sabato 27 dicembre 2008

Cittadini comuni e magistrati privilegiati

Un altro capitolo di “strana” giustizia è quello che si disvela ai nostri occhi dopo le recenti dichiarazioni rese dai magistrati di Catanzaro al Consiglio Superiore della Magistratura. Citiamo un’agenzia della Adnkronos: “I magistrati catanzaresi hanno motivato il controsequestro dell'inchiesta 'Why not' come una "reazione" al comportamento dei pm salernitani autori di un "processo al nostro processo"; per i magistrati calabresi ci sarebbe stata una forza di "eterogestione" del procedimento di Salerno da parte di De Magistris”. Basterebbero queste poche frasi, ammesso che siano effettivamente state pronunciate dai dottori Alfredo Garbati, Domenico De Lorenzo e Salvatore Curcio, per disporne l’allontanamento da Catanzaro e forse anche dalla magistratura. In primis, e chiedo soccorso ad un qualsiasi giurista, avvocato o praticante della materia, nessun atto giudiziario può essere posto in essere come reazione ad un altro atto giudiziario. Il magistrato non reagisce, al massimo ricorre. Ma, l’aspetto gravissimo è l’immutazione del senso delle cose e dello stesso procedimento penale aperto dai PM salernitani a loro carico. I tre, infatti, parlano di “processo al nostro (loro, ndr) processo”, ignorando che l’azione penale è diretta contro le persone, mai contro le cose o gli atti. A Salerno, vale la pena ripeterlo affinché non facciano finta di non capire, sono indagati i signori Garbati, De Lorenzo, Curcio (con altri) e non i loro “processi”. A Salerno vi è il sospetto che i citati degni signori abbiano commesso dei reati mentre svolgevano il loro lavoro di magistrati e di questi reati, forse, saranno chiamati a rispondere davanti ad un giudice (un giorno). Forse, mentre certamente devono lasciarsi indagare, così stabilisce la Legge vigente che li vuole uguali ad ogni altro cittadino italiano. Reagire, come sostengono, sottraendo le prove a loro carico (hanno un bel dire a parlare di contro-sequestro, ma si tratta di gravissimo inquinamento delle prove) costituisce un reato che ad altri cittadini sarebbe costato la custodia in carcere. Tanto per dire che, se qualcosa proprio bisogna rimproverare ai magistrati salernitani, è l’aver consentito che si perpetrasse l’ennesimo abuso d’ufficio senza applicare il codice penale, l’ennesima discriminazione giudiziaria che avrebbe condotto il cittadino comune, a parità di comportamento, direttamente nelle patrie galere. Quanto all’ennesima citazione “ad personam” del Dr. Luigi De Magistris (noto cattivo magistrato, secondo l’inopportuno appellativo che gli affibbiò la D.ssa Letizia Vacca, membro del CSM che lo avrebbe di lì a poco giudicato e trasferito), pare che sia diventato un vero e proprio incubo per certa “giustizia” nostrana. Adesso sarebbe (De Magistris) addirittura in grado di etero-dirigere la Procura di Salerno. Una sorta di concentrato dei mali della giustizia italiana? Allora, tanto per non buttarla in barzelletta, facciamo un esempio di procedimenti etero-diretti e qualche nome. Il 16 gennaio 2007, l’Avv. Emilio Nicola Buccico dice di aver interessato il Dr. Salvatore Murone (Proc. Aggiunto a Catanzaro e coordinatore dei procedimenti contro altri magistrati incardinati nel capoluogo calabrese) affinché segua con attenzione i le inchieste tenute dal Dr. Luigi De Magistris (audio e trascrizione su www.ilresto.info/11.html), registrando una sua (di Murone) disponibilità ma solo per i procedimenti “da quando c’è lui, per quelli precedenti non si vuole impegnare…”. In effetti arriva una denuncia a carico del Dr. Giuseppe Chieco, Procuratore Capo a Matera, e Murone la tiene per sei mesi “nel cassetto” senza avviare alcun procedimento. Poi la passa a Salvatore Curcio (di cui innanzi) che iscrive il procedimento “contro ignoti” e dopo altri sei mesi d’invecchiamento chiede l’archiviazione. Motivo? Non era stato possibile scoprire il responsabile del presunto reato. Ovviamente il Giudice per le Indagini Preliminari sobbalzò sulla sedia. Ma come, scrisse, il denunciante ha indicato nome, cognome e funzione del denunciato, cosa che peraltro ha fatto anche la Procura Generale di Potenza! E dispose l’iscrizione coatta del Dr. Giuseppe Chieco nel registro degli indagati. Ora, come ben sanno coloro che seguono l’informazione libera, Murone e Curcio sono fra gli indagati dalla Procura di Salerno; mentre Chieco e Buccico sono fra gli indagati nel procedimento “Toghe Lucane” tenuto (all’epoca dei fatti) dal Dr. Luigi De Magistris. È già scandaloso che nonostante questi fatti, accertati e documentati in atti giudiziari, il Dr. Salvatore Curcio, il Dr. Salvatore Murone e diversi loro coindagati per gravissimi reati commessi nello svolgimento delle funzioni di magistrato, continuino a vestire la toga ed a gestire quegli stessi procedimenti in cui si sospetta che abbiano commesso abusi e violazioni di carattere criminoso; ma che gli si consenta anche di parlare al pubblico fornendo informazioni fuorvianti e gravemente mendaci è una vera indecenza. Ma, a loro discolpa, valga la nostra convinzione che anche l’informazione, mai come in questi mesi cruciali per la democrazia in Italia, è etero-gestita. E si capisce anche da chi.
Filippo De Lubac