sabato 5 gennaio 2013

Votate, Lucani, votate questi cialtroni, se ne avete lo stomaco!

Petrolio, tutto nell'interesse dell'ENI e di...
Dove sono finiti i miliardi risparmiati dall'ENI e sottratti ai Lucani?

Forse Filippo Bubbico, alquanto nervosetto in questi giorni specie dopo che si è acclarato che il Ministro Matteoli lo dichiarava a conoscenza ed addirittura consenziente circa l'ubicazione a Scanzano Jonico del deposito unico nazionale di scorie nucleari, ci dirà che non ne sapeva niente e non avremmo motivo di non credergli, ma il documento ritrovato da questa redazione è clamoroso: dell'accordo di programma che avrebbe regolato i rapporti fra Regione Basilicata e compagnie petrolifere esistono due versioni, quasi identiche. Quasi, appunto! Il 18 Novembre 1998, l'Ufficio stampa della Regione Basilicata diffuse la seguente notizia "sottoscritto a Roma l'accordo sul petrolio tra Eni e Regione Basilicata". Il tono dell'allora Presidente della Giunta, Prof. Angelo Raffaele Di Nardo, fu inequivocabilmente improntato a quello dei momenti storici: "Abbiamo la consapevolezza di aver dato, oggi, il via ad una nuova e concreta stagione di sviluppo per la Basilicata... Ora la parola passa al territorio, alle sue espressioni municipali, alle forze sociali, sindacali e imprenditoriali, perché insieme al Governo regionale sappiano gestire l'accordo e realizzare, con spirito solidale, lo sviluppo diffuso della regione". In generale, sembra che tutto quell'ottimismo non abbia trovato alcun riscontro in questi 14 anni. L'unica che si è ulteriormente diffusa, nella nostra sciagurata regione, è la crisi economica e industriale. Mentre i barili di petrolio che giornalmente escono dalle viscere del territorio lucano lasciano solo fanghi e liquami inquinanti. Non è ancora ben chiaro quanto petrolio si estragga. Incredibile constatare che la prevista commissione di vigilanza sull'estrazione non sia ancora insediata. Sempre tutta da chiarire è la quantità di gas che viene "bruciato in torcia" per evitare il fastidioso processo di purificazione, compressione e pompaggio. Alcune voci incontrollate indicano quantità impressionanti, certo è che le "torce" sono visibili ad occhio nudo e che vi sono pochi combustibili inquinanti come il gas non depurato. Purtroppo la magistratura Lucana è ben altra cosa da quella Tarantina di questi giorni e le tonnellate di inquinanti immessi nell'aria che respirano i lucani, figli dei magistrati inclusi, continuano a levarsi nell'aria un tempo finissima. Ma, torniamo al "Protocollo d'intenti". Non è pensabile esaurirne una disamina seppure sommaria in un semplice articolo. Forse sarebbe il caso di richiedere uno specifico lavoro al consiglio regionale per verificare lo stato di attuazione degli accordi e rendicontare ai cittadini. Chissà, potrebbero consultare i lavori e gli atti che certamente avrà prodotto il "comitato paritetico" ENI- Regione, previsto nell'accordo ufficiale al fine di monitorare, verificare e controllare il corretto adempimento, la corretta interpretazione e lo stato di attuazione dei reciproci obblighi scaturenti dal presente protocollo". Intanto possiamo segnalare una significativa "scoperta" frutto della nostra passione per l'indagine documentale. Esiste un'altra versione del "Verbale d'intesa tra la Regione Basilicata e l'Eni", risale a qualche mese prima del fatidico novembre 1998. È quasi identico a quello "ufficiale". Quasi! Leggiamo a pagina 3 sulla carta intestata del Consiglio Regionale simil-pergamena: "Eni si impegna a realizzare un'azione di promozione imprenditoriale nell'area con l'obiettivo di consentire il recupero dei livelli occupazionali realizzati nell'ambito della prossima attività di cantiere, nonché di realizzare le condizioni per un ulteriore sviluppo manifatturiero e di servizi finalizzato alla creazione di nuova occupazione dell'ordine di 3.000 addetti". La frase (e i tremila) sono del tutto assenti nell'altro documento e, pare, nella realtà del "diffuso sviluppo" odierno. Evidentemente una qualche contrattazione dovrà essere intercorsa fra Eni e Regione, un qualche scambio e una qualche rinuncia saranno intervenuti. Magari unilaterale e capite bene da quale dei due lati. Pochi righi oltre, sempre sulla carta intestata regionale: "Eni, anche per conto del partner Enterprise Oil Italiana, si impegna a: 1b) sostenere direttamente investimenti nel settore industriale, agricolo, turistico e dei servizi, per un ammontare non inferiore a 1.000 miliardi di lire, in tre anni...". Attualizzando, significa entro il 2001. Nel documento "Accordo sul petrolio" non abbiamo più trovato traccia dei 1.000 miliardi. Così come non siamo riusciti a reperire alcun documento ufficiale che facesse riferimento a questa montagna di soldi investiti "nel settore industriale, agricolo, turistico e dei servizi". Forse dobbiamo ricorrere allo spirito napoletano e supplire con la fantasia allo sviluppo diffuso che non c'è ed immaginarci uno sviluppo finanziato con i soldi “fijuti” che possono essere sostituiti da qualche barile di petrolio. Peccato che "il Presidente Di Nardo - che era accompagnato dagli assessori Bubbico, Colangelo, Chiurazzi, De Filippo e Mattia" non sia riuscito ad ottenere quanto sembrava già concordato. Speriamo che sia riuscito ad assicurarsi, almeno, una qualche contropartita utile alla nostra regione oppure ai suoi abitanti (almeno alcuni). E adesso, votate, Lucani, votate questi cialtroni, se ne avete lo stomaco!
di Claudio Galante