martedì 21 luglio 2009

Mancino e l’omicidio Borsellino

Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinato 17 anni fa, commentando acune notizie sulla nuova inchiesta che ha riaperto le indagini sulla strage di via D’Amelio e nella quale potrebbero essere coinvolti rappresetanti delle istituzioni, aveva detto: “Mio fratello sapeva della trattativa tra la mafia e lo Stato. Era stato informato. E per questo è stato ucciso. La strage di via D’Amelio è una strage di Stato. Pezzi delle istituzioni hanno lavorato per prepararla ed eseguirla. Adesso che la verità sulla strage si avvicina, spero solo che non siano gli storici a doverla scrivere. Bensì i giornalisti. Io tra non molti anni raggiungerò mio fratello Paolo e non so se riuscirò a leggerla sui giornali”. Poi aveva attacca direttamente l’onorevole Nicola Mancino, oggi al Csm: “Mancino dice addirittura che non conosceva mio fratello. Come faceva il neo ministro dell’interno a non conoscere il giudice presente ai funerali di Falcone e che appariva in tutti i tg nazionali? La verità è che da quell’incontro mio fratello uscì sconvolto come testimonia il pentito Gaspare Mutolo”. Massimo Ciancimino, figlio di Vito ex sindaco di Palermo e colluso con la mafia, ha consegnato agli inquirenti alcuni importanti documenti dai quali emergerebbe l’avvio di una trattativa tra Stato e mafia.
Luigi de Magistris, parlamentare europero ed anche lui imbattutosi, quando era magistrato, con l’area grigia che lega affaristi e poltica ha insistito sul tema: “In particolare - ha affermanto - mi chiedo come sia possibile che Nicola Mancino appare lucido quando presiede la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, che ha scritto alcune tra le pagine più buie della storia del Csm, e che ha fermato me ed i magistrati della Procura di Salerno che stavano ricostruendo la nuova P2, in cui comparivano nomi e contesti emersi anche nelle inchieste sulle stragi, mentre perde la memoria quando deve riferire sul contenuto di un incontro così importante avvenuto poco dopo la strage di Capaci e poche ore prima di quella di via D’Amelio”.
Mancino, secondo Borsellino e De Magistris, “ha il dovere morale e giuridico, in virtù delle cariche ricoperte, di rispondere a questa domanda che gli viene rivolta da migliaia di italiani che pretendono verità e giustizia sulle stragi”.
Vorrà a questo punto l’ex ministro rompere la tradizione del silenzio, ormai abituale in Italia, e fornire spiegazioni convincenti?