venerdì 11 dicembre 2009

Marinagri: milioni di metri cubi di cemento nella foce del fiume Agri che non sussistono


MARINAGRI: Sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Lo ha decretato, nel nome del Popolo Italiano, il Giudice per le udienze preliminari del tribunale di Catanzaro Gabriella Reillo, che ha accolto la richiesta di assoluzione avanzata dal pubblico ministero, Alberto Cianfarini. Un altro PM, Vincenzo Capomolla, che aveva “ereditato” il procedimento penale “Toghe Lucane” che fu di Luigi de Magistris, aveva chiesto il rinvio a giudizio per i titolari del villaggio turistico Marinagri di Policoro (Matera), Vincenzo e Marco Vitale; il sindaco di Policoro, Nicolino Lopatriello, ed il dirigente del settore urbanistica dello stesso Comune, Felice Viceconte. Al proscioglimento si è arrivati attraverso alcuni passaggi hanno progressivamente frazionato e depotenziato le originali ipotesi accusatorie che erano gravissime: associazione per delinquere finalizzata alla corruzione semplice, a quella in atti giudiziari (per i Vitale), alla truffa aggravata ai danni dello Stato, al “crollo di costruzioni o altri disastri dolosi”. Fondamentale è stato il ruolo svolto dal PM Capomolla che ha fatto strame dell'inchiesta originaria arrivando a disperderne gli atti in mille rivoli giudiziari. Una sorta omeopatia giudiziaria che ha talmente diluito i fatti delittuosi da renderli praticamente impercettibili. Solo così si può arrivare ad affermare che “il fatto non sussiste”, cioè che un intero villaggio turistico con alberghi, ville, darsena e posti barca, costruito nell'alveo di piena del fiume Agri, “non sussiste”. Eppure è lì, quasi ultimato, proprio dove tutte le norme consultabili dicono che è assolutamente vietato costruire alcunché. Proprio dove la Suprema Corte di Cassazione ha sancito che non poteva essere costruito e nemmeno poteva essere “sanato” con un qualsivoglia provvedimento di magnanima tolleranza italica. Fortuna che la Costituzione Italiana stabilisce il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale e che questo principio si concili con la procedibilità d'ufficio per i reati che, originariamente imputati ai quattro prosciolti, oggi dovrebbero essere “girati” alla D.ssa Gabriella Reillo, al Dr. Alberto Cianfarini e al Dr. Vincenzo Capomolla. Si chiama favoreggiamento ed è perseguibile d'ufficio quando si compie in favore di un'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, alla truffa aggravata ai danni dello Stato, al “crollo di costruzioni o altri disastri dolosi”. Per loro sventura (di Reillo, Cianfarini e Capomolla), la procedibilità d'ufficio supera la tradizionale pigrizia (se non proprio pavidità omertosa) di molti cittadini, magistrati ed operatori variamente qualificati ad intervenire in questi casi. Non ci sarà bisogno nemmeno del sacrificio dei pochi cittadini che passano per coraggiosi solo perché non rinunciano a camminare con la schiena dritta. Questa volta i colleghi magistrati della Procura di Salerno hanno già tutti gli elementi idonei alla bisogna. Dura lex sed lex!