sabato 13 dicembre 2008

Caro signor Ministro, Avv. Angelino Alfano

di Maurizio Bolognetti
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No, signor Ministro! Il decreto di perquisizione e sequestro disposto dalla Procura della Repubblica di Salerno non è stato fatto ad uso e consumo degli organi di informazione, non è uno dei pizzini a cui siete abituati voi, membri di un ceto partitocratico corrotto e corruttore. Quel decreto, con le sue 1500 pagine (non 1700), è stato un atto necessario, frutto di un’inchiesta che si occupa di reati gravissimi, quale la corruzione in atti giudiziari. Un’inchiesta attraverso la quale la Procura della Repubblica di Salerno sta cercando di capire perché altre inchieste sembrano essersi insabbiate. Inchieste, gioverà sottolinearlo, che si occupavano dell’utilizzo del fiume di denaro pubblico piovuto nel meridione d’Italia e che, a parere di molti (compreso il Presidente della Repubblica) non è servito a determinare l’auspicato sviluppo economico del Mezzogiorno. Inchieste che coinvolgevano magistrati, politici, sedicenti imprenditori; inchieste che ipotizzavano l’esistenza di poteri occulti e che lasciavano intravedere quali sono i nuovi canali per il finanziamento illecito di partiti e gruppi di potere all’interno dei partiti. Forse sono addirittura poche 1500 pagine per motivare un decreto che si occupa di siffatti reati. No, signori del CSM! E’ una vergogna continuare ad accreditare la tesi della “Guerra tra procure”; è inaccettabile che abbiate deciso di avviare le procedure di trasferimento per Apicella, Nuzzi e Verasani. Signor Ministro della Giustizia, il correntismo dell’ANM che, inutile negarlo, c’è eccome, si sposa con le vostre pratiche lottizzatorie: accordi tra caste, a cui sono però estranei molti magistrati, semplicemente impegnati a fare il loro dovere. E’ sintomatico che l’ultimo congresso dell’ANM sia andato praticamente deserto, e sarebbe interessante leggere quello che alcuni magistrati scrivono sul sito toghe.blogspot. Tra la magistratura associata e i governi che si succedono in questo Paese è da tempo scoppiata la pace. Una pace che porta in dote alle caste, che convenientemente si accordano per perpetuare i loro privilegi, la testa dei magistrati non allineati, di quei magistrati la cui massima aspirazione è onorare la toga che portano. La “Pax mastelliana”, praticata da governi di centrosinistra e di centrodestra, è emblematica di questo stato di cose. Emblematiche sono alcune decisioni prese di recente dal lottizzatissimo CSM. Una pace formalizzata e sottoscritta dall’apertura delle porte del Ministero di via Arenula a tutte le correnti dell’ANM. Pratiche lottizzatorie e correntizie, quelle dell’ANM, del tutto simili a quelle messe in atto dalle oligarchie partitocratiche. Come mai, Signor Ministro, ai vertici degli uffici giudiziari finiscono uomini come Dolcino Favi? E come mai tanta celerità da parte del CSM su certe vicende e la totale inerzia (vedi reiterate richieste d’intervento su alcune situazioni di palese incompatibilità ambientale, che riguardano i magistrati lucani Tufano e Chieco) su altre? Anziché farsi beffe del provvedimento dei PM salernitani, sarebbe opportuno leggerlo quel documento. Il provvedimento non è stato prodotto per la stampa, come qualcuno insinua, ma c’è una stampa che ha ritenuto opportuno divulgarne integralmente il contenuto. Visto il contesto e le situazioni descritte in quel documento, ritengo sia stata opera meritoria. Non esiste alcuna “guerra tra Procure”, ma solo una Procura, quella salernitana, a cui la Legge assegna il compito di indagare sui magistrati di Catanzaro. Illustri togati che, nonostante reiterate e “pacifiche” richieste, hanno inteso fare orecchie da mercante per mesi, intralciando con pratiche ostruzionistiche (loro, magistrati in servizio presso una procura che ad alcuni appare come un porto delle nebbie) il lavoro dei loro colleghi salernitani. Non c’è nessun atto abnorme, ma solo un documento necessario a motivare una decisione, immagino difficile, ma resasi indispensabile. Personalmente ho aderito all’iniziativa promossa dal settimanale Il Resto, divulgando sul mio blog il decreto di perquisizione e sequestro disposto dalla Procura di Salerno ed altri interessanti documenti inerenti l’inchiesta “Toghe lucane”. Credo che questa decisione sia servita anche ad evitare che le “carte” venissero usate per ricatti incrociati o per inviare pizzini. Pubblicazione integrale, nella quale non c’è nessuna violazione di segreto, visto che gli atti erano già stati consegnati ai diretti interessati e ai loro legali. Noi riteniamo sia bene che la gente venga messa nella condizione di conoscere. Non suoni bestemmia, ma pensiamo di aver attuato, anche in questo caso, il motto “conoscere per deliberare”. Di fronte al tentativo di buttarla in caciara, di distogliere l’attenzione dall’arrosto per portarla sul fumo, la pubblicazione dei sopra citati atti è stata atto doveroso. Troppe volte abbiamo assistito, in questi mesi, al tentativo di tirare le inchieste a destra o a sinistra; laddove, a noi pare, che le inchieste in oggetto coinvolgano un intero sistema di potere, senza distinzioni di colore e in tutte le sue articolazioni. Chi, come me, vive in un piccolo paesino del Mezzogiorno d’Italia conosce fin troppo bene i contesti tratteggiati in certe inchieste, che temo, ahimè, mostrino solo la punta dell’iceberg. Per quanto riguarda il pregresso, ribadiamo la nostra convinzione che ci sia stata un’opera di insabbiamento e di depistaggio, ben rappresentata dalla decisione di procedere al trasferimento di sede e di funzione del dr. Luigi De Magistris. Osiamo pretendere che non avvenga altrettanto per i PM salernitani. Noi vogliamo che si indaghi per capire se quanto descritto dal dr. De Magistris abbia fondamento: “Una rete di soggetti che all'interno delle Istituzioni erano in grado di influire ad ogni livello, con collusioni di non secondaria rilevanza proprio all'interno della magistratura…”. Osservando la realtà meridionale dal mio piccolo osservatorio privilegiato, credo che il PM partenopeo abbia centrato l’obiettivo, ma dirlo può farti passare come minimo per giustizialista, o non so cos’altro. Da qualsiasi angolazione la si voglia vedere, che si parli di caste, partitocrazia, Caso Italia, o di tutto ciò che mina dalle fondamenta la democrazia del nostro Paese, credo che l’unica colpa di certi magistrati sia stata quella di voler svolgere fino in fondo il loro lavoro inquirente, senza fermarsi davanti ai portoni di alcuni santuari o davanti a persone che da sempre si ritengono intoccabili. Tutta questa vicenda, non so perché, mi fa venire in mente una canzone del siciliano Franco Battiato intitolata “Povera Patria”. “Povera Patria! Schiacciata dagli abusi del potere, di gente infame, che non sa cos’è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno; e tutto gli appartiene”. No, Signor Ministro, questa volta non serviranno i maggiordomi di regime. La verità, grazie alle famigerate 1500 pagine, è venuta a galla, mostrandoci il volto di un potere che sta devastando questo Paese, negando legalità, giustizia e democrazia. Se proprio vuole leggere il decreto, lo scarichi dal sito del settimanale Il Resto o dal nostro Blog, e ne fornisca una copia anche al Quirinale