martedì 2 dicembre 2008

De Magistris e l’assoluta estraneità da tutte le gravi accuse

“Conclusivamente, ad un’analitica ed organica lettura del complesso compendio documentale ed informativo acquisito, si ritiene di poter formulare un giudizio di assoluta estraneità del Dr. DE MAGISTRIS da tutte le gravi accuse al medesimo ascritte dai denuncianti Dr. Felicia Angelica GENOVESE, Dr. Michele CANNIZZARO, Dr. Vincenzo TUFANO, Dr. Gaetano BONOMI, Dr. Luisa FASANO, Dr. Francesco BASENTINI, Dr. Mariano LOMBARDI; nonché alle ipotesi delittuose al predetto riconducibili alla stregua degli esiti delle attività d’indagine esperite dalla Procura di Matera Dr. Annunziata CAZZETTA e dalla Procura di Catanzaro Dr. Salvatore CURCIO e Dr. Francesco DE TOMMASI”.
Così concludono, alla Procura di Salerno, l’inchiesta condotta a carico del Dr. Luigi de Magistris. Mille pagine, per formulare un giudizio di “assoluta estraneità del De Magistris da tutte le gravi accuse ascritte al medesimo dai denuncianti” e richiedere l’archiviazione del procedimento penale. L’ordinamento giudiziario, fondato su principi costituzionali, è basato sull’obbligatorietà dell’azione penale. Se qualcuno ipotizza l’esistenza di comportamenti che violano l’ordinamento giudiziario a carico di qualcun altro e se questa ipotesi viene ad essere conosciuta da un magistrato della Procura della Repubblica, questi ha l’obbligo (non la facoltà, non la discrezionalità) di procedere all’iscrizione di un procedimento penale, di svolgere le indagini per approfondire la “notitia criminis” e, ove ne avesse riscontro e prova, alla formulazione di una richiesta di rinvio a giudizio. Semplice, elementare, quasi banale. Così si spiega l’apparente contraddizione del caso “De Magistris”. Un magistrato che, avendo avuto notizia di reato e quindi obbligato dall’ordinamento costituzionale a farlo, aveva avviato alcune importanti inchieste (Toghe Lucane, Why Not, Poseidone). Mentre indagava, alcuni degli indagati indagavano sulle sue indagini ma, si badi bene, non avendo ricevuto una denuncia ovvero per aver conosciuto una “notitia criminis” a carico del PM catanzarese. Indagavano per caso, una pura coincidenza, un’indagine da cui mai avrebbero pensato potessero scaturire connessioni con i procedimenti tenuti da De Magistris. E quando la D.ssa Annunziata Cazzetta si era accorta che il giornalista parlava di fatti gravi e potenzialmente degni di investigazione giudiziaria, quando aveva ascoltato le telefonate in cui si segnalavano gravi ipotesi di reato a carico del Dr. Giuseppe Chieco (suo superiore gerarchico alla Procura di Matera), quando aveva realizzato che anche il Dr. Angelo Onorati (Gip che autorizzava per mesi le intercettazioni in cui si parlava anche di lui e delle sue attività giudiziarie) era oggetto di investigazioni da parte del Dr. De Magistris, quando aveva disposto l’interrogatorio del Dr. Mario Altieri per accertare cosa avesse dichiarato nell’interrogatorio reso davanti al PM di Catanzaro ed in particolare cosa avesse riferito su fatti e comportamenti del Dr. Giuseppe Chieco e del Dr. Angelo Onorati, allora era giunta (Cazzetta) ad una serie di determinazioni. Aveva trasmesso alcuni atti della sua inchiesta al Dr. Vincenzo Tufano (Proc. Gen. a Potenza, indagato nell’inchiesta “Toghe Lucane”), altri direttamente alla Procura di Salerno. Eh sì! Perché quando un magistrato conosce una “notitia criminis” ha l’obbligo di procedere penalmente e, ove non ne avesse la competenza territoriale, comunicare a “chi di dovere”. Adesso è chiaro che, venendo meno le accuse contro De Magistris, bisogna verificare se non vi siano responsabilità a carico di coloro che le accuse le avevano formulate. Di coloro che, non avendone la titolarità ed essendone perfettamente edotti, avessero impropriamente indagato, acquisito atti, costruito ipotesi, col solo scopo di sottrarsi alle indagini ovvero sviarne le risultanze ovvero depotenziare i testimoni “scomodi”. Nonostante il giudizio di “assoluta estraneità del Dr. DE MAGISTRIS da tutte le gravi accuse al medesimo ascritte dai denuncianti”, il CSM ha ritenuto giusto ed opportuno comminargli la sanzione della censura e del trasferimento. Figurarsi cosa comminerà a carico di coloro che dovessero risultare correi delle gravi accuse che la Procura di Salerno muove a carico di chi, non avendone la titolarità e con perfetta conoscenza e coscienza, ha posto in essere il più grave attentato alla Costituzione Repubblicana di cui si abbia evidenza in atti giudiziari. Resta il rammarico dei tempi. Non è giusto lasciar passare anni per interrompere reati in atto, per impedire alle associazioni per delinquere (fossero anche quelle fantascientifiche per la diffamazione a mezzo stampa) di continuare a delinquere. Non è opportuno lasciar credere alla gente comune che esiste una casta d’intoccabili, impermeabili ed impunibili, che si collocano al di sopra delle Leggi e delle Regole. Occorre dare segnali precisi, chi è preso con le mani nel sacco deve essere messo in condizioni da non poter avere altri sacchi in cui rovistare. È semplice, tragico e banale contemporaneamente. È la Giustizia, bellezza!