venerdì 26 dicembre 2008

Proclama per l'Italia Nostra

Ormai è diventato uno sport, deprecare l’operato della magistratura è come praticare il tiro al bersaglio. Non è importante cosa tirargli addosso, l’importante è lanciare e, possibilmente, abbattere. L’unica attenzione da osservare è la scelta del magistrato da colpire. Non si tratta di un pogrom contro i magistrati ma di un’attenta opera di eugenetica giudiziaria, bisogna eliminare quei magistrati che sono diversi da un certo “standard”. Si tratta di lotta senza quartiere e, ad essere minimamente attenti, senza giustificazioni giuridiche. Ma proprio questo aspetto è il più inquietante. Assistiamo allibiti alla presa di posizione feroce di (gran) parte dei politici contro i magistrati che hanno prima incarcerato e poi scarcerato il sindaco di Pescara. Tutto secondo il pedissequo rispetto del codice di procedura penale e con motivazioni ampiamente esplicitate. Prima, su richiesta del Pubblico Ministero (PM), il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) ha accolto la richiesta di custodia in carcere poiché, visto il grave quadro indiziario, il sindaco permanendo nel suo ufficio di pubblico amministratore, avrebbe potuto “inquinare le prove”. Successivamente, in sede di “riesame”, lo stesso magistrato (GIP) prendendo atto delle dimissioni da sindaco e, quindi, dall’ufficio presso cui aveva ipoteticamente commesso i reati contestati dal PM, ha rimesso in libertà il cittadino xyz perché era cessato il rischio (la possibilità) di inquinare le prove. Cosa c’è di più lineare e corretto di questo ragionamento giurisdizionale? Secondo i fulmini e le saette scagliate a piene mani dai parlamentari e persino da non meglio precisate “camere penali”, la seconda decisione (scarcerazione) sbugiarda la prima, stabilendo un insano principio contra legem secondo cui il Tribunale del Riesame dovrebbe confermare necessariamente la prima decisione del GIP. Ma allora a cosa servirebbe? E perché non si riconosce, viceversa, che è stato garantito il diritto alla difesa, la tutela dell’indagato e l’equilibrio dell’azione penale rispetto alla condizione oggettiva? Semplice, perché del sindaco di Pescara, in realtà, non importa nulla a nessuno. Pur di attaccare alcuni magistrati si passa sopra a tutto e tutti, innanzitutto si calpesta la procedura penale. Tanto è vero che lo stesso sindaco ha annunciato l’intenzione di ritirare le dimissioni e nessuno gli ha fatto notare che, così facendo, tornerebbe a trovarsi nella possibilità di inquinare le prove, cioè sarebbe nuovamente a rischio di arresto. Il paradosso è proprio questo, le cassandre della malagiustizia annunciano il degrado giudiziario che, d’altro canto, favoriscono ed auspicano. Purtroppo, come accade ormai spesso, alcuni magistrati vengono lasciati allo scoperto. L’Associazione Nazionale dei Magistrati (ANM) nulla dice in difesa dei magistrati che compiono correttamente il proprio dovere, nulla commenta quando violentissimi attacchi vengono prodotti contro provvedimenti giuridicamente irreprensibili. Così facendo espone il fianco ad una “riforma della giustizia” che, nelle dichiarazioni “preparatorie”, assume sempre più il carattere di un assoggettamento della magistratura al potere politico. Si staglia sempre più decisa la prospettiva di un tramonto della democrazia, della resa incondizionata al potere politico che, così stando le cose, diventerebbe assolutistico. Persino le cosiddette opposizioni non riescono a guardare la gravità del momento, credono di essere garantite per il solo fatto di partecipare al pogrom e non sanno che, cessata l’autonomia e l’indipendenza dei poteri, saremo tutti schiavi di qualcuno e allora sì avremo decisioni del GIP perfettamente e sempre aderenti a quelle dei PM e sentenze dei Tribunali perfettamente in linea con le decisioni del GIP. Per tutti coloro a cui non basta compiacersi di proclamare “l’avevo detto, io”, forse è il caso di darsi una mossa. Ciascuno per la propria parte ed il proprio mestiere, ma tutti per l’Italia Nostra.
Filippo De Lubac
p.s. sollecitiamo quanti hanno in animo sentimenti nobili ed amor di libertà a sottoscrivere la petizione per la costituzione di una associazione di magistrati autonoma ispirata al motto "Soggetti solo alla Legge". http://www.firmiamo.it/soggettisoloallalegge