lunedì 14 dicembre 2009

de Magistris: Toghe Lucane con la "d" minuscola?

Premessa
Berlusconi l'ha detto chiaro. Se poi si fa finta di non sentire, è un'altra cosa. Violante l'ha capito benissimo e con il suo fare da vecchia volpe (direi vecchio comunista ma temo di urtare la sua suscettibilità) ha abbozzato una domanda retorica al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano: “ma allora volete sostenere che i membri della Consulta (Corte Costituzionale) decidano in base all'appartenenza politica e non nel rispetto delle Leggi e della Costituzione”? Già pregustava (forse) una risposta affermativa che gli avrebbe consentito di stracciarsi le vesti e gridare alla violazione della “Religione dello Stato”. Quella fede propria di quanti pur di non credere in un Dio fattosi carne, preferiscono credere in un libro erto a proprio Dio, anzi meglio, a Dio di tutti che ampia e sopravanza le religioni includendole e banalizzandole nell'unica fede laicista. "la Costituzione". Ma Alfano, che di Leggi incostituzionali, scelte discutibili e dichiarazioni illogiche non è scarso, questa volta non ha abboccato e Violante ha guardato gli altri ospiti di “Porta a Porta” come il prete guarda i fedeli quando gli rispondono “Amen” subito dopo la formula “... nei secoli dei secoli”. Proprio quello che bisognava fosse detto. I fedeli sono attenti!
Il problema
Il vero problema è che Berlusconi, fuori dalle ipocrisie (ha detto anche questo), sul punto ha ragione. La magistratura è preda della politica, delle correnti, dello scambio di favori, dei conflitti d'interesse. Non è una questione di destra, sinistra o centro. Perché Anedda (membro CSM in quota AN-PdL) vota sempre contro le “risoluzioni” scomode per la sua parte politica? È che il sistema è marcio ed i pesi e contrappesi di cui spesso si sente parlare sono una baggianata. Non sono le formule che possono garantire alcunché. Non è che la Costituzione andava bene quarant'anni fa ed oggi è superata. Il fatto è che quarant'anni fra gli uomini delle istituzioni prevaleva il senso del “bene comune”, l'abitudine di render conto ad una coscienza civile. Adesso a prevalere è il senso del bene personale, quello che entra o esce dal proprio portafoglio. Non ci sono riforme che tengano, non ci sono modifiche che bastino. Bisogna rinnovare gli uomini, l'intera classe dirigente; ammesso che ve ne sia una nuova alle porte. Tutto questo potrebbe essere liquidato come un discorso, parole da un pulpito affatto prestigioso e quindi trascurabile. Ed ecco la necessità di fornire elementi concreti, sicché nessuno potrà dirsi ignaro e ciascuno abbia un sussulto di coscienza.
Affaire Toghe Lucane
Nasce nel 2003, duecentomila pagine d'inchiesta rivelano l'esistenza di una fitta rete di relazioni fra politici, magistrati, avvocati e intraprenditori. Associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, alla truffa aggravata, al crollo di costruzioni o altri disastri dolosi. Vi sono intere Procure della Repubblica (Ordinarie e Generali) coinvolte, con magistrati che arrivano ad organizzare false testimonianze in danno di altri magistrati, procuratori che minacciano propri sostituti perché procedano in via informale quando indagano su colletti bianchi di alto bordo. Infine emergono fitti contatti fra i magistrati indagati e autorevoli esponenti della politica e del Ministero di Giustizia in cui si pianificano turbative alle indagini o veri e propri blitz contro i magistrati procedenti. Gli atti dei procedimenti penali “Toghe Lucane”, “Why Not”, “Poseidone” tenuti dalla Procura di Catanzaro e dei procedimenti penali aperti dai Sostituti Procuratori Nuzzi e Verasani a Salerno sono zeppi di evidenze probatorie in tal senso. Elementi che, se non costituiscono alcuna certezza di colpevolezza, sicuramente sono idonei a sostenere un'accusa in giudizio; l'unico ambito in cui propriamente si possono affrontare le emergenze di indagini così delicate e documentate. Ma è proprio il giudizio che scientificamente viene evitato o, meglio, impedito attraverso due passaggi: 1) Sottraendo le indagini tenute a Catanzaro al Dr. Luigi de Magistris (attraverso tutte le tecniche possibili: avocazione per “Poseidone”, affidamento ad altro magistrato per “Why Not”, trasferimento di De Magistris per “Toghe Lucane”); 2) Trasferendo i magistrati salernitani (Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani, Luigi Apicella) che avevano accertato irregolarità ed abusi in capo ai magistrati catanzaresi “eredi” ed artefici dell'espropriazione dei procedimenti di Luigi de Magistris. Gli altri “eredi”, quelli dei procedimenti che furono di Nuzzi e Verasani, non danno segni di particolare vivacità. Quasi vien da pensare che la lezione impartita ai loro ex colleghi (Nuzzi, Verasani, Apicella) sia stata sufficiente. Così anche le ultime (fitte) denunce che segnalano le modalità “in odium legis” con cui il Dr. Vincenzo Capomolla ed altri magistrati lucani e calabresi riaffermano il potere assoluto dello Stato-Antistato, cadono nell'inedia giudiziaria. C'è da meravigliarsi se per tutti i procedimenti penali lo sbocco proposto è l'archiviazione? Con qualche rara eccezione ancor più paradossale. Come nella recente vicenda “Marinagri”: il PM Capomolla chiede il rinvio a giudizio; gli imputati chiedono il rito abbreviato; un nuovo PM (Alberto Cianfarini) che non conosce una virgola del Procedimento Penale, chiede l'assoluzione che viene immediatamente concessa. Il tutto in due ore, liquidando cinque anni d'indagini e decine di migliaia di documenti probatori.
Quella sporca dozzina
Tanti sono coloro che hanno a vario titolo sostenuto le ragioni della legalità e dell'informazione, una sporca dozzina di cittadini, professionisti, giornalisti, esponenti delle forze dell'ordine, politici, magistrati e avvocati. Tutti hanno pagato (e stanno pagando) un prezzo altissimo sul piano personale e professionale. Non si possono affrontare impunemente ministri, magistrati, intraprenditori, politici e gente potente tutti intenti a gestire enormi fette di potere per favorire giganteschi interessi che, dicono le evidenze delle indagini, sono sospetti di gravissime illiceità. Toghe Lucane racconta il “cuore” del sistema e giunge sino al crocevia dei percorsi di potere della nazione italiana. Si arriva al petrolio lucano, alle Logge Massoniche non ufficiali, agli omicidi impuniti per decenni, ai magistrati che passano in politica per meglio consolidare assi di potere pseudo-giudiziario. Nomi, fatti, telefonate che descrivono compiutamente le responsabilità che tengono il Mezzogiorno d'Italia soggiogato e povero a dispetto delle enormi ricchezze presenti e dei fiumi di denaro pubblico (italiano ed europeo) che lo hanno attraversato senza lasciare traccia. Una sporca dozzina di uomini normali che passano per eroi solo perché non chiudono gli occhi e non accettano i consigli “che non si possono rifiutare”. A questi va riconosciuto il più completo lavoro d'analisi e documentazione sul Mezzogiorno d'Italia che mai sia stato rendicontato.
Luigi de Magistris, la punta dell'iceberg
Il ruolo istituzionale di maggior rilievo, indiscutibilmente, l'hanno svolto cinque magistrati: Luigi de Magistris, Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani, Luigi Apicella e Maria Clementina Forleo. Dei primi si è già detto. L'ultima, che merita specifici approfondimenti specie in riferimento all'inchiesta UNIPOL-BNL, ha il torto di non farsi gli affari propri. D'intervenire e documentare una serie di condizioni al contorno che spiegano le manovre fra illustri togati per delegittimare e defenestrare Luigi de Magistris. Anche lei si meriterà le attenzioni disciplinari mirate ad insabbiare le inchieste di cui era a conoscenza e sulle quali avrebbe dovuto pronunciarsi quale Giudice. Indubbiamente il maggior rilievo, in termini di visibilità pubblica, l'ha assunto il Dr. Luigi de Magistris. Non è casuale che, costretto a lasciare l'ordine giudiziario, riceve un riconoscimento plebiscitario allorquando si presenta candidato al Parlamento Europeo. La gente comune coglie in lui una possibilità, un barlume di rinnovata credibilità umana e istituzionale. Siamo a giugno 2009 e tutto sembra spalancare una nuova stagione di partecipazione civica e di affronto del “nodo” giustizia. Ma proprio qui sorgono inaspettate incomprensioni se non proprio difficoltà. Ci si attendeva che l'ampio consenso e la puntuale conoscenza dei meccanismi di governo di un Sud allo stremo, fossero alla base dell'azione politica del Dr. Luigi de Magistris; che egli entrasse nel merito specifico e puntuale, che affrontasse le questioni sostenute in sede giudiziaria nel più ampio e articolato mondo della politica e delle istituzioni. Invece assistiamo a interventi generici, enunciazioni di principio. Come si fa a parlare di politica con la “P” maiuscola quando vengono distrutti gli atti giudiziari (nel senso letterale del termine) di Toghe Lucane da magistrati con la “m” super-minuscola?
De Magistris: convegni e incontri a decine, efficacia zero
Non è mai simpatico avanzare critiche, specie fra persone con cui si condividono parti importanti della propria vita sociale. Ma è indispensabile per quel dovere di lealtà e trasparenza che solo determina il rispetto reciproco vero. Altro sarebbe pura ipocrisia. Così dobbiamo chiedere all'On. Luigi de Magistris, se non sia il caso di abbandonare il tatticismo di schieramento ed affrontare “apertis verbis” i nodi della questione giustizia (con la “g” minuscola) che attanagliano l'Italia e che vedono gravissime responsabilità proprio nello schieramento di quei magistrati “di sinistra” che Violante vorrebbe virtuosi servi della Costituzione ma altro non sono che devoti della religione “Statalista”. Disposti a qualsiasi bassezza (giudiziaria) oggi per costruire una società migliore che nel futuro garantirà equità e benessere a tutti. Ecco, Dr. De Magistris, non vorremmo che i suoi silenzi sulla distruzione delle inchieste e fra tutte Toghe Lucane, altro non fossero se non l'utopico percorso per giungere ad una postazione di potere da cui amministrare con saggezza il “bene comune”. La storia ha già percorso questa strada e ci racconta che è disastrosa. Del resto le responsabilità di autorevoli esponenti dello schieramento di centro-sinistra in cui (legittimamente) ritiene di militare politicamente, non possono essere sottaciute ovvero affrontate in termini generici da Lei che conosce evidenze d'indagine tali da far impallidire anche il più ortodosso degli stalinisti.