venerdì 9 agosto 2013

Non siamo Stato noi: le domande sull'Itrec di Rotondella a cui lo Stato deve rispondere

Non siamo Stato noi: le domande sull'Itrec di Rotondella a cui lo Stato deve rispondere (mentre Bubbico non può farlo)
 
Nel centro Enea-Itrec di Rotondella (Mt) vi sono materiali radioattivi. Dichiaratamente: Uranio 235 arricchito oltre il 90%, Torio, tracce infinitesimali di Plutonio. Poi, vi è del combustibile irraggiato, molto radioattivo (emette i penetranti raggi gamma), 64 "barre" e una parte di combustibile irraggiato già lavorato secondo le finalità originarie (dichiarate) dell'Itrec (acronimo di Impianto di Trattamento e Rifabbricazione Elementi di Combustibile). In pratica, si sarebbero dovute estrarre, dal combustibile nucleare "esausto", le sostanze radioattive ancora utilizzabili per (ri)fabbricare nuovi elementi di combustibile nucleare da utilizzare nelle centrali attive. Il materiale giunse a Rotondella proveniente dalla centrale nucleare di Elk River negli Stati Uniti d'America che operava con una miscela di Uranio e Torio, tali erano le barre che Itrec avrebbe (ri)costruito.
Peccato che quanto entrò in funzione tutta questa giostra, la tecnologia Uranio-Torio era già stata abbandonata in tutto il mondo e la centrale di Elk River era stata chiusa e, da lì a poco, sarebbe stata smantellata e l'area su cui sorgeva completamente bonificata. A vederla oggi su internet, sembra il paradiso terrestre.
Comunque, Itrec lavorò, partendo dalle prime 20 barre: sminuzzate, sciolte in acido nitrico ad altissima concentrazione, centrifugate. Ottenendo quelle che ci spiegano come le tre fasi liquide: residui ad altissima (radio)attività; residui a bassa attività; miscela uranio-torio da separare per ottenere i prodotti "pregiati" da destinare al nuovo combustibile.
Ma, come si era detto, nessuno più voleva combustibile uranio-torio e le cose rimasero ferme. Ferme si fa per dire, poiché quando si ha a che fare con i materiali radioattivi, il concetto di fermo non esiste. E, da quarant'anni, i tecnici dell'Enea, ma anche dell'Itrec, ma anche della Sogin SpA (società controllata dal Tesoro) badano che tutto sia tenuto sotto controllo, raffreddato, conservato in modo da evitare o quantomeno ridurre i rischi per l'ambiente ed i danni per la popolazione.
Evitare non è stato possibile, qualcosa è uscito, qualcosa è stato reso noto, qualcosa è trapelato. Insomma gli incidenti non sono mancati. A giocare col fuoco, prima o poi ci si scotta.
Dai dati ufficiali diffusi dalla Sogin, emerge che altri 18,15 Kg di uranio 235 arricchito al 91% si trovavano all'interno dell'Itrec al 31.12.2012. Certamente giunti dagli Stati Uniti negli anni 70, così conferma l'attuale responsabile del centro Itrec, Dr. Edoardo Petagna.
Il 29 luglio scorso, un trasporto supersegreto, ha trasferito poco più di un chilogrammo di uranio 235 arricchito al 91% negli Stati Uniti passando per l'Aeroporto Militare di Gioia del Colle (Ba), lo afferma un comunicato della Sogin S.p.A. Più generiche le dichiarazioni rese dalla politica e dal Governo, ma la sostanza, la verità ufficiale è questa. Il viceministro all'Interno, Filippo Bubbico, ha dichiarato che si tratta di uno dei viaggi concordati con gli Stati Uniti d'America e che porteranno al progressivo svuotamento del centro Itrec con contestuale restituzione ai legittimi proprietari di quelle sostanze pericolose: 64 barre residue; miscela uranio-torio in acido nitrico; uranio 235 arricchito e (si spera) anche le centinaia di "barili" di materiali inquinati da radioattività "prodotti" dalla gestione di quell'ospite sgradito e scomodo giunto da Elk River.
Nessuno ha prodotto evidenza di quell'accordo, mentre tutti i documenti accessibili comprese delicate corrispondenze tra il Governo Italiano e l'ambasciatore Statunitense Dr. Spogli, affermano il contrario.
Sorge subito una domanda: Perché si parte restituendo 1 Kg di Uranio 235, il cui valore commerciale supera abbondantemente i tre milioni di euro e non dalle 64 barre + 20 disciolte che ci costa mantenere al prezzo venale di diversi milioni di euro all'anno, per non parlare dei rischi per la salute di intere comunità?
Bubbico ha affermato che esiste un programma concordato di restituzioni, aggiungendo che la notizia del trasporto (avvenuto con dispiegamento di uomini e mezzi stile "Apocalipse Now") avrebbe turbato gli americani al punto da rendere probabile una loro rinuncia agli impegni di reimportazione del materiale radioattivo. Ebbene, dalle informazioni acquisite durante una visita presso il Centro Itrec, si apprende che mancano i contenitori per "stivare" le 64 barre residue e non è stata effettuata la cementificazione delle 20 barre "lavorate parzialmente". Queste due operazioni sono preliminari e propedeutiche alla stipula di accordi di sorta, giacché, le norme internazionali che regolano questi delicati trasporti, prevedono che questi possano essere assunti solo quando il "materiale" è impacchettato e pronto per il trasporto. Bubbico, vorrà precisare qualcosa? Diversamente, sembrerebbe che Bubbico abbia voluto scaricare sui giornalisti il fallimento di un accordo mai stipulato, seminando sentimenti di odio e disinformazione forieri di pericolo anche per l'incolumità personale. Stai a vedere che dopo quarant'anni, la politica negligente e neghittosa (ad esser buoni) attribuisce la mancata “partenza” del materiale radioattivo a di due sfortunati giornalisti che vedono partire su strada pubblica (ed arrivare da strada pubblica) un corteo “nucleare” ed informano i cittadini, cioè fanno il loro mestiere/dovere.
Ora, gli Stati Uniti di combustibile esausto ed irraggiato, ne custodiscono centinaia se non migliaia di barre. Sono dotati di un sito unico nazionale di stoccaggio e numerosi siti di passaggio e/o stoccaggio intermedi, cosa costerebbe aggiungere le 64 barre dell'Itrec di Rotondella?
E, dulcis in fundo, la domanda che non spiega ma lascia capire molto: è notizia ufficiale che nell'Itrec di Rotondella vi sono (erano) 18,15 Kg di Uranio 235 e tutto il resto, perché il trasporto ed i documenti di questa ed altre vicende legate all'Itrec sono coperti da “segreto di Stao”? Perché notizie sensibili, perché se un terrorista... Non è così, da Saluggia (Vc), il 12 marzo scorso, è partito un intero treno di barre di combustibile irraggiato. Si conosceva con molto anticipo cosa sarebbe avvenuto, quello che si trasportava, quale percorso avrebbe seguito e la destinazione finale (Francia). Lì non c'era segreto di Stato, non c'erano terroristi appostati, non c'era allarme per la popolazione. Lì c'era uno Stato trasparente che rispetta i suoi cittadini e non ha nulla da nascondere. Qui al Sud, lo Stato è rappresentato da un tale Bubbico e suoi degni compari, espressione di abitanti sudditi abituati a pietire col cappello in mano anche i diritti fondamentali e inalienabili garantiti dalla Costituzione Repubblicana.
di Nicola Piccenna