “ereditato” i faldoni di Toghe Lucane della chiusura indagini predisposta da Luigi de Magistris, è stata la demolizione fisica dei faldoni stessi. Proprio così. Sono scomparse persino la copertine dei fascicoli. I documenti sono stati disaggregati e riaggregati. C'erano 118 faldoni e adesso ce ne sono 146. C'erano duecentomila pagine e adesso ce ne sono oltre trecentomila. Ma nell'aumento qualcosa è andato perduto o, forse sarebbe meglio dire, disperso. Perché? È semplice e terribile, semplice e terribile. In questi faldoni, per la prima volta nella storia repubblicana (e forse anche monarchica) dell'Italia ci sono i documenti che provano le collusioni fra mafia, massoneria, politica e finanza. Non un teorema, ma nomi, cognomi, movimenti bancari, accordi scritti e dichiarati. Allora, onorevole De Magistris, magistrati di Salerno, giornalisti e uomini di buona volontà: abbiate la bontà di piegarVi all'evidenza. Non c'è da cercare altro, non bisogna disperdere le energie inutilmente. Il lavoro è già fatto, è tutto lì, tutto nei faldoni di Why Not, Poseidone e Toghe Lucane. Salviamo l'Italia, che oggi si può. (di Nicola Piccenna)