giovedì 10 dicembre 2009

Pd, Pdl, Udeur, Udc, Dc, Psi, Pci pari erano e pari sono

Il cerchio si chiude sugli amici di D'Alema, ma nessuno osa dirlo. Qualche giorno fa, con la solita mirabile sintesi, Milena Gabanelli su “Report” (Rai 3) ha raccontato alcuni fatti che, per inciso, sono anche penalmente rilevanti e tali sono stati ritenuti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari. Ipotesi di reato che coinvolgono le alte sfere della politica pugliese con robusti agganci in ambito nazionale. Ipotesi teoriche in cui si raccontano giri pratici di denaro per milioni di milioni di lire, ovvero miliardi di euro, per i più giovani. È il dorato mondo della sanità pugliese e italiana. Dopo aver sviscerato le parentele, i legami e i soldi circolati (insieme ad una polvere bianca che non odora di borotalco), si è giunti alla conclusione. Ma, per chi conosce un minimo di “circostanze al contorno”, è come se mancasse una puntata e... mancava davvero! Il presidente della Puglia, Niki Vendola, ha affermato che lui non sapeva bene quali erano le “relazioni pericolose” di Alberto Tedesco quando lo ha nominato assessore alla sanità nella giunta regionale. Né immaginava che (Tedesco) potesse essere coinvolto in indagini con gravi ipotesi di reato. Di fatto, è come se Vendola avesse detto di essere appena atterrato sulla Terra provenendo dal pianeta Marte. Eh, sì, perché solo su Marte si ignora che Alberto Tedesco era stato tirato in ballo già nei primi anni novanta da Francesco Cavallari. Quel patron delle Cliniche Riunite di Bari che fu al centro di un'intricata inchiesta barese sulla sanità ai tempi di tangentopoli. Secondo Cavallari, Tedesco era il percettore di ingenti somme destinate a foraggiare la politica, lo disse ai magistrati, lo testimoniò durante le udienze ma nessuno indagò. Certo, potrebbe essere anche che Cavallari si sia inventato tutto, ma lo avrebbe dovuto accertare la magistratura (doverosamente). I magistrati della Procura di Bari ai tempi di Cavallari? Eccoli: 1) Alberto Maritati, subito dopo l'inchiesta “Cavallari” entrò in politica. Eletto alle elezioni suppletive, venne nominato sottosegretario nei governi “D'Alema” I e II. Sempre ricandidato ed eletto nelle liste del Pd, oggi è senatore dopo essere stato sottosegretario nell'ultimo governo Prodi. Amico di Luciano Violante e fedelissimo di Massimo D'Alema; 2) Michele Emiliano, chiese ed ottenne il sequestro dei beni di Francesco Cavallari, ma lo eseguì tre mesi dopo la firma del Gip. Anche lui entrato in politica nel Pd. Anche lui vicinissimo a D'Alema. Oggi è sindaco di Bari e vorrebbe candidarsi alla presidenza della Regione Puglia; 3) Giuseppe Scelsi, ancora Sostituto Procuratore a Bari. Titolare di un filone delle inchieste sul malaffare in Puglia; 4) Giuseppe Chieco, Procuratore Capo a Matera. Indagato dalle Procure di Catanzaro e Salerno per corruzione in atti giudiziari in concorso e associazione con diversi altri magistrati. Frequenti i contatti telefonici con Alberto Maritati durante e dopo le perquisizioni a suo carico nell'inchiesta Toghe Lucane per cui oggi è stata formulata richiesta di archiviazione. Maritati e Chieco, in un particolare che risulta ben documentato nell'inchiesta “Toghe Lucane”, relazionarono di aver registrato un colloquio con Francesco Cavallari che valse ad entrambi (insieme con Giuseppe Scelsi) il proscioglimento in un procedimento penale per gravissime ipotesi di reato. Ma lo stesso giorno del colloquio, alla stessa ora, Cavallari sembra (da atti della Procura di Potenza) essere in un altro posto! Allora, lo vogliamo dire, sì o no, che da vent'anni si raccontano alcuni fatti senza chiudere il cerchio? Lo vogliamo dire, che il cerchio si chiude su Massimo D'Alema? Certamente fra i responsabili o comunque i partecipi delle poco chiare complicità politiche dei sistemi “border line” che affliggono l'Italia. Non che sia l'unico, nemmeno che sia il massimo, solo che resta sempre quello in incognito. Quello di cui nessuno parla o, forse, osa parlare. Così il cerchio si chiude.