venerdì 3 luglio 2009

Perché Napolitano chiama “polemiche” il racconto dei fatti?

Che si lasci ad un piccolo giornale di provincia come “Il Resto” l'onere di commentare i grandi eventi che attraversano l'Italia d'oggi è davvero incredibile. Pensatori di illustre scuola e politici sopraffini, autorità istituzionali e vertici dello Stato, sociologi da salotto (anche televisivo) e giornalisti premiati da titoli e cassetta, persino uomini umili e intrinsecamente sani nonché virtuosi sino all'eroismo, tutti ritengono inopportuno intervenire con parole chiare e nette sulle note (comunque note) vicende che hanno sopraffatto Silvio Berlusconi e con lui (prima e dopo, dentro ed oltre) tutto un sistema di potere, di potenti, di uomini persi dietro l'illusione del mondo. Quando il dia-ballo, colui che è menzogna e divisione, mostrò a Gesù tutti i regni del mondo e tutto il potere della terra e tutte le ricchezze e tutte le bellezze offrendogliele ad una sola condizione, che lo adorasse, la risposta fu semplice e immediata. Non ci furono calcoli di real-politik. Cosa ci può essere mai da calcolare quando in ballo c'è una scelta così netta. E la real-politik non avrebbe forse consigliato a migliaia (milioni?) di cristiani di abiurare piuttosto che finire in pasto ai leoni? Poi, nel segreto di qualche catacomba, avrebbero magari continuato i culti cristiani, avrebbero spezzato il pane e pronunciato formule e tutto sarebbe risultato meno duro. Quale ragione politica potrà mai giustificare l'abiura della verità, quale ragione politica potrà mai giustificare il silenzio del giudizio. Forse quella che avrebbe salvato la vita a Thomas Moore (7 febbraio 1478 - 6 luglio 1535) evitando lo scisma degli Anglicani? Non sono ragionamenti riservati ai cristiani, anche se non si può prescindere dal cristianesimo per capire interamente l'uomo ed i suoi desideri più profondi. Certo è difficile parlare di cristianesimo, l'unica religione che ha come presupposto costitutivo la presenza fisica di Cristo nel corpo mistico della Chiesa; che altro non è se non i corpi fisici dei suoi fedeli. È difficile parlare di quello che si può solo incontrare e sperimentare, ammesso che la lampada non venga messa sotto il moggio. Al relativismo etico, ampiamente diffuso fra i cristiani “adulti” alla “Prodi”, adesso si affianca il relativismo politico. Sembra che la permanenza dell'attuale capo del governo sia un fattore determinante della storia al punto da includerla nei famosi valori “non negoziabili”. Berlusconi per debolezze umane, di cui certamente non ha l'esclusiva né il monopolio, ha messo a repentaglio la sicurezza dello Stato. Le accompagnatrici con cui si trastullava, a parte i compensi percepiti e versati da tizio o caio, avrebbero ben potuto essere agenti di servizi segreti di altri paesi; altrimenti dette spie. Sembra possibile che il capo del Governo Italiano porti nel suo letto persone di cui nemmeno conosce le credenziali? Non è questione di privacy è questione di Stato. Berlusconi non è in grado di garantire la padronanza dei propri gesti, atti e comportamenti con la dovuta cautela propria della figura istituzionale che rappresenta. Ora il Presidente Napolitano avrà un bel dire a chiedere che “non vi siano polemiche durante la settimana del G8”, raccomandazione che tutti non possono che condividere. Ma qui non si tratta di polemiche, si tratta di sicurezza dello Stato. Quante escort sono in grado di ricattare Berlusconi, quante sono diventate parlamentari per meriti di letto, quante fotografie ritraggono Silvio in atteggiamenti che denotano aspetti caratteriali bizzarri. Di tutto questo e molto altro non possiamo tacere perché non si tratta di opinioni, divergenze di veduta, strategie o ideologie contrapposte. E se anche tacessero gli italiani (è tutto da dimostrare che un popolo di santi poeti e navigatori stimi ancora Berlusconi che non è nemmeno capace di trovarsi un'amante ma ricorre al meretricio) perché mai dovrebbero farlo gli stranieri? Si pensi, per fare un esempio, agli statunitensi. Hanno messo in croce il loro stesso Presdente Bill Clinton per molto, molto meno. Perché dovrebbero risparmiare il Cavaliere? Solo, eventualmente, per un calcolo politico. Ritorna il solito ragionamento: Berlusconi è ricattabile! (di Filippo de Lubac)