martedì 15 gennaio 2013

Quelle risposte istituzionali che non arriveranno mai perché "quando Tufano si stracciò le vesti, erano lì in prima fila a battere le mani"!


I comportamenti e la tolleranza di casta che ci fanno vergognare delle istituzioni giurisdizionali

Quel giorno, all'inaugurazione dell'anno giudiziario, Sua Eccellenza il Dr. Vincenzo Tufano (Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Potenza, si stracciò le vesti. “Hanno fatto strame della giustizia”, tuonò, Si riferiva all'inchiesta “Toghe Lucane” in cui, da indagato per gravissimi reati, aveva subito una ignominiosa perquisizione. Quell'inchiesta si era conclusa con un'archiviazione chiesta dal Dr. Vincenzo Capomolla attraverso un meccanismo procedimentale non del tutto esente da valutazioni critiche. Mettendo mani alle duecentomila pagine dell'inchiesta sino ad allora condotta dal PM Luigi de Magistris, Capomolla pensò bene di spaginarla disaggregando i 118 faldoni e riaggregandoli in un ordine diverso da quello originario. Quello che era a destra finì a sinistra. I documenti che si trovavano sopra finirono sotto. Ed alla fine concluse, il Capomolla, che non vi erano elementi sufficienti per sostenere l'accusa in giudizio. In realtà, diversamente, quell'illegittimo rimescolamento di carte, che equivaleva ad una vera e propria distruzione di atti processuali, aveva reso quegli elementi difficilmente riconoscibili o rintracciabili. Prova ne è che poco tempo dopo e molto lavoro di riaggregazione dopo, i PPMM Rossi e Roberti, sempre a Catanzaro, riaprirono l'inchiesta archiviata arrivando ad una richiesta di rinvio a giudizio, fra gli altri, anche per Sua Eccellenza il PG Vincenzo Tufano. Ma non è l'esito giudiziario di questo nuovo processo che qui interessa, non è certo la condanna penale l'unico criterio di valutazione della realtà. Anzi, ripensando all'operato di magistrati tipo “Capomolla”, che pochi non sono, viene da pensare che la verità processuale sia la meno utile a quello scopo. La verità fattuale, quello che Tufano ed altri magistrati da par suo hanno fatto e che gli organi disciplinari e giurisdizionali gli hanno consentito di fare, dimostrano bene quale era la considerazione delle istituzioni di questi Eccellentissimi Signori. Come è possibile che tutti gli organi di controllo e di governo della magistratura, perfettamente informati di questi comportamenti, nulla hanno posto in essere per farli cessare attendendo pazientemente che Tufano e Bonomi andassero in pensione? Questa è la domanda che rivolgiamo ai rappresentanti del Ministro della Giustizia, del CSM, dell'ANM, del Tribunale di Potenza e che, probabilmente, resterà senza risposta perché i loro omologhi, quando Tufano pontificava, erano lì in prima fila a battere le mani!

Alcuni dei fatti reato contestati nella richiesta di rinvio a giudizio agli Eccellentissimi:
Tufano Vincenzo: ...perché, quale Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Potenza, titolare del potere di sorveglianza sui magistrati, sussistendo le specifiche cause di astensione obbligatoria essendo egli legato da stretti vincoli di amicizia e da abituali rapporti di frequentazione alla dott.ssa Felicia Genovese ed al marito dr. Michele Cannizzaro, nonché avendo presentato il figlio Achille domanda di partecipazione a due concorsi per la copertura di posti di collaboratore amministrativo professionale e assistente amministrativo presso l'Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza, di cui il Cannizzaro era Direttore Generale - ed in violazione del citato art, 16 RDL 511146, all'epoca dei fatti vigente - che escludeva la possibilità che il potere di sorveglianza del Procuratore Generale potesse concernere comportamenti discrezionali da parte dell'Autorità Giudiziaria – e, infine, in violazione dell 'art. 53 c.p.p. - che garantisce la piena autonomia del Sostituto Procuratore nell'udienza preliminare - segnalava ai titolari dell'azione disciplinare l'omesso deposito, da parte del Sostituto Procuratore dr. Vincenzo Montemurro...

Bonomi Gaetano: “...perché, al fine di commettere una pluralità indeterminata di delitti di corruzione, abuso di ufficio nonchè di diffamazione e calunnia in danno di magistrati in servizio presso gli Uffici Giudiziari del Distretto di Corte d'appello di Potenza - tra i quali il dott. Henry John Woodcock, il dott. Vincenzo Montemurro, la dott.ssa Annagloria Piccininni, la dott.ssa Laura Triassi, il dott. Basentini Francesco, il dott. Montemurro Vincenzo, tutti magistrati in servizio o già in servizio presso la procura della Repubblica di Potenza, il dott. Alberto Iannuzzi, già giudice per le indagini preliminari a Potenza. il dott. Amerigo Palma, giudice del tribunale di Melfi - e di esponenti politici operanti nella Regione Basilicata, nonché ancora di rivelazione di segreto di ufficio, finalizzata all'acquisizione, da parte del dott. Bonorni, di dati cognitivi - segnatamente notizie concernenti attività investigative in corso di svolgimento da parte della procura della Repubblica ovvero della polizia giudiziaria - o di ufficiali di polizia giudiziaria – tra i quali l'isp. Pasquale Di Tolla, in servizio presso la Squadra Mobile di Potenza – per poter commettere gli altri reati rientranti nel programma criminoso... si associavano stabilmente in una struttura organizzativa nella quale ricoprivano i seguenti ruoli: Bonomi Gaetano, quale magistrato della Procura Generale della Repubblica presso la Corte di appello di Potenza, quale capo e promotore dell'associazione...

Violazioni del codice penale contestate ai magistrati per cui i PPMM di Catanzaro hanno formulato la richiesta di rinvio a giudizio. Le violazioni contestate erano parte della prima inchiesta “Toghe Lucane” archiviata ma, secondo i PPMM intervenuti, sostenuti da elementi probatori sufficienti per sostenere l'accusa in giudizio.

BONOMI Gaetano Sost. Proc. Gen. a Potenza (319, 321, 323, 326, 368, 416)
ROCA Modestino Sost. Proc. Gen. a Potenza (323)
DE LUCA Claudia Sost. Proc. a Potenza (323)
TUFANO Vincenzo Proc. Gen. a Potenza (323)

Codice Penale
Art. 319 - Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio
Art. 321 – Pene per il corruttore: chi dà o promette al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio il denaro od altra utilità
Art. 323 - Abuso d'ufficio
Art. 326 - Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio
Art. 368 - Calunnia
Art. 416 - Associazione per delinquere

di Claudio Galante