martedì 21 luglio 2009

NOTE A MARGINE DI DUE STRAGI

L'esplosivo impiegato nella strage di Capaci nel 1992 era contenuto da un tubo di drenaggio posto sotto la strada; il diametro di tali tubi generalmente non è superiore a 20-30 cm; data la potenza dell'esplosione - valutabile dai dati allora diffusi - il volume necessario di polvere da mina sarebbe stato tale da rendere insufficiente la capienza del tubo (massa della carica/peso specifico dell'esplosivo); come si potevano inserire e collegare dentro un simile condotto tante e tali cariche (per un volume di centinaia di litri)? Il volume dell'esplosivo doveva essere molto inferiore ed avere una potenza molto superiore. Solo esplosivi prodotti da officine militari o militarizzate – come l'Hexogen (ciclonite, RDX, peso specifico circa 1,8 kg/dm3) – arrivano a tali potenze. Potrebbe essere stata usata una miscela di TNT con polvere di alluminio (o magnesio). Anche questi esplosivi sono prodotti per scopi militari. Questo tipo di esplosivo produce però una intensa nuvola bianca e comunque la velocità di espansione iniziale dei gas tale che nel caso in questione avrebbe frantumato le auto blindate di Falcone e della scorta. Invece l'auto di Falcone è stata sollevata, proiettata, danneggiata ma è rimasta integra, il che porta ad escludere una forte carica di tritolo e induce a ipotizzare quali mezzi usati l’Hexogen e simili.
Sulla esplosione alla stazione di Bologna nel 1980 ancora oggi nella sala d'attesa di II Classe è visibile un piccolo buchetto che sarebbe il "cratere" lasciato da una bomba di circa 100 kg di tetranitroeritrite. La prima riflessione è che 100 kg di tetranitroeritrite (che, ad occhio, equivalgono ad una bomba aerea da 500 libbre), posti al suolo non lasciano un piccolo buco del diametro di 20-30 cm. Come è possibile trasportare dentro un valigia 100 kg di esplosivo più l'innesco? Com'è manovrabile un oggetto simile? Se si caricano in una valigia 4 sacchi di cemento non si riesce poi a trasportarla! L'esplosione è stata enorme e compatibile con una equipollente carica. Pertanto non poteva essere sufficiente solo una carica come quella che ha lasciato il segno sul pavimento. Vi doveva essere una seconda carica, esplosa nello stesso istante, ma posta in un luogo dove non ha lasciato crateri, ad esempio posizionata nei locali del piano superiore (avrebbe sfondato il solaio ma non lasciato "crateri"). Ma chi l'avrebbe potuta mettere? Non certo un terrorista "di passaggio". Tutto troppo strano per cui varrebbe la pena di verificare tutta la documentazione se ancora disponibile e fare calcoli molto più precisi.
Cordialmente
Prof. Cosimo Loré