domenica 25 gennaio 2009

Berlusconi parla a vanvera, l'ha detto lui stesso

Dicono di lui che sia un grande comunicatore e forse hanno ragione. Quello che ha da dire, il messaggio che intende trasmettere giunge sempre ai destinatari, che siamo noi medesimi: i suoi adorati sudditi. Giornali, televisioni, radio e megafoni ci rimbalzano l'ultima profezia: sta per scoppiare il più grande scandalo della Repubblica. Dev'essere qualcosa di terribile, certamente sconvolgente. Siamo tutti tremebondi in attesa della catastrofe annunciata. Eh sì, perché molti pensavano che il trasferimento dei sostituti procuratori di Salerno, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, e la sospensione del loro capo, Luigi Apicella, dal ruolo magistrati e dallo stipendio fossero già uno scandalo degno di primato nella breve storia repubblicana dell'Italia. Qualcun altro, invece, pensava che ancor più grave fosse lo scandaloso silenzio del Presidente della Repubblica che risulta essere il presidente di quell'organismo eversivo detto Consiglio Superiore della Magistratura. Se le parole hanno ancora un senso e se scaturiscono dall'analisi di fatti certi, le citate decisioni del CSM (analoghe per gravità al trasferimento del Dr. Luigi De Magistris) ed il silenzio tombale del sen. Napolitano rappresentano certamente l'atto più eversivo compiuto nella storia repubblicana: trasferire (e sospendere) un magistrato che ha redatto ed eseguito un provvedimento riconosciuto congruo, logico e motivato dal tribunale del riesame, sovverte le istituzioni e compromette irreparabilmente l'autonomia della magistratura. Allora, bisogna chiedersi, quale altra catastrofe istituzionale può essere più grave di questa? È ovvio che la domanda vada posta a sua maestà Berlusconi, poiché lo scandalo “sconvolgente”, “il più grande scandalo della Repubblica”, l'ha annunciato lui. Ed il magnanimo cavaliere si degna di rispondere, citiamo testualmente: “Non so nulla di preciso e di concreto. Ma, se è tutto vero come sembra, è una cosa che ha dell'incredibile”. È abbastanza chiaro? Sembra di sì. Lui non sa nulla, NULLA. Nulla è meno di poco, meno di molto poco. È zero. Non sa nulla, ma nonostante questo lancia un allarme gravissimo. “Ma, se è tutto vero come sembra”, aggiunge (e la cosa diventa irritante), se è tutto vero cosa? Le chiacchiere del bar? Se non sa nulla di preciso e di concreto, cosa gli sembra vero? Non è dato sapere ma si tratta di una cosa che ha dell'incredibile, a dire di sua emittenza. In pratica, dicendo di non sapere nulla, è come se avesse ammesso di parlare a vanvera. Come si può non vergognarsi di avere a capo dell'esecutivo nazionale un uomo che lancia allarmi gravissimi senza sapere nulla di preciso e di concreto? Sa, signor Berlusconi, le corna nelle fotografie (che noi facevamo alle scuole elementari) ufficiali dei vertici europei passino. Il cucù alla “cancelliera”, e va bene. Le telefonate “oniriche” di prestazioni e dettagli inascoltabili, prim'ancora che irriferibili, transeat. La chioma ostentatamente bicolore (ma da dove li avranno mai presi quei peli) sono fatti privati, anche se un premier è un soggetto pubblico nella sua globalità, nulla da dire. Ma dichiararsi così spudoratamente disinformato e lanciare allarmi di questa portata è un'offesa ai sudditi. Questo non si fa. Si, è vero che bisogna a tutti i costi impedire che si indaghi. Sarà pur vero che le intercettazioni sono all'origine di tutti i mali dell'Italia o almeno dei più gravi. Così sostiene sua maestà: “Questa storia farà aprire gli occhi su tutto il marcio che c'è e che è reso possibile dalle intercettazioni”. “La vicenda dà ragione a chi voleva contenerle in modo stretto, dando meno giorni e meno possibilità”. È persino logico che avendo sottratto le indagini ai magistrati adesso si sottraggano i magistrati alle indagini. Ma non pretenda, signor Berlusconi, di prenderci in giro con i suoi giochetti da imbonitore televisivo. Quelli andavano bene quando intratteneva i facoltosi turisti sulle navi da crociera, non possono servire per governare l'Italia.
Filippo De Lubac